di Emiliano Morozzi
Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Hitler diede ordine all’architetto di fiducia del regime, Albert Speer, di progettare quello che sarebbe stato il nuovo volto di Berlino: la capitale del Terzo Reich si sarebbe chiamata Germania e gli edifici in essa costruiti avrebbero simboleggiato lo splendore del sogno hitleriano, capace di unire (o sarebbe meglio dire soggiogare) i popoli d’Europa in un’unica nazione pangermanica. Il Fuhrer diede carta bianca a Speer, che ridisegnò la città secondo il criterio del “valore delle rovine“: nei secoli a venire i resti degli edifici berlinesi avrebbero testimoniato la grandiosità del Terzo Reich alle generazioni future, sull’esempio degli edifici dell’antica Grecia o dell’Impero Romano. Per una tragica ironia della sorte, gli edifici di Berlino, devastati dai bombardamenti alleati e dall’artiglieria sovietica, divennero cumuli di macerie ben prima del tempo e simboleggiarono la follia della guerra e dei piani di conquista di Hitler. L’avventura del Terzo Reich era giunta al tragico epilogo il 20 Aprile 1945: quel giorno le armate sovietiche, dopo avere messo fuori combattimento nei pressi delle alture Seelow quel che rimaneva dell’esercito tedesco, con un terrificante bombardamento preparatorio si apprestavano ad assalire la capitale della Germania, proprio nel giorno del cinquantaseiesimo compleanno del dittatore tedesco.
I folli progetti di conquista del Fuhrer erano stati spazzati via dalla storia; la tanto sbandierata superiorità della razza ariana era stata sconfitta dalla tenace resistenza dei sovietici prima e dai bombardieri alleati poi; la guerra che le armate tedesche avevano scatenato in tutta Europa ora flagellava il suolo tedesco con il suo carico di morte e distruzione. Quando i soldati sovietici assaltarono la capitale del Terzo Reich, quell’esercito capace di avanzare in maniera quasi inarrestabile prima in tutta Europa e poi fin quasi alle porte di Mosca non esisteva più: non c’era più la Luftwaffe a dominare il cielo con i suoi caccia e il terribile ululato degli Stukas, non c’erano più le potenti Panzerdivisionen capaci di travolgere il nemico con la loro rivoluzionaria Blitzkrieg, non c’erano le divisioni di fanteria che facevano rabbrividire i popoli soggiogati al suono del lugubre “passo dell’oca“.
Nella capitale in rovina del Terzo Reich, a tentare di ritardare l’inevitabile disfatta, c’erano soltanto divisioni raccogliticce, inferiori in numero e soprattutto in armamento pesante e mezzi rispetto agli assalitori sovietici. Nonostante la manifesta inferiorità, queste unità si preparavano a resistere fino all’ultima cartuccia, fino all’ultimo uomo: alcuni, soprattutto gli appartenenti alle SS, per una fanatica adesione al nazismo che rasentava il martirio, molti perchè preferivano morire con le armi in pugno piuttosto che essere fucilati dai sovietici poco dopo o morire di stenti in qualche campo di prigionia, lontano migliaia di chilometri dalla madrepatria. La resistenza degli ultimi reparti della Wermacht costò cara ai sovietici, che soffrirono gravi perdite nella battaglia delle alture Seelow prima e nella presa di Berlino poi, ma nel giro di una decina di giorni, l’offensiva raggiunse gli obiettivi e la capitale del Terzo Reich fu conquistata.
Il 2 Maggio, due giorni dopo il suicidio di Hitler, il generale Weidling ordinò il cessate il fuoco e circa una settimana dopo, la Germania si arrese: le rovine delle città tedesche distrutte dalla guerra divennero così il simbolo non tanto della grandiosità, quanto della follia e della disumanità del Terzo Reich.




allora…un omino tozzo flatulente e sessualmente disadattato (Hitler), uno storpio (Goebbels), un drogato ciccione (Göring), un segalitico cieco come una talpa (Himmler)…e questa era la razza superiore? Vadano a fare in culo… e con loro tutti i negazionisti che ancora hanno il coraggio di rantolare…e in Germania sono ancora parecchi…
Una cricca assai astuta di malvagi criminali prende nel ’33 il potere su una delle più complesse e formidabili nazioni del mondo, con il chiaro e non mal celato intento (apparentemente) di risanare l’economia tedesca, eliminare i residui di Versailles, rilanciare un popolo che la democrazia di Weimar aveva addormentato. Epilogo: nel 1945 il sogno/incubo finì e con il suicidio di Hitler si concluse la più sanguinosa pagina bellica della storia mondiale. Ma come ha detto Brecht, “il grembo da cui nacque è ancora fecondo”…