LA LA LAND | RECENSIONE E TRAMA DEL FILM-MUSICAL

di NicolòVenturen – ilcucchiaiononesiste88.wordpress.com

La La Land: recensione del musical-sogno

Il musical è uno stato mentale. È la voglia di mettere in scena i nostri desideri nascosti, i rimpianti e le delusioni.

Soprattutto il sogno di diventare attrice di Mia (Emma Stone) e di aprire un locale jazz di Sebastian (Ryan Gosling).

È il regno dei sognatori e dei sogni che spesso non si avverano. Non è un caso che spesso i numeri musicali vengano interrotti bruscamente. Fin dalla prima scena, le portiere delle auto che si chiudono ci riportano al trambusto di una strada trafficata.

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La La Land: trama del film di Chazelle

Damien Chazelle torna a parlare di musica e jazz in un ambizioso tentativo di fondere classico e moderno.

La storia è ambientata ai giorni nostri ma sembra senza tempo. Utilizza il genere nella sua forma più pura e nobile, rendendo le scene di canto e ballo necessarie quanto i dialoghi per raccontare gli eventi.

Dopo un’apertura sfavillante, il film La La Land trova un perfetto equilibrio sia sul piano narrativo che in quello “cantato”. Anche in presenza di una trama lineare, riscopre il piacere di raccontare il già visto, e di elevare una storia d’amore banalissima attraverso il musical.

Alla lunga però non sempre il gioco funziona, e quando anche il già visto perde la corazza che lo proteggeva e diventa ripetizione, i momenti musicali, per quanto ben realizzati, non hanno più la stessa forza e non bastano da soli a mantenere alto l’interesse.

Il precedente Whiplash, pur basandosi esclusivamente su di una relazione, in questo caso conflittuale, sprigionava una forza dirompente e nervosa che il musical La La Land non ha. La sua armatura brillava, e non veniva mai scalfita. Le tematiche che entrambi affrontano – i compromessi necessari per raggiungere i propri sogni – in Whiplash arrivavano come dei cazzotti dritti in faccia allo spettatore.

La figura di Mia è quella che emerge maggiormente, ma le sue difficoltà per diventare attrice sembrano più che altro un doveroso parallelo per bilanciare quello di cui al regista interessa davvero parlare.

È attorno a Sebastian che emergono infatti gli aspetti più interessanti: come si può essere rivoluzionari e sperare nel successo quando si è così tradizionalisti?

Come si può essere legati al passato quando il jazz guarda al futuro?

Argomenti che non colpiscono, ma sfiorano come timidi schiaffi.

Fortunatamente il finale riporta tutto a livelli sublimi grazie ad una lunga scena in grado di raccontare una vita, così perfetta da non aver bisogno di parole.

Il musical è la massima espressione di felicità e libertà che può creare la mente. È vero che si torna alla dura realtà, ma basta uno sguardo per rendere la vita il nostro musical.

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