di Caterina Pardi
La meditazione vipassana: consapevolezza e inconsapevolezza
“Tutto ciò che vi è di male, appartenente al male — tutto nasce dalla mente.
Tutto ciò che vi è di buono, connesso col bene, appartenente al bene — tutto nasce dalla mente.”
Anguttara Nikaya I.
Il problema del male riguarda in larga misura l’inconsapevolezza del male che è in noi. Che succede quando non si è sufficientemente coraggiosi e motivati a osservarlo?La negatività ci tiene inconsapevoli, agendoci al di sotto della soglia di attenzione. La negatività spesso non consiste in una “brutta” frase o una “cattiva” azione: è dire, senza rendersene conto, “no” a una data situazione, perché incapaci di osservarla da una prospettiva più ampia ed equanime.
Dicendo no migriamo altrove, con la mente e col cuore: verso pensieri, azioni e parole sostitutive in quanto inconsciamente mirate a rimuovere la condizione presente, a evadere dall’attimo che sarebbe nostro compito conoscere. Tale meccanismo s’innesca quando siamo in presenza eventi reali/mentali negativi o indifferenti (neutri), ma anche nel caso d’istanti di gioia, appagamento e pace, dei quali la mente irrequieta, continuamente distratta, non è capace di apprezzare fino in fondo le qualità.
Se si considera la vita come un processo di sviluppo di coscienza, indefinitamente estendibile, ne deriva che ogni occasione — piacevole, spiacevole o neutra, interna o esterna — dovrebbe auspicabilmente essere esperita in maniera diretta e senza filtri, come in uno specchio, per coglierne il più possibile il contributo ai fini del proprio progresso interiore. Una possibilità consiste nel coltivare la capacità di contemplare il movimento mentale che conduce a questa sorta di “sonno sveglio”, fatto di proiezioni e strategie evasive di vario tipo, volte a un unico obiettivo: la fuga dal presente.
La meditazione vipassana (pratica di consapevolezza o sati) (1) è un ottimo veicolo, perché consente di sviluppare la calma concentrata, la capacità di investigazione e di auto-osservazione della mente-cuore durante momenti di solitudine e raccoglimento. Senza entrare negli “aspetti pratici della pratica” (2), un’incisiva metafora per descrivere questo processo di auto-consapevolezza è quella delle “patate crude” (3): gli inquinanti (per il buddhismo: attaccamento, avversione, ignoranza) costituiscono il combustibile grezzo tramite il quale mettere in atto il processo alchemico operato dal “fuoco” della consapevolezza; una volta cucinate le “patate crude”, gli elementi negativi, si convertono in energia positiva e nelle cosiddette virtù (4).
Nel trasmettere il buddhismo in Occidente si è creato un grosso equivoco: quello di confondere questo tipo di osservazione/auto-osservazione con una forma di distacco indifferente, mentre andrebbe identificata in quella che Corrado Pensa definisce “consapevolezza intuitiva non giudicante” (5), uno sguardo capace di indagare coraggiosamente, discernere con precisione e, allo stesso tempo, accogliere amorevolmente tutto ciò che vede. Un movimento che, superando le dicotomie buono/cattivo, giusto/ingiusto, colpa/merito, consente un reale progresso evolutivo della mente-cuore.
Dice Ezra Bayda: «Per destarci dallo stato di dormiveglia in cui passiamo la vita, non serve tentare di cambiare. La vera pratica spirituale non è volta a correggere, perché i ‘difetti’ non esistono, ma ad abbattere le barriere autoimposte che ci impediscono di percepire la vastità della nostra vera natura» (6).
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Note:
(1) Gli oggetti della meditazione di consapevolezza (mindfulness) sono: il respiro, il corpo, suoni e rumori ambientali, la mente e i suoi contenuti.
(2) Per cominciare, consiglio D. Ruth, Meditazione seduta? Provate!, Magnanelli, Torino 1995.
(3) Usata dal carismatico monaco zen Thich Nhat Hanh, che ne parla riferendosi al processo di osservazione (e “cottura”) dell’avversione (Thich Nhat Hahn, Spegni il fuoco della rabbia, Mondadori, Milano 2002, p.23.
(4) Tra cui generosità, etica, semplicità, lasciar andare, pazienza, energia-risoluzione, saggezza, cfr. C. Pensa, Le 10 perfezioni della pratica meditativa, corso A.Me.Co 1994-1995.
(5) Consiglio: C. Pensa, La tranquilla passione. Saggi sulla meditazione buddhista di consapevolezza, Astrolabio Ubaldini, Roma 1994 e C. Pensa, L’intelligenza spirituale. Saggi sulla pratica del dharma, Astrolabio Ubaldini, Roma.
(6) E. Bayda, Star bene in acque torbide. Una guida per trovare la pace nel caos quotidiano, Astrolabio Ubaldini, Roma 2003.




C’è bisogno adesso di capitani “coraggiosi” capaci di affrontare un percorso di consapevolezza. Il mondo attuale si regge su valori inconsistenti, dobbiamo intraprendere il cammino di ritorno verso la nostra luce, non conosco altra via per la salvezza dell’uomo.
Pienamente d’accordo con Antonio. Bell’articolo di Caterina.
Bello l’argomento e ben scritto.
grazie! 🙂
Caterina
Per la prina vilta dopo anni ho nominato ad un amico la mindfulness vipassiana. Vivendo ahimé in questo periodo esperienze doorosee ma esttemamente formative, mi devo e voglio vivere qursto dolore con gioia e con amore.Grazie Cate
Per la prina vilta dopo anni ho nominato ieri ad un amico la mindfulness vipassiana. Vivendo ahimé in questo periodo esperienze doorosee ma esttemamente formative, mi devo e voglio vivere qursto dolore con gioia e con amore.Grazie Cate
ciao Maria, leggo ora il tuo commento. A quanto ricordo tu sei avviata bene al percorso spirituale, mi fa piacere che anche questo stimolo ti sia utile!!!