di Mariantonietta Sorrentino
La monaca, di Simonetta Agnello Hornby: la recensione
È una scrittura coinvolgente quella di Simonetta Agnello Hornby, con una vita a cavallo quasi tra Palermo e l’Inghilterra, spalmata tra gli Usa, lo Zambia e Londra. Avvocato, anni fa ha creato uno studio, il primo a specializzarsi nel diritto di famiglia e dei minori.
E i libri della Hornby si srotolano tutti nella famiglia e in una protagonista che comunica subito al lettore, attirandolo. Capita con La zia marchesa che muove i passi nell’Agrigento della seconda metà dell’Ottocento e segue vite parallele con l’agilità del ghepardo. Capita con La monaca, la cui scenografia è prestata dalle Messina e Napoli del 1839. Voler parlare della propria terra, questo sembra essere l’imperativo che induce Simonetta Agnello Hornby a inoltrarsi nelle pieghe di una Sicilia rituale e inaspettata dove gli inglesi si trovano a proprio agio anche grazie al commercio dello zolfo. E la terra natale dell’autrice ci viene regalata con i suoi profumi, arrivando intatta al lettore.
agnellohornby.it
Nel romanzo “La monaca” protagonista è Agata, divisa tra doveri familiari e passioni. Sorella mediterranea delle eroine di Jane Austen (Agata le legge appassionatamente), la protagonista veicola una forza spirituale nuova, modernissima, una determinazione che le viene dall’essere una giovane donna fedele a se stessa e ai propri sentimenti. Se non fosse per il dissesto finanziario, Agata avrebbe avuto una vita come tante sue coetanee. Ma così non è. Lei ama Giacomo Lepre, discendente di una ricca famiglia e forse ne è perfino riamata, ma il potere del denaro comanda sui sentimenti nella Sicilia di quel secolo. Agata Padellani deve scegliere: o un matrimonio senza amore con un vecchio o la vita monastica. E tutta la trama è percorsa da questa dicotomia cui lei non sa sottrarsi.
E in un’epoca di carrozze e crinoline, Agata non riesce ad autodeterminarsi. Ma come potrebbe senza dote? A casa del maresciallo Padellani si organizza la festa dell’Assunzione della Vergine. Ma è anche l’ultimo giorno felice di Agata. I due innamorati, lei a Giacomo si scambiamo sguardi complici dai balconi, non ancora consci e rassegnati che le famiglie avranno l’ultima parola sulle loro vite. Alla morte del padre, maresciallo del Re Borbone, la madre Gesuelda porta Agata a Napoli: spera di riuscire ad ottenere una pensione dal re. Nel viaggio sul piroscafo conosce il capitano James Garson che le procura libri, a iniziare da “Orgoglio e pregiudizio” e la inoltra in un mondo lontano ma del quale lei si invaghisce. La missione della madre fallisce, così non resta altra via che il convento.
Chiusa nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita, v’incontra la sorella del padre, Madre Maria Crocefissa, badessa come capitava ai figli di famiglie nobili. Nel luogo sacro il mondo entra: vi s’intrecciano amori, odi, rancori, gelosie, passioni illecite e vendette. Dopo lo scoramento iniziale, Agata si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe medicinali, impara a fare il pane e i dolci e, confortata dalla rigida scansione della giornata monastica, legge i libri che il giovane capitano James Garson le manda con regolarità.
Agata sente prepotente la sua femminilità e confessa al cardinale Vincenzo Padellani i dubbi sulla sua vocazione. Ottiene solo la rinvigorita attenzione del porporato, preso dalla fanciulla. Ma la vita nel monastero, divisa tra la creazione di dolci profumati e di paperoles, non le spiace, tant’è che Agata si turba quando deve tornare a casa alla vigilia della professione semplice prima della definitiva consacrazione alla clausura. E la infastidisce tutto il brusìo e le chiacchiere di palazzo: lei è abituata al silenzio ormai. La trama si snoda tra riti di una vita siciliana che non si sospetterebbe e che a malincuore si lascia al termine del romanzo. E il libro si chiude con Agata che ha accettato la vita del chiostro, ma non ha abbandonato il desiderio di vivere nel mondo, incuriosita dalle sorti dei movimenti che aspirano all’Unità d’Italia.
Un romanzo fluido, vergato con abilità da Simonetta Agnello Hornby. Una lettura da consigliare se si vuole anche solo conoscere il vero volto della Sicilia dell’epoca, lontana dagli stereotipi.



