“LA MORTE DI IVAN IL’IČ”, DI LEV TOLSTOJ

di Maria Assunta Lillo

Lev Tolstoj (da serenoregis.org)

Leggere Lev Tolstoj è sorprendente. Parlo in particolare della sua opera La morte di Ivan Il’ič. L’autore è vissuto dal 1828 al 1910, ma è uno scrittore moderno, vivace e con un sottofondo ironico anche nei momenti più gravi. Ci fa immedesimare, e dopo capiamo meglio anche la nostra personalità e la nostra vita, perché il suo protagonista somiglia a noi. Questo personaggio è più interessante nella prima parte della sua vita, che fin dalla giovinezza attraversa con rara dignità e forte senso del dovere, senza mai uscire dagli schemi. Questo limite, però, non lo fa mai essere libero e felice. Ma lui è fatto così, e il suo lavoro di giudice lo appaga; ci si sente bene, dentro, perché così può vivere una vita tranquilla e senza scosse.

I suoi guai cominciano quando decide che è giunto il momento di sposarsi. A questo punto, lo scrittore mostra chiaramente come la pensa riguardo al matrimonio e alle donne. La figura femminile è vista infatti con sospetto e angoscia: la moglie e la figlia di Ivan sono egoiste e insofferenti, e fino alla morte del protagonista la loro presenza sarà per lui un tormento. Ma ognuno ha il suo destino, e il povero Ivan Il’ič non ce la fa ad opporsi e, come al solito, continuerà a subire.

Quando ormai sarà troppo tardi per cambiar vita, la sua agonia sarà anche la nostra, spiritualmente s’intende, visto che in lui ci ritroviamo, incompresi e indifesi. Perciò facciamo il tifo per lui, perché “siamo” lui.
Ivan non ce la fa, ma noi ci riusciremo, se non ci fermeremo all’apparenza, ma impareremo a uscire dagli schemi.

2 Comments

  1. Nicola Pucci 07/07/2012
  2. Giovanni Agnoloni 07/07/2012

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