LA NUOVA LEGGE ELETTORALE DOPO L’ACCORDO RENZI-BERLUSCONI

di Matteo Boldrini

In questi giorni si è assistito ad una forte discussione sulla nuova proposta di legge elettorale venuta fuori dall’accordo tra Renzi e Berlusconi. Ha suscitato notevoli polemiche da un lato per come è stata approvata, per l’approccio decisamente decisionista di Renzi e per l’accordo fatto direttamente con Silvio Berlusconi, dall’altro per i suoi stessi contenuti, attaccati sia dalle forze di opposizione sia da stessi esponenti del Pd.

Per quanto riguarda le modalità con cui si è arrivati all’accordo c’è da dire che, nonostante sia difficile accettare un accordo politico con il Cavaliere (acerrimo nemico per più di vent’anni) con la paura di resuscitarlo politicamente, le leggi elettorali dovrebbero essere (almeno in teoria) espressione di una maggioranza più ampia di quella governativa, quindi diventa quasi obbligatorio consultare gli avversari. E Silvio Berlusconi ha due pregi insospettabili da questo punto di vista. È l’unico realmente interessato a cambiare la legge elettorale ed l’unico veramente interessato ad una riforma maggioritaria e bipolare del sistema. Le altre forze politiche sono tutte, più o meno, favorevoli ad una qualche forma di proporzionale, e un dialogo con loro sarebbe sostanzialmente inutile. Poi certo a molti piacerebbe l’idea di un dialogo con un Movimento Cinque Stelle in veste di una vera opposizione che ha la prospettiva di governare. I grillini però non ne vogliono sapere di fare accordi sulla legge elettorale. Continuano a sbandierare il loro proporzionale puro, che obbligherebbe gli altri a fare grandi coalizioni, con loro che potrebbero tranquillamente stare all’opposizione ad abbaiare complotti ed inciuci. Probabilmente il decisionismo di Renzi si rivolterà contro di lui, in quanto la materia elettorale è complessa e soggetta ad accordi e limature, e accelerare i tempi può essere rischioso.

foto salerno.it

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Sul piano del merito invece le polemiche sono scontate ed anzi ci sarebbe da meravigliarsi (e da preoccuparsi) nel caso si vada ad approvare una legge elettorale che non scontenti nessuno e che non subisca l’accusa di violare i diritti dei cittadini. Una legge elettorale maggioritaria che metta d’accordo tutti i partiti in parlamento probabilmente non è una buona legge elettorale. È più che normale che i partiti minori non vogliano una legge del genere e come loro non la vogliano quei partiti che, come il M5S, non hanno intenzione di governare o di far governare. Quindi più si lamentano meglio è. Questo non vuol dire tuttavia che la legge elettorale proposta da Renzi non sia immune a difetti. Presenta alcune criticità fondamentali che riguardano le soglie e i listini bloccati.

Per quanto riguarda le soglie, una doppia soglia di sbarramento per liste coalizzate e non coalizzate potrebbe essere un incentivo forte per le liste comprese tra il 5 e l’8% ad entrare in coalizione senza esserne pienamente convinti e favorendo una debolezza dei futuri governi, così come è successo dopo le elezioni del 2006. Intendiamoci, resta un’ipotesi improbabile ma pur sempre possibile; sarebbe quindi meglio un’unica soglia per tutti i partiti.

Poi vi è la questione dei listini bloccati. Si tratta della parte che è stata più intensamente criticata, in quanto si sostiene che senza la preferenza non vi sia reale possibilità di scelta per il cittadino. Si tratta ovviamente di un’obiezione senza senso, in quanto non è detto che le preferenze garantiscano effettiva scelta da parte del cittadino del proprio candidato, mentre un rapporto diretto tra eletto ed elettore può essere comunque garantito da una lista bloccata breve di cinque o sei nomi. Comunque si sa che le preferenze godono di un immotivato clima favorevole all’interno dell’opinione pubblica italiana, molto probabilmente perché pochi italiani ricordano che tipo di strumento al servizio dei partiti fossero nella Prima Repubblica, e che si tratta di un sistema residuale, usato in Europa solamente in tre Paesi (Grecia, Polonia, Russia). Il vero problema dei listini bloccati è che con il riparto nazionale dei seggi, voluto fortemente da Alfano, per cui il riparto circoscrizionale sanciva quasi automaticamente la sua uscita dalla scena politica, indebolisce il rapporto con l’elettore, in quanto un aumento di consensi in una circoscrizione potrebbe significare l’elezione di un deputato in un’altra. Questa cosa viene ad accentuarsi con il premio di maggioranza, in quanto i seggi extra attribuiti dal premio vengono distribuiti a livello nazionale secondo i quozienti circoscrizionali, rendendo difficile stabilire a priori dove si distribuiranno.

La nuova legge elettorale, o meglio dire la vecchia legge corretta perché è più simile ad un Porcellum modificato che ad una nuova, resta complessivamente valida. Il maggior vantaggio che si porta dietro è l’accordo politico di fondo, visto che, oltre che di essa, si è cominciato anche a parlare di riforme costituzionali, senza le quali ogni legge elettorale è virtualmente inutile.

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