“Un uomo lasciato alla sua ragione personale è dannoso
sia per l’ordine morale che per quello politico […]
laddove domina la ragione individuale
non può esistere nulla di grande”
DE MAISTRE
Ma cos’è la ragione personale di un individuo? E perchè mai dovrebbe essere così dannosa?
Per molto tempo ho pensato che questa frase ci chiedesse di uniformarci gli uni agli altri. Niente di più sbagliato da mio punto di vista.
Poi ho pensato che fosse un invito a lasciarsi guidare, a obbedire. Ma di cosa aveva paura il buon De Maistre?
Perché non può essere che paura. Paura del nuovo, paura della rivoluzione, paura della morte, paura dell’ignoto.
Il Conte, in questo aforisma, ci pone di fronte qualcosa che ognuno dentro di noi si porta dietro come pesante bagaglio della nostra umana natura. La paura del cambiamento.
La nostra umile mente spende enormi quantità di energia per cercare di capire dove siamo, cosa facciamo e perchè. Una situazione conosciuta, che sia più o meno piacevole, è sempre preferita ad una sconosciuta. Vivere un’esperienza conosciuta è un po’ come stare a casa propria. E non importa se la casa è fatiscente o troppo piccola: “casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia!”.
E così facciamo noi. Cerchiamo di stare alla larga dal cambiamento rimanendo tra le pareti conosciute delle scelte già compiute di casa nostra.
Ma la nostra mente è strumento potente: può osare! Può addirittura sbagliare!
Già! Si può sbagliare, ci possiamo permettere di compiere errori, di rovinare cose, di perdere amici, di fare brutte figure ecc… in definitiva sbagliare è l’unico modo che abbiamo di vivere.
Il vecchio conte De Maistre se la faceva sotto al pensiero! Era tutto concentrato sulla restaurazione dei vecchi valori, delle vecchie modalità che già conosceva e facendo così si è perso l’avvento del nuovo.
La creazione passa sempre da un momento di distruzione, per imparare possiamo e dobbiamo permetterci di osare e sbagliare.
Trasferiamo tutto questo nella vita di ogni giorno, rendiamoci presenti, sfruttiamo le occasioni e godiamoci la vita.
SIMONE PROVENZANO



Bravo Simone, hai ben inquadrato un tema essenziale. La paura di lasciarsi è andare è diffidenza verso il nostro destino di vita, verso il piano esistenziale inscritto nel nostro “bocciolo” che – come mi pare abbia scritto Hillman – è chiamato per sua natura ad aprirsi come uno splendido fiore. Temere, in quest’ottica, è di per sé farsi un danno, perché crea un ristagno energetico suscettibile di tradursi pure in patologie fisiche, come ci insegna Edward Bach.
Ma acquistare questa fiducia è un vero e proprio atto di fede che, senza avere necessariamente una connotazione religiosa, ha intrinsecamente una natura spirituale. Non è facile, ma è possibile, e già volerlo E’ attuarlo. Perché il Sé, che è quel fiore, è il nostro potenziale divino, il nostro anello di connessione con il disegno cosmico. Attivarlo attraverso la consapevolezza è un vero e proprio atto (co)creativo.
grazie,
giustamente il tuo commento mi ricorda la centralità della Volontà.
la prima parte invece mi fa venire in mente un aforisma di eraclito che ritengo molto zen
“il carattere è destino”
Sono d’accordo: per evolvere, per migliorare, sono necessari gli errori. Chi non sbaglia mai è colui che non tenta mai nulla di nuovo e non cresce.
Si comincia da piccoli: camminare è il frutto di tanti tentativi terminati per terra. Poi si continua a scuola: scrivere è il frutto di pagine piene di asticelle e di errori corretti dalle maestre. E poi la vita e l’esperienza che, come diceva Oscar Wilde, è il nome col quale chiamiamo i nostri errori.
Molti amano la propria zona di comfort, la propria nicchia, le proprie sicurezze, non accorgendosi che la sicurezza, in Natura, non esiste affatto. È soltanto un’illusione. Tutto ci può essere portato via, tranne ciò che impariamo.
E, per imparare, a volte, è necessario ripartire da zero, da una tabula rasa sulla quale costruire. Senza paura.
grazie,
non direi senza paura, ma piuttosto con la giusta paura.
una paura legata al modo in cui immaginiamo la nostra vita, della rappresentazione mentale che ne facciamo che poi è anche il modo in cui ci apprestiamo a viverla.
a occhio direi che il modo in cui ci diciamo cosa sta accadendo è il genere per il cui tramite gli avvenimenti diventano esperienza.
ma rischio di cadere in uno psicologismo senza uscita!
Il cambiamento è necessario alla crescita individuale. La staticità, intesa come voglia di sicurezza, ha un’origine ancestrale. Dirò un’ovvietà, ma pensiamo a quando raccontiamo una favola a un bambino, sempre la stessa, una, due, dieci volte, . Il bambino la conosce per filo e per segno e sa benissimo qual è il finale, e pertanto si sente protetto da ciò che conosce, e anzi, non vuole nemmeno che la storia venga cambiata di una virgola nella narrazione.. ma i bambini devono ancora crescere. Un proverbio diceva: meglio avanzare e morire, che star fermi e morire..
talvolta è meglio una scelta, anche sbagliata, piuttosto che la totale immobilità
Seguire esclusivamente i binari conosciuti regala certezze ma è solo dall’incertezza e da un percorso meno battuto che nascono grandi cose. Complimenti Simone per l’interessante questione che hai sollevato
grazie,
penso che grandi cose nascano dal coraggio di perseguirle, su qualsiasi binari si possano trovare.
mi è piaciuto molto poter approfondire questi pensieri
Io sono d’accordo sul fatto che il Cambiamento, quello vero, sia frutto di un processo che porta con sé anche una buona dose di giustificata e sana paura… Non è per niente semplice, nella realtà, attuare ciò che tutti, più o meno, condividiamo in linea teorica ma provarci e consapevolizzarlo è già un ottimo punto di partenza… E comunque, la Volontà è ciò che fa la differenza
perfettamente in accordo. quoto in pieno.