LA SIGNORA DELLA MARRA, DI TINA CACCIAGLIA: INTERVISTA ALL’AUTRICE

di Mariantonietta Sorrentino

La signora della Marra, di Tina Cacciaglia: intervista all’autrice del romanzo edito da Runa Editrice

La biografia di un territorio è stata vergata dagli uomini e dalle sue componenti nei secoli e nei millenni. La Costiera amalfitana, per esempio, ha visto una potenza marinara al suo interno, ma anche maremoti e assalti barbareschi, accadimenti che ne hanno costituito il nerbo, ma che rimangono celati agli occhi delle moltitudini di turisti che la visitano.

La Ravello dei Rufolo, oggi sinonimo solo di turismo d’èlite, ha vissuto intensamente tant’è che ne è rimasta traccia finanche nel “Decamerone” di Boccaccio. Ed è questa città ad offrirsi come scenario di un romanzo che sta riscuotendo un meritato successo, “La signora della Marra”, pubblicato da Runa editrice. Nato dalle mani di Tina Cacciaglia, napoletana “doc”, reca un sottotitolo e con sé tracce inconfondibili del romanzo storico: “Storia di un processo di epoca angioina”.

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Ma perché prendersi la briga di scavare in un lontano passato? Cosa significa per i D’Angiò Ravello? Lo abbiamo chiesto alla sua autrice, Tina Cacciaglia, sociologa per storia, ma scrittrice per vocazione.

Innanzitutto, come fa una sociologa come te  a diventare scrittrice?

Tina Cacciaglia: “La domanda dovrebbe essere al contrario: come fa una persona che vorrebbe fare la scrittrice a diventare sociologa. Dopo il diploma, Sociologia era il corso di Laurea che mi interessava di più, perciò lo scelsi. Scrivevo già da tanto ma solo per me, il coraggio di tentare di pubblicare libri è venutO tanti anni dopo. Prima pensavo che fare lo scrittore fosse riservato a pochi eletti baciati dalla sorte dell’essere geniali, tristemente devo dire che non è affatto così”.

Come sei arrivata a raccontare una storia della Ravello angioina?

Tina Cacciglia: “La mia coautrice Marcella Cardassi è un’appassionata di storia e frequentava Ravello fin da bambina, è stata lei a farsi sedurre per prima dalla storia Angioina”

Come ti sei divisa il lavoro con la Cardassi?

Cacciaglia: “Marcella Cardassi ha scovato la prima traccia di questa storia, (due righe che parlavano di una nobile figlia dei Rufolo, sposa di un della Marra che ha un ruolo importante e sconosciuto nel proces so che Carlo d’Angiò muove contro i suoi funzionari) , si è incuriosita, ha fatto profonde ricerche, così ha potuto fare l’ordito del tessuto storico. Su cui, poi io ho fatto intessuto la trama del la narrazione.”

Quali difficoltà avete o hai incontrate?

Cacciaglia: “La difficoltà maggiore è stata l’attenzione estrema al linguaggio, ad esempio non poter utilizzare parole di senso comune come “sedia” a quell’epoca c’erano solo panche e scanni. Parlare del tempo senza usare il concetto di “ora”, l’orologio non era stato inventato. E tanti, tantissimi concetti come quelli che ci vengono dalla psicologia e che noi usiamo normalmente nel parlare: coscienza, senso del sé,  etc…che non potevano essere utilizzati.”

Com’è maturata la tua scrittura? Quale opere hai ancora prodotto?

Caccigalia”: “La signora della Marra” ha richiesto una lunga stesura, un anno solo di ricerche, un altro anno per la scrittura, subito dopo ha partecipato al Premio Calvino, ma da quel momento fino al giorno in cui è stata pubblicata La signora della Marra ha visto continui acconci. Un editing infinito. Mentre succedeva tutto ciò, io ho scritto in contemporanea altri romanzi di cui uno, “Il sussurro di Vico  Pensiero” è stato pubblicato dalla Runa Editrice. Attualmente penso di avere 3 o 4 romanzi finiti nel cassetto e che verranno pubblicati nel tempo. L’ultimo ad aver visto la luce è stato Corte Nera, un’antologia di racconti noir, edita sempre dalla Runa Editrice.”

Cosa ti è rimasto di quell’avventura in un periodo storico alla vigilia dei Vespri Siciliani?

Caciaglia: “Scrivere “La signora della Marra” è stato molto intenso, la figura di Chura Rufolo mi ha sedotto, la Napoli Angioina mi si è presentata agli occhi con tutta la sua splendida bellezza. Indagare il medioevo è stato affascinante, come mi ha appassionato il continuo confronto con Marcella. Nel libro non c’è parola, dato storico, fatto nel romanzo che non sia stato generato da un dibattito accesso e costruttivo tra le due autrici. Un’esperienza ricchissima.”

Quali sono le invenzioni letterarie nel romanzo?

Cacciaglia: “Abbiamo tentato di essere fedeli a ogni singolo fatto e dato storico, ricostruendo con meticolosità ogni particolare. Per motivi di narrazione abbiamo dovuto inventare solo due personaggi, che sebbene partoriti dalla fantasia resta probabile che siano esistiti più o meno simili anche nella realtà, solo che a noi ce ne giunta traccia storica”.

Quali progetti hai per il futuro?

Cacciaglia: Il mio progetto per il futuro è scrivere…lo è stato da sempre lo rimarrà per sempre, credo”.

C’è un periodo storico a te particolarmente caro e perché?

Cacciaglia: “Non ho un periodo storico favorito, la storia mi piace tutta. Anche se mi diverte ambientare le mie storie nella Napoli del seicento… una Napoli spagnola, colorata e putrida, allegra e dannata. Che innalza le splendide cattedrali barocche e seppellisce i suoi morti nelle cave di tufo. Forse è così perché l’età barocca è la mia preferita anche in musica (Bach, Corelli) in arte (Caravaggio, Guercino…)”.

Quali consigli daresti ad un giovane che vuol cimentarsi con la scrittura?

Cacciaglia: “Oggi si può comprare tutto. Con i soldi si comprano editori, giornalisti, recensioni, ect. Io direi a un ragazzo che ha voglia di scrivere di tenersi lontano da tutto questo marcio, di coltivare in purezza il suo sogno. Se ha talento, prima o poi qualcosa accadrà…se non ne ha, è inutile che tenti di comprarsi il successo, sprecherebbe i suoi soldi. Solo i lettori stabiliscono se quello che hai fatto ha un valore…anche se il tuo pubblico fosse piccolo, anche se il tuo pubblico fosse composto da solo dieci persone, purché questa gente sia libera di dirti bravo o di mostrarti il pollice verso, tu avrai conosciuto il senso del tuo valore”.

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