MY LAI, LA STRAGE IN VIETNAM NEL 1968: L’UOMO E LA GUERRA

di Emiliano Morozzi

La guerra purtroppo ha fatto parte della storia dell’uomo fin dalla sua nascita: periodicamente ha contrastato lo sviluppo della civiltà e ha trasformato nel profondo la vita di ogni uomo che l’ha subita, trasformandolo in vittima o in carnefice. La guerra ha portato lacrime e sangue, disperazione e terrore, paura e impotenza, e di fronte ad essa l’uomo comune si è trasformato in belva o eroe, ha terrorizzato le proprie vittime o si è abbandonato alla vendetta contro i propri aggressori.

Foto tratta da voloblu.com

La prima puntata di questa storia comincia dentro una giungla remota del Vietnam: immaginate di essere dentro una foresta intricata nella quale avanzate a fatica, le armi in pugno, districandovi tra il fogliame che sembra quasi nascondere tutto quello che vi sta intorno. Ad un certo punto qualcuno apre il fuoco contro di voi, le pallottole cominciano a sibilarvi vicino, ma non capite da dove provengano i colpi, mentre accanto i vostri compagni cominciano a cadere.

Questo è quello che probabilmente provavano i Marines spediti a combattere nelle giungle del Vietnam: rabbia per non poter rispondere adeguatamente al nemico, frustrazione, impotenza per non poter fare nulla per i propri compagni, paura di dover morire da un momento all’altro, per una pallottola o una delle innumerevoli trappole vietcong. In quel contesto, ogni cosa che si muove, ogni persona che non appartiene al gruppo, diventa un obiettivo da colpire. Travolto da questi sentimenti, l’uomo si trasforma in belva, e commette atroci stragi come quella di My Lai.

Siamo nel marzo del 1968: il sogno americano di conquistare il Vietnam del Nord in 40 giorni si è trasformato in un incubo, che si trascina ormai da tre anni nelle giungle e nelle risaie del Vietnam. Dopo essere riusciti a reggere l’urto dell’assalto statunitense, con l’offensiva del Tet (gennaio 1968), i nordvietnamiti sono passati al contrattacco, e le truppe Usa si trovano ovunque sotto pressione.

Nel villaggio di My Lai, i superiori segnalano al tenente William Calley, della compagnia Charlie, la presenza di un forte gruppo di guerriglieri vietcong. Le truppe Usa si scontrano con uno sparuto gruppo di questi, che si nascondono in mezzo alla popolazione del villaggio, ma quello che accade dopo va al di là di ogni umana giustificazione. Sulla popolazione inerme del villaggio i soldati sfogano tutte le tensioni accumulate in quei giorni di guerra, la rabbia e la frustrazione si trasformano in violenza cieca, stupro, omicidio, saccheggio.

Foto tratta da voloblu.com

Nessuno viene risparmiato: uomini, donne, bambini cadono sotto le raffiche degli M-16, i soldati a stelle e strisce rastrellano il villaggio scatenando una vera e propria caccia all’uomo, nella quale non sono consentiti prigionieri. Le case abbandonate vengono date alle fiamme, i cadaveri cominciano a lastricare le strade e gran parte della popolazione del villaggio viene uccisa. La mattanza si ferma soltanto quando un elicottero in ricognizione sorvola la zona accorgendosi di quanto sta accadendo: il pilota, il sottufficiale Hugh Thompson Jr, atterra tra i propri commilitoni dediti al massacro e i pochi civili superstiti, e solo la minaccia di usare le armi pesanti dell’elicottero contro i propri compatrioti pone fine a quel tremendo episodio.

In ogni guerra, gli eserciti hanno sempre cercato di insabbiare le notizie scomode, ma se questa operazione ha successo quando arriva la vittoria, diventa un boomerang quando all’orizzonte si intravede la sconfitta. Non tutti i soldati però ragionano con questa logica, e ad uno di loro si deve la scoperta della verità sul massacro di My Lai: l’elicotterista Ronald Lee Ridenhour, che, appresa la notizia del massacro da alcuni compagni d’arme, volle scoprire come si erano svolti veramente i fatti e, quando ne fu informato, chiese l’incriminazione di Calley al Congresso.

Fu solo così che il mondo seppe di quali atrocità era capace anche l’esercito della nazione più democratica del mondo: in guerra ogni uomo può trasformarsi in belva e uccidere senza motivo, con inaudita e gratuita ferocia, un suo simile “con il suo stesso identico umore, ma con la divisa di un altro colore” (F. De André).

4 Comments

  1. Katinkawonka 16/03/2012
  2. Andrea 17/03/2012
  3. Emiliano 17/03/2012
  4. Marinette 18/03/2012

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