di Francesco Gori
Se c’erano ancora dei dubbi, la gara di Hockenheim li ha definitivamente sciolti: il 2012 è l’anno di Fernando Alonso. E l’anno giusto per la Ferrari per tornare a vincere un titolo piloti che manca dal clamoroso exploit finale di Raikkonen, anno 2007.
In Germania, Fernando ha vinto con pieno merito, portandosi a quota 134 punti in classifica, un buon vantaggio sugli immediati inseguitori Mark Webber (120) – solo ottavo al traguardo – e Sebastian Vettel (110). Per il campione del mondo, in terra tedesca oltre al danno la beffa, anche se meritata: secondo sulla bandiera a scacchi, viene penalizzato di 20 secondi per il sorpasso all’ultimo giro su Button, effettuato con tutte e quattro le ruote fuori pista, che significa quinto posto finale. Sul podio quindi l’inglese di casa McLaren – tornato finalmente ad alti livelli – e Kimi Raikkonen su Lotus, sempre grintoso quanto tardivo nello svegliarsi. Delude invece Luis Hamilton, subito ai box per un problema alla gomma e poi ritiratosi, dopo essersi messo in luce con un increbile sdoppiamento ai danni di Vettel, facendo irritare non poco il tedeschino.
Alla luce delle prime 10 gare, giro di boa quindi, la leadership di Alonso sembra inattaccabile. Per una serie di motivi. Nando è pilota di classe pura, e lo sappiamo, ma stupisce la sua perfezione: mai un errore, massimizzazione estrema di performance, pulizia e velocità. E determinazione da leone. Del resto, è stato lo stesso spagnolo a dichiararsi al top della forma psico-fisica e la pista ne è lo specchio. C’è poi da sottolineare la visione di gara, di cui è principe assoluto: la capacità di gestione del pneumatico (errori di squadra a parte, come capitato a Montreal), quella della vettura stessa, insieme alla tattica del “tira e molla” sugli avversari, non lasciano scampo ad eventuali pronostici a sorpresa. A meno di clamorosi recuperi in termini di prestazioni da parte di Redbull e McLaren, perché la Ferrari di adesso – Massa a parte, anche ieri coinvolto nell’ennesimo pasticcio – è la monoposto migliore. Dopo una prima parte di stagione passata ad inseguire, la scuderia di Maranello ha recuperato il gap tecnico, proponendosi ora come macchina equilibrata e adatta ad ogni circuito e condizione di asfalto. E poi, per il volante di Oviedo parlano altri numeri: unico in stagione a quota tre vittorie, totale di 30 in carriera, segno distintivo dei grandi.
Se aggiungiamo che i rivali sono: Webber, pilota non eccelso e scostante; Vettel, quest’anno quantomai nervoso e abituato a una macchina perfetta, cosa che la Redbull attuale non è; Hamilton, attardato in classifica e troppo dipendente dalla sue improvvise e insane sfuriate (tornate in auge negli ultimi gp); Raikkonen, costante e veloce ma senza il guizzo vincente. Beh, vista questa schiera di pretendenti al trono di Fernando, in casa Ferrari c’è da dormir tranquilli, almeno per ora.
Almeno in attesa dell’Ungheria, tra soli sei giorni.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




ragazzi poche storie…se dai ad Alonso una macchina competitiva è il più forte di tutti…