“L’AVANGUARDIA RUSSA, LA SIBERIA E L’ORIENTE” IN MOSTRA A FIRENZE

di Nicola Pucci

L’avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente, in mostra nel magnifico scenario di Palazzo Strozzi a Firenze, merita di esser vista ben al di là della scarsa visibilità concessa dai media, assenti o forse distratti. Merita perchè consente di ammirare opere insolite, forse anche poco conosciute come poco conosciuti possono risultare alcuni dei loro autori; merita soprattutto perchè definisce il processo che portò alla nascita e allo sviluppo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, di uno stretto legame tra arte russa ed orientale che prese piede in quella fucina inesauribile di artisti mirabili che è la sterminata madre Russia.

"testa" di  Malevič

“testa” di Malevič

Il 1890 è l’anno in cui lo zarevič Nicola, futuro zar, l’ultimo dei Romanov sul trono, viaggia verso Vladivostok toccando Indie Occidentali, Cina e Giappone ed entrando in contatto con culture ben differenti da quelle ufficiali a lui note. L’Estremo Oriente è un mondo vario e fertile di contributi esotici e dopo il suo ritorno attraverso la Siberia alla corte di San Pietroburgo – complice anche un attentato subito da parte di un samurai che lo ferisce alla testa – organizza al Museo dell’Ermitage un’esposizione di oggettistica orientale. L’Eurasia ma soprattutto la Cina e il Giappone hanno penetrato con la loro forza comunicativa e il loro calore espressivo l’anima del giovane principe, e le porte a quel mondo di confine si dischiudono definitivamente. Leon Bakst e Michail Larionov sono gli antesignani di un movimento che annovera tra le sue file il più noto Vassily Kandinsky, ma anche Natalia Goncharova, Kazimir Malevič, Aleksandr Benois, Pavel Filonov, solo per citarne alcuni, esposti a Firenze fino al 19 gennaio 2014: qualcosa come 130 opere suddivise in 11 sezioni che proverò velocemente a documentare nelle prossime righe.

Si parte con la sala introduttiva, FUOCO E GHIACCIO, che esprime l’interesse verso la Siberia e l’Estremo Oriente che si accese a cavallo dei due secoli. Il “cerchio nero” di Malevič e “lupi nella notte” di Aleksej Stepanov sono le prime tele che mi incuriosiscono, così come due opere di Bakst, “terror antiquus” e “danza sacra siamese“, che trovano posto nella sala FONTI ESOTICHE DALLA GRECIA AL SIAM. L’avanguardia russa fu ossessionata dal tema del “nulla” e Goncharova esprime questo stato d’animo con la sua opera “il vuoto“; nel 1913 viene inaugurato a San Pietroburgo il primo tempio buddista e L’INCANTESIMO DELL’ORIENTE si manifesta tra queste mura con due bellissimi dipinti di Il’ja Maškov “natura morta” e “ritratto di signora in poltrona” che appare in locandina della mostra. Maskov con Goncharova, Larionov e Lentulov formò il quartetto chiamato “fante di quadri” che nel periodo tra il 1910 e il 1917 espose più volte a Mosca, evidenziando il carattere dell’assenza di profondità tipico dell’arte asiatica.

Il fascino esercitato dalla cultura del nemico negli anni della guerra tra Russia e Giappone, 1904/1905, nella sezione L’ORIENTE ESTREMO: GIAPPONE, L’AMATO NEMICO, è evidente con alcune stampe e xilografie dedicate alla famosa battaglia di Port Arthur, così come il contatto col mondo rurale ispirò David Burljiuk in fuga dai bolscevichi per il suo “nei campi di riso“. Giappone certo, ma pure la Cina divenne punto di riferimento importante: L’ORIENTE ESTREMO: CHINOISERIE ci presenta alcuni schizzi di costume di Aleksandr Benois che furono poi utilizzati per la “marcia cinese” del “Le rossignol” di Stravinskij. Gli artisti russi usavano pure far collezione di lubki e stampe popolari cinesi, che poi utilizzavano nei loro quadri per modellare lo spazio pittorico e STAMPE ORIENTALI E AVANGUARDIA è la sezione, particolarmente interessante, dove Piotr Koncalovsky si illustra con “ritratto di famiglia con stampa cinese” e Goncharova con “natura morta con stampa cinese“.

"il lago degli spiriti" - grigory gurkin

“il lago degli spiriti” – grigory gurkin

L’elemento geografico-politico entra in gioco nel momento in cui la Russia si espande ad est e nasce il concetto di Eurasia, le grandi pianure e due mondi con le loro diverse culture che si incrociano. ORIENTE O OCCIDENTE? LE STEPPE DELL’EURASIA mi emoziona perchè qui prendono forma alcune tele di vita quotidiana. Ecco allora Aristarkh Lentulov con “vecchio castello in Crimea“, ecco l’ebreo Ruvim Mazel con “nella jurta“, ad evocare sinteticamente deserti, steppe e nomadismo. A questa sezione è strettamente legata KAMENNYE BABY I GUARDIANI DELLO SPAZIO, con i megaliti di pietra che agivano da sentinelle delle tombe negli spazi sterminati dell’Impero e che qui trovano espressione nell’opera astratta di Goncharova, “statue di sale“.

La visita procede tra l’alternarsi di suggestioni colorate e l’inquietudine dello spirito. EFFIGI DI SAGGEZZA, GLI INTERPRETI DEL COSMO traduce perfettamente l’equilibrio insicuro di questa sensibilità artistica che Nikolaj Roerich pennella col suo “malaugurio“, l’umore apocalittico della Russia di inizio Novecento, al pari di Grigorij Čoros-Gurkin “lago degli spiriti delle montagne“, il grigiore del ghiaccio e del silenzio che pare avvolgere queste terre siberiane.

"buoi" di Pavel Filonov

“buoi” di Pavel Filonov

Le ultime sezioni della mostra si concentrano su GESTI E RITUALI, IMMAGINI TAUMATURGICHE con “composizione numero 217 ovale grigio” di Kandinsky e la “testa” di Malevič, mentre l’infiltrazione di elementi sciamanici in un contesto urbano, SPIRITI SILVANI, ha in Pavel Filonov un eccellente interprete con “bestie” e “buoi“. LE PRESENZE DELLA FORESTA regalano un tocco antropologico al percorso che si chiude con l’imponente “eclisse nella Novaja Zemlja nel 1896” di Aleksandr Borisov.

Si può parlare di contaminazione asiatica? Alla resa dei conti direi proprio di sì, per convincersene basta affrettarsi: Palazzo Strozzi vi aspetta.

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