di Nicola Pucci
Wimbledon. Basta pronunciarne il nome e par di esserci, tra i verdi prati dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il circolo del tennis più esclusivo al mondo. 1977, anno del centenario di un torneo che conobbe i suoi primi vagiti ai tempi in cui, ahinoi, Pio IX ancora imperversava dalle nostre parti: ricordo, neanche fosse ieri, l’emozione per la prima finale a cui ho assistito, avviando un rito che anno dopo anno mi conforta ormai lungo le calde settimane di inizio estate. Ho le mie leggende e i miei eroi, al maschile come al femminile, e ve li presento.
1- Bjorn Borg. Lo svedese di ghiaccio, l’orso scandinavo, fascetta a tener raccolti i capelli e l’indimenticabile Donnay a sparacchiar passanti di precisione millimetrica. Tifavo per lui come mai ho fatto poi, in epiche battaglie con Connors e McEnroe: 5 trofei di seguito, dal 1976 al 1980, impresa impensabile per un giocatore da fondocampo ai tempi in cui, che bello, il serve and volley era una religione sacra nel tempio di Wimbledon. Il tie-break del quarto set della finale del 1980 rimane uno dei momenti tennistici più straordinari a cui abbia mai assistito.
2- Pete Sampras. Classe, tecnica, potenza, atleticità, correttezza. Ovvero, cosa chieder di meglio? Sette volte il nome del “Pistola” appare tra i plurivincitori, come solo William Renshaw ma questa è storia di fine Ottocento. Il Centre Court di Wimbledon era il suo giardino e qui ha scritto alcune della pagine più memorabili di una carriera immensa: giudico che per la finale del 1999, contro Agassi, abbia giocato la partita perfetta.
3- John McEnroe. Il genio assoluto. Braccio sinistro degno degli dei dell’Olimpo, senza bisogno di scomodare per forza Nostro Signore. Bizzoso, irascibile, maleducato al punto da farsi negare il titolo di “socio onorario” dell’ All England Club, concesso ai vincitori del torneo. Tre successi e forse la sensazione che potevano anche esser di più. Ma tra i giocatori di volo il top, e state certi che non ne vedremo altri a questo livello.
4- Roger Federer. Beh, qui la storia è ancora in corso e nulla vieta di pensare che tra qualche anno al primo posto ci sarà lui. Il giocatore più forte tra quelli che ho ammirato, il più completo, praticamente perfetto o quasi. Sei successi, cinque consecutivi – come solo Borg – tra il 2003 e il 2007; alcune sfide appartengono alla cineteca del tennis: con Nadal nel 2008, per esempio, e si tratta di una sconfitta; con Roddick nel 2009, e ad oggi si tratta dell’ultimo trionfo su erba.
5- Boris Becker. Il virgulto tedesco che nel 1985, neppure diciottenne, stupì il mondo vincendo lo Slam londinese senza esser testa di serie. Lo chiamavano “boom boom“, ed è diventato un fuoriclasse: non solo potenza, ma anche un’eccellente tecnica e una personalità fuori dal comune. Soprattutto fuori dal campo, con l’impegnativo matrimonio con la modella afroamericana Barbara Feltus.
Questi i top five. Ma mi preme ricordare “Jimbo” Connors, lottatore indomito fin oltre la soglia delle 40 primavere, due volte vincitore a distanza di otto anni, 1974 e 1982: la finale con McEnroe trenta anni fa rimane tra le più avvincenti nella storia del torneo; Stefan Edberg, stile, eleganza, maestro della voleè e per tre anni consecutivi, 1988/1989/1990, a contendersi il titolo con Becker; Pat Cash che vince nel 1987 esibendosi forse nel miglior tennis su erba di sempre; Michael Stich che fa altrettanto nel 1991 infilando a sorpresa ancora Becker; Goran Ivanisevic che perde tre finali e nel 2001, a fine carriera e grazie ad una wild card, corona il sogno di una vita sconfiggendo l’australiano Rafter 9-7 al quinto set. E poi ancora chi non ha vinto ma quassù mi ha fatto emozionare: Adriano Panatta che sfiora la semifinale nel 1979 perdendo con il carneade belga Pat Duprè; l’indiano Vijai Amritraj che sui campi verdi dava sempre spettacolo; il “povero” Tim Henman che mai è riuscito a sfatare il tabù che vuole gli inglesi non più trionfatori nel prestigioso torneo di casa dall’ormai giurassico 1936 di Fred Perry.
Wimbledon in gonnella ha meno protagoniste, forse, ma i nomi son blasonati e hanno prodotto sussulti importanti.
1- Chris Evert. Ha vinto solo, si far per dire, tre titoli ma ho amato questa biondina tutta grazia e femminilità. Lo devo a lei se il tennis è parte della mia vita e state certi che a Londra forse solo The Queen ha più ammiratori di questa americanina che a cavallo degli anni Settanta/Ottanta ha scritto un capitolo infinito con la sua rivalità/amicizia con Navratilova.
2- Martina Navratilova. Martina, appunto. La più forte tennista di sempre sui campi verdi, un misto di potenza e tecnica che per i tempi in cui si è esibita apparteneva più al genere maschile che alle donzelle. Ineguagliabile il suo gioco di volo, così come le nove vittorie nel torneo…e accidenti a Conchita Martinez, non me ne voglia, che nel 1994 gli ha negato il titolo numero 10.
3- Steffi Graf. La ricordo ancora agli esordi nel 1984, gracilina e tutto naso. Ma poi la valchiria è diventata donna, e poi anche fenomeno e le sue sette vittorie appartengono alla storia così come la grazia e l’eleganza del suo tennis.
4- Jana Novotna/Hana Mandlikova. Le accoppio, ma non fraintendetemi: il loro tennis su erba era una sinfonia, meglio di così il serve and volley non si può proprio giocare, ma la prima ha vinto dopo aver a lungo inseguito il titolo e dopo aver pianto sulla spalla della duchessa di Kent, la seconda ha perso due finali ma ha allenato Jana nel giorno del successo, anno 1998.
5- Evonne Goolagong. Avrebbe meritato Venus Williams di comparire tra le prime cinque, ma ricordo ancora l’aborigena australiana che nel 1980, dopo l’interruzione per la maternità, sorprese la mia Chris Evert. Era pure carina.
E da oggi si gioca. Djokovic e Kvitova attendono un successore, alle ore 11.00 inglesi, non un minuto prima, non un minuto dopo, la chiesetta del quartiere di Wimbledon ha suonato e i Doherty Gates si sono aperti a Church Road. Buon tennis a tutti.



Uno si emoziona a rileggere questi nomi e ripensare ai loro successi. Purtroppo la maggior parte di loro non li ho vissuti ma tra youtube e racconti ho imparato a conoscerli ed apprezzarli. Quelli che più ammiro sono Edberg e Henman due veri puristi del serve&volley, peccato che il secondo non abbia mai avuto la fortuna di alzare il titolo se lo sarebbe meritato sicuramente.
Bellissimi ricordi… Il periodo Becker vs Edberg, che spettacolo… Poi negli anni 90 uno straordinario Pete Sampras contro rivali come Agassi, ma lui era unico… poi l’epoca di un leggendario federer… ma geni del passato come mcenroe e connors raccontano di un tennis che ahimè non c’è più, tanta tecnica e spettacolo, meno bombe e fisicità…. ah, wimbledon!
oddio…qualche picchiatore bombarolo c’era anche ai tempi di connors, mcenroe e borg…ricordo roscoe tanner che nel 1979 perse la finale con borg in 5 set servendo (era mancino) un ace dopo l’altro…e kevin curren che nel 1985 perse con il giovanissimo becker dopo aver preso a pallate di servizio proprio connors e mcenroe…un altro genio assoluto che divertiva era henry leconte…