di Emiliano Morozzi
“Purito” Rodriguez sugli scudi: è lui il corridore più forte della stagione 2012 di ciclismo. Lo dice la classifica dell’Uci Pro Tour, conquistata matematicamente dallo spagnolo grazie alla vittoria nel Giro di Lombardia, lo dicono le cronache delle gare che lo hanno visto spesso protagonista, capace di dare battaglia dalle classiche di primavera a quelle di autunno, passando per un Giro d’Italia e una Vuelta vissuti da protagonista. Come è solito fare sulle salite brevi e dure, il suo terreno preferito, Joaquim Rodriguez si è lasciato alle spalle il resto del gruppo, a cominciare da quel Bradley Wiggins trionfatore al Tour e alla cronometro delle Olimpiadi, ma poco brillante nel resto della stagione. Come ogni anno, il finale di stagione è l’occasione per fare un po’ di bilanci e sbizzarrirci con le pagelle. Sicuramente trascurerò qualche nome o scontenterò qualcuno, ma la discussione e la polemica fanno parte dello sport e il ciclismo ha sempre avuto tifosi da questo punto di vista esemplari.
JOAQUIM RODRIGUEZ: 9,5
Sempre protagonista, dalla Tirreno Adriatico al Giro di Lombardia, passando per la Freccia Vallone, due vittorie al Giro dei Paesi Baschi, il secondo posto al Giro d’Italia e il terzo alla Vuelta, due grandi corse a tappe vissute da protagonista. Ciliegina sulla torta, la vittoria al Giro di Lombardia. Personalmente non mi piace molto il modo di correre dello spagnolo, troppo attendista e incapace di attaccare da lontano, ma bisogna anche riconoscere che sugli strappi arcigni come il Muro di Huy, è il più forte al mondo ed è migliorato molto sia sulle grandi salite (era uno scalatore dallo scatto bruciante ma dal poco “fondo” qualche anno fa) che a cronometro. Se avesse vinto Giro e Vuelta, non parleremmo di un ottimo corridore ma di un grande campione.
BRADLEY WIGGINS: 9
Dopo la delusione dell’anno passato (Tour chiuso anzitempo per una caduta e Vuelta persa sull’Angliru), il britannico si riscatta con gli interessi: poche corse in programma, ma tutte vissute da protagonista. Devastante a cronometro, nelle gare contro il tempo fa sua la Parigi Nizza, il Romandia, il Giro del Delfinato e il Tour de France. Aiutato da una squadra che pare invincibile fino al Tour e da un gregario che si prende il lusso di sbeffeggiarlo in salita, non dà l’impressione di essere irresistibile sulle montagne: forse, con Schleck e Contador presenti, sarebbe stata un’altra storia.
ALBERTO CONTADOR: 8
Dite quel che volete, ma il “Pistolero” è tornato: doping o non doping, i corridori di secondo piano dopo una lunga squalifica finiscono quasi sempre per tornare nell’oblio. Lui invece torna e vince: strappa con un’azione spettacolare la Vuelta a Rodriguez sulla salita di Fuente Dé dopo avere quasi abdicato sul Cuitu Negru il giorno prima, e conquista nel finale di stagione la Milano – Torino con una grande sparata sulla collina di Superga. Il prossimo anno ne vedremo delle belle.
TOM BOONEN: 8
Il “signore delle pietre” (così l’ho definito dopo la vittoria della Roubaix) torna protagonista nella sua terra e conquista in maniera autoritaria tre importantissime classiche, infilando un filotto di vittorie che farebbe invidia a chiunque: Gand – Wevelgem, Giro delle Fiandre (un’edizione senza il mitico “muro di Grammont) e Roubaix.
PETER SAGAN: 8
Colleziona tante vittorie (cinque al Giro di California, quattro al Giro di Svizzera, tre al Tour, foto sotto da teamliquigascannondale.com) e in certe tappe dimostra di avere una potenza devastante. Nelle gare che contano però manca ancora di esperienza e non riesce a infilare la stoccata vincente, anche se si rende protagonista al Fiandre e all’Amstel, partecipando alla volata a tre con Gasparotto e Vanendert. Corridore dalle potenzialità enormi nelle gare di un giorno, deve maturare però ancora molto sul piano tattico. Lo aspettiamo nella prossima stagione, dove ci aspettiamo la consacrazione definitiva con la vittoria in una grande classica: sventolerà la bandiera slovacca già sul lungomare di Sanremo?
VINCENZO NIBALI: 7
Voto dovuto alla stima e alla combattività del siciliano, che semina sempre tanto ma raccoglie oggettivamente poco. Anche lui, come Rodriguez, è protagonista dalla Tirreno – Adriatico fino al Tour de France, unica grande corsa a tappe disputata. Vince proprio questa corsa, lasciandosi dietro lo spagnolo, alla Milano – Sanremo accende la miccia sul Poggio e lo stesso fa alla Liegi, tentando l’azione da lontano ma facendosi riprendere all’ultimo chilometro da Iglinskij. Al Tour de France prova invano a scalzare l’inossidabile coppia Froome – Wiggins e alla fine conquista un meritato terzo posto (senza però dar mai l’impressione di poter vincere la corsa francese). Messo fuori gioco da una caduta al Lombardia e dall’imperioso scatto di Gilbert sul Cauberg al Mondiale, conclude ancora una volta la stagione con tanti attacchi e poche vittorie.
RYDER HESJEDAL: 7
Il semisconosciuto biker canadese, già sesto al Tour 2010, ribalta i pronostici della vigilia e vince il Giro d’Italia 2012, duellando con Joaquim Rodriguez e dimostrando di andare forte sia in salita (stacca lo spagnolo a Cervinia e sull’Alpe di Pampeago, una salita sulla carta adatta a Rodriguez) sia a cronometro (è proprio nella crono conclusiva di Milano che strappa la maglia al rivale). Decide di partecipare anche al Tour, ma viene messo fuori causa da una caduta. Vedremo se si confermerà corridore di livello oppure l’ennesimo carneade capace di brillare soltanto una stagione come il vincitore della Vuelta dell’anno scorso, Cobo.
PHILIPPE GILBERT: 7
Quello che sembrava un novello cannibale delle gare di un giorno, un redivivo Merckxx capace di lasciare solo le briciole agli avversari, quest’anno è tornato sulla terra e ad Aprile non è mai stato protagonista in quelle che dovevano essere le sue gare. Si è riscattato andando a vincere il Mondiale con uno scatto imperioso dei suoi, lasciando per strada il nostro Nibali.
MICHELE SCARPONI: 5
In un Giro d’Italia che era stato disegnato per le ambizioni dei ciclisti nostrani, Scarponi prova ad attaccare ma come Basso, sembra ormai un corridore sul viale del tramonto. I suoi attacchi durano poco, perché le batterie finiscono presto e gli avversari puntualmente lo riprendono e lo staccano. Questo copione va in scena all’Alpe di Pampeago e sullo Stelvio, in un Giro che vede i ciclisti nostrani addirittura fuori dal podio. Zero vittorie all’attivo.
IVAN BASSO: 4
Il varesino, che arriva al Giro convinto di poterlo vincere a mani basse ma che non riesce mai a fare la differenza, né in salita né a cronometro. Le sue progressioni sulle montagne non impensieriscono nessuno e spesso Basso finisce per essere staccato nei chilometri finali. Sfiora una vittoria di tappa, bruciato da Rodriguez in volata, non arriva neppure sul podio e si fa precedere da Scarponi, primo degli italiani. Anche al Tour, come gregario di Nibali, non sembra mai in grado di dare seriamente una mano al collega come invece fa Froome con Wiggins. Anche per lui, la casella delle vittorie si chiude con un imbarazzante zero.
ANDY SCHLECK: 4
Stagione sfortunata per il corridore lussemburghese, tagliato fuori dal Tour de France per un grave infortunio rimediato al Giro del Delfinato. Fino a quel momento comunque, una stagione grigia, senza acuti.
Per non dilungarmi oltre, voglio comunque citare l’ottima annata di Pozzovivo, Moser, Gasparotto, tre nomi che hanno tenuto alto il nome dell’Italia con la vittoria al Giro del Trentino, al Giro di Polonia e all’Amstel Gold Race. Appuntamento alla prossima stagione, con il Lombardia che seguirà i Mondiali di Firenze.




A questo articolo avevo pensato anch’io, ma poi ho rinunciato per ragioni di tempo e perché immaginavo che uno tra i bravi Morozzi, Pucci e Cocciolo avrebbero scritto le pagelle meglio di quanto avrei potuto fare io.
A titolo di contributo alla discussione, comunque, ecco le mie classifiche dei promossi e bocciati che avevo preparato prima della lettura di questo articolo:
CLASSIFICA PROMOSSI:
1) J. Rodriguez
2) Boonen
3) Sagan
4) Wiggins
5) Froome
6) Hesjiedal
7) Contador
8) Vinokurov
9) Uràn
10) Gilbert (con riserva)
CLASSIFICA BOCCIATI (dal peggiore al meno peggio):
1) A. Schleck
2) Kreuziger
3) Cancellara
4) Basso
5) Evans
6) Nibali
7) Hushvod
8) Goss
9) Scarponi
10) Non assegnato
Una menzione, tra i “bravi” per per Moser e Luis Leon Sanchez.
come ti permetti di mettere lo sfortunatissimo spartacus come quarto peggiore della stagione
Aggiungo tra i promossi il tedesco Degenkolb, maglia a punti e cinque successi alla Vuelta, e il giovane francesino Demare che, appena ventunenne, ha vinto una classica di buon prestigio come la Classica di Amburgo…
Bravissimo Nicola. Pensavo anch’io a Demare (sorprendente), ma non l’ho menzionato perché altrimenti avrei dovuto citare anche Gasparotto, Pinot, Phinney e van Garderen… La classifica si sarebbe fatta un po’ affollata 😀
In effetti anche io volendo fare una classifica, alla fine il grande nome l’ho mancato…Evans…un Tour nel quale sono sincero, mi sarei aspettato qualcosa di più, considerato il fatto che Wiggins in salita non è proprio questo fenomeno (a me i passistoni che vanno come treni in salita hanno sempre convinto poco, anche se erano grandi campioni come Indurain). Certo, una medaglia olimpica e il Tour sono corse di tutto rispetto, ma con Contador, Schleck e mettiamoci anche Rodriguez (anche se il Tour è una corsa secondo me inavvicinabile per lui) il britannico avrebbe patito molto di più. Kreuziger molto sopravvalutato alla vigilia del Giro, così come gli italiani in gara, addirittura fuori dal podio. Moser è una promessa per il futuro, Pozzovivo quando è in giornata è fortissimo in salita (mi ripeterò, ma a Punta Veleno ha fatto un numero alla Pantani, e quelle sono salite dove se non sei forte, i distacchi non li fai, anzi li subisci). Spero che il trasferimento alla Liquigas faccia bene a Pozzato…mentre secondo me altrettanto bene non farà a Nibali andare all’Astana, squadra i cui corridori sono stati spesso pizzicati a far uso di sostanze dopanti…un po’ come la Saunier Duvali ai tempi di Riccò e Piepoli…
Nella furia mi ero dimenticato di mettere il nome al commento qua sopra!
Perfettamente d’accordo con te sulla lettura del Tour, Emiliano. Edizione scarsissima, con i migliori fuori dai giochi, per un motivo o per l’altro.
Anche per questo Nibali avrebbe dovuto fare suo il Tour 2012: non ricapiterà più di avere a che fare con avversari di questa ligna (con tutto il rispetto per Wiggins e Froome, naturalmente, ma Contador, Schleck e il Rodriguez di quest’anno sono di ben altra caratura); non ricapiterà più di avere un percorso ritagliato a sua misura, né di avere un campione (seppur all’autunno) come Basso a fargli da gregario. Era l’occasione della vita, e non è andata bene.
Un’osservazione: entrambi abbiamo proclamato ciclista dell’anno Rodriguez, e l’UCI è dalla nostra parte. Nel mio caso, comunque, è stato un testa a testa serrato con Tom Boonen, e se lo spagnolo non avesse vinto il Lombardia probabilmente avrei messo in cima alla lista il belga, protagonista di una primavera disumana che lo ha consacrato come uno dei più forti di sempre (se non il più forte, Mercxx permettendo) nelle Classiche del pavè.
Avesse dato la zampata al Mondiale o al Lombardia (non dico ad Amburgo, dove comunque ha disputato un’ottima corsa) sarebbe stato semplicemente perfetto. 🙂
Aggiungerei che Tom Boonen ha fatto addirittura poker a primavera, considerando anche il G.P. di Harelbeke…e a fine stagione si è imposto in una vecchia classica, sicuramente un po’ decaduta nel tempo, ma che fa palmares come la Parigi-Bruxelles…
contador è troppo forte per gli altri
aggiungo a cio detto sopra che è il piu forte assieme a cancellara