di Ferdinando Cocciolo
La Vuelta 2015 del sardo Fabio Aru, già sul podio del Giro d’Italia, consacra un corridore che con il suo exploit entra di diritto nell’elite dei grandi del ciclismo. Per i nostri colori Fabio è da ritenersi, insieme a Vincenzo Nibali e Ivan Basso, il più grande interprete italiano nei grandi giri degli ultimi dieci anni e con ulteriori margini di miglioramento.
Fabio Aru maglia rossa, lo spagnolo Joaquin Rodriguez secondo a 57 secondi, Rafal Majka della Tinkoff Saxo a completare il podio a 1 minuto e 9 secondi. Poi, un deludente Nairo Quintana a un minuto e 42 secondi, i sorprendenti Chavez e Tom Dumoulin (rivale sino all’ultimo di Fabio Aru) rispettivamente a 3 minuti e 10 e 3 minuti e 46.
Ecco le pagelle dei maggiori protagonisti di una grande corsa che fa bene anche e soprattutto al ciclismo italiano.
Iniziamo dal più forte, da colui che ha voluto questa Vuelta con tutte le sue forze. Fabio Aru, voto 10 e lode: non potrebbe essere un voto diverso, di fronte ad un corridore che sta entrando sempre più nel cuore dei tifosi e non ha mai mollato, neanche quando il suo grande rivale (Dumoulin) sembrava irrangiungibile. E pensare che Fabio ha corso senza il supporto di Tiralongo e anche di un Vincenzo Nibali che poteva rappresentare una mina vagante in una corsa nella quale l’Astana ha dimostrato di essere una grande squadra anche sotto il profilo tattico. Froome o non Froome, Quintana o non Quintana, è stato lui il più forte in salita. Quella accelerata, sabato scorso, sull’ultima salita della Vuelta, che ha devastato ogni resistenza di Dumoulin, è una “pietra miliare” sulla strada dei fuoriclasse. E ora sotto, nel 2016, con l’Olimpiade di Rio e il Tour De France.
Joaquin Rodriguez, voto 8,5: anche se non è vittorioso nei grandi giri (e se lo meriterebbe proprio), è sempre lì, nonostante gli anni passano, a combattere, a non lasciare nulla di intentato pur di vincere. Una vittoria di tappa e il secondo (forse insperato) posto nella graduatoria generale, assolutamente da non considerare una sconfitta.
Tom Dumoulin, voto 9: ha accarezzato il grande sogno, con una cronometro straordinaria che sembrava avesse già posto un significativo solco tra se e gli avversari. Ha perso anche il podio, ma alzi la mano chi avrebbe scommesso sull’olandese, che ha dimostrato di essere uno dei più forti passisti in circolazione, capace di andare forte anche in salita. Alla fine, a 24 anni, ha compiuto qualcosa di straordinario. Ora deve solo ripetersi, ed avere una squadra forte a sua disposizione.
Nairo Quintana, voto 5,5: ma non era definito, da addetti ai lavori e non, il più forte scalatore del mondo? Purtroppo per lui, i fatti dicono il contrario. Non è il Quintana che ci aspettavamo, capace di azioni agili in salita e di dare spettacolo. Insomma, dopo il Tour de France, l’ennesima delusione, anche se c’è da mettere in conto un virus che lo ha messo in difficoltà.
Alessandro De Marchi, voto 7,5: e qui passiamo a un altro corridore italiano, ritrovato dopo tanta sfortuna, sempre più tra i papapili di Cassani per una convocazione ai Mondiali di Richmond. Vince ad Alto Campo e fa un finale di Vuelta altisonante, tra attacchi, fughe, trainate. Secondo il nostro punto di vista, indispensabile a Richmond.
John Degenkolb, voto 7: si porta a casa l’ultima tappa, con molta potenza. Sì, quella che ci vuole anche sulle strade del prossimo mondiale il prossimo 27 settembre, tra pavè, strappi secchi e in linea di massima un percorso adatto alle ruote veloci. Un corridore da tener d’occhio, sino all’ultimo metro.
Esteban Chavez, voto 8: un gran bel personaggio, con un sorriso che ha conquistato tutti. La parziale maglia rossa gli ha dato molto entusiasmo. Deve soprattutto migliorare sotto il profilo tattico.
Kristian Sbaragli, voto 8: una grande sorpresa per i colori italiani. Uno che, siamo convinti, migliorerà ancora sino a raggiungere alti livelli di rendimento. Intanto, una vittoria di tappa e diversi piazzamenti parlano per lui.
Questi i protagonisti che abbiamo “sottoposto” a pagelle e valutazioni. Ma non dimentichiamo tutti gli altri protagonisti di una Vuelta che è stata spettacolare e, diciamola tutta, ha ridato credibilità a un ciclismo italiano che, a parte la Gand-Wevelgem di Luca Paolini, ha sinora fallito nelle grandi classiche.
E tanti complimenti alla Lampre Merida: le grandi vittorie di Oliveira e Ruben Plaza, in un certo senso, ci appartengono.



