di Claudia Boddi
“Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. Soltanto l’intelligenza che sa essere leggera, può sperare di risalire.” (da “Nero su nero”, 1979)
Siciliano nativo di Racalmuto, in provincia di Agrigento, Leonardo Sciascia nasce l’8 gennaio 1921. La sua biografia narra di un uomo dalle mille sfaccettature, personaggio tra i più poliedrici che il panorama pubblico di casa nostra ci abbia mai offerto: Sciascia è, a un tempo, scrittore di successo, sceneggiatore, poeta, insegnante elementare ma anche deputato della Repubblica italiana tra gli anni Settanta e Ottanta, ed eletto al Parlamento europeo con il partito radicale. Come membro della Camera prende parte ai lavori delle commissioni sulla strage di via Fani, sull’assassinio di Aldo Moro, sul terrorismo, e a quelle di inchiesta sul fenomeno mafioso.
Giovane allievo di Vitaliano Brancati, che presto diventa suo modello, trasforma l’interesse da sempre nutrito per la storia e per la scrittura, in una professione appassionata. Nel 1952, il suo primo libro “Favole della dittatura”, una raccolta di ventisette racconti brevi in prosa. Sempre molto vicino ai temi della sua terra, che hanno caratterizzato larghissima parte della sua opera, nello stesso anno esce “Sicilia, il suo cuore”, antologia di poesie illustrata dallo scultore catanese Emilio Greco. L’anno successivo, vince il Premio Pirandello grazie a un intervento critico sul suo conterraneo dal titolo “Pirandello e pirandellismo”. Sebbene sia un autore decisamente prolifico, il successo presso il grande pubblico lo ottiene solo nel 1961 con il famoso “Il giorno della civetta” romanzo di mafia e di denuncia sociale che connoterà, come detto, il suo taglio narrativo predominante e la sua fisionomia di scrittore.
Tra le sue opere più note, in ordine cronologico, troviamo “A ciascuno il suo” risalente al 1966, da cui l’anno successivo fu anche estratto un film diretto da Elio Petri. Altro titolo molto conosciuto e sicuramente degno di nota è “Todo modo” che, nel 1974, in pieno clima di referendum sul divorzio e della sconfitta politica dei cattolici, “parla dei cattolici che fanno politica” (Sciascia) generando moti di sdegno nelle già destabilizzate file ecclesiastiche. In quest’epoca, s’infittiscono i suoi contatti con la cultura francese, che ha sempre rappresentato per lui un punto di riferimento intellettuale. Di stanza a Montecitorio fino al 1983, si occupa significativamente dell’inchiesta sul rapimento Moro e continua a farlo anche dopo essersi dimesso a causa dei contrasti con il PCI di Berlinguer. Alla luce di una collaborazione scelta con la casa editrice Sellerio di Palermo – che festeggerà nel 1985 la sua centesima pubblicazione con le “Cronachette” – Sciascia dà vita alla pregevole collana intitolata “La memoria”.
Prima che una malattia mortale avesse la meglio sul suo coraggio e sul suo attaccamento alla vita, l’intellettuale siciliano ci ha lasciato, tra gli altri, un piccolo capolavoro, “Una storia semplice” – in libreria il giorno della sua morte avvenuta a Palermo il 20 novembre 1989 – dal quale si evincono i tormenti e la ricerca esistenziale dettati dalla complessa situazione italiana di quegli anni. Prima di morire pubblica anche “Alfabeto pirandelliano” (in omaggio a uno dei suoi grandi amori classici insieme a Manzoni), “A futura memoria” (edito postumo) e “Fatti diversi di storia letteraria e civile”.
Con la sua produzione letteraria ricca e multisfaccettata, mossa soprattutto da un forte valore di giustizia sociale, figlia di una mente sempre lucidissima e di una capacità analitica profonda e radicata, Sciascia ha senz’altro contribuito alla costruzione di coscienze postere più consapevoli.


