LETTERA A PIERINO MEDICI, SOLDATO DELLA CAMPAGNA DI RUSSIA

di Gianluca Bonazzi

Caro Pierino,

è Gianluca, un tuo lontanissimo nipote che ti scrive.
Non ci siamo mai potuti conoscere, di te mi son giunti solo echi tenui, circa una tua tenerezza fatta smarrire in Russia da stupide decisioni che definire umane significherebbe fare un torto all’Umanità intera.
Mi sei venuto molto in mente quando ammirai il film di Vittorio De Sica I girasoli, con Marcello Mastroianni e Sofia Loren, storia di un italiano durante e dopo la campagna di Russia.

da giorgiorigon.it

Ti ho immaginato mentre guardavi le sue distese infinite, immortalate dal film.
Forse ci stiamo conoscendo adesso. Scrivendo questa lettera, è come se fossimo in due stanze diverse, da dove ognuno avverte la presenza silenziosa ed invisibile dell’Altro, senza Tempo né Spazio.
Non so dire a chi si deve il fatto del ritrovamento della tua medaglietta di riconoscimento, dei tempi, dei modi, oltre agli autori materiali, ma ne intuisco il profondo significato.

È una fortuna inimmaginabile, una coincidenza ricchissima; non economica però, una volta tanto.
In tempi di crisi come l’attuale, un fatto come questo dona una luce straordinaria su tutti quelli che lo vengono a sapere e in particolare sui tuoi discendenti, sulla nostra famiglia, parenti vicini e lontani che per un momento possono sentirsi fusi tutti insieme in un qui e ora memorabile.

Tra tutti però io mi ritengo il più fortunato, perché da anni, pur tra sofferenze, solitudini e scelte con un misto di gioia e di dolore, ho avviato un lento ritorno a casa, suddivisa tra Pellegrino P. e Varano M., suggellato come non mai quest’anno da una serie di eventi pubblici a carattere culturale da me pensati e proposti alle comunità locali e alcuni già realizzati ed altri ancora da svolgersi.
Prendo a prestito le parole, guarda caso ritrovate proprio in questi giorni, di una quasi tua conterranea, anch’essa purtroppo non conosciuta, l’insegnante Marisa Castelli Zanzucchi di Varano Melegari, deceduta qualche anno fa:

“Tutto ciò che vive ha memoria. Tutto ciò che ha memoria ha storia. Tutto ciò che ha storia ha identità. Tutto ciò che ha identità non è mai solo. L’umanità è la sua storia.”

Ecco, in tempi di crisi come questi, un fatto come il tuo, come il nostro, offre una lezione di Vita, di Vita vera, senza prezzo. Fa sentire meno soli, dona speranza per il futuro, fa capire quali siano i veri valori, troppo frettolosamente smarriti nella corsa al benessere. Fa capire che siamo tutti collegati, basso/alto, sinistra/destra, ricchi/poveri, belli/brutti, nord/sud/ovest/est, tutti tenuti assieme e con Madre Terra che ci nutre, con l’Universo intero che c’incanta, da un filo sottile, invisibile, ma inossidabile. È il filo della Vita, intessuto non si sa da chi, come, quando e perché. Negli ultimi decenni questo filo l’abbiamo smarrito. Quel ritrovamento ci esorta a riprender contatto con quel filo.

Ti ho scritto per l’urgenza di manifestare, in modo che l’emozione non mi scoppi dentro, il mio attuale stato d’animo, dove confluiscono il personale, il familiare ed il collettivo. Ti ho scritto, anche perché mi sono arrivate le tue lettere dalla Russia.
Non m’interessa l’applauso; a proposito, perché la gente applaude ai funerali? Preferirei sapere che chi mi ha ascoltato abbia accolto nel cuore la mia lettera, traendo dal ritrovamento un punto di luce che squarci le vele d’ombra sul futuro.

Grazie, Pierino.
Grazie, Destino.

Gianluca.


Pierino Medici era fratello di mia nonna, madre di mia madre, nativi nel Comune di Pellegrino Parmense.
È partito per la guerra in Russia, poi disperso. Quanto è stato ritrovato è la sua medaglietta di riconoscimento.
Verrà riconsegnata alla famiglia domenica 15 luglio, in una cerimonia pubblica a Pellegrino Parmense, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Abbiategrasso, che l’ha ritrovata.

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