LIEGI: IGLINSKIJ BEFFA NIBALI SUL FILO DI LANA

di Emiliano Morozzi

 

Ultimo appuntamento sulle strade del nord Europa per i corridori, chiamati ad affrontare la classica più antica, la Liegi – Bastogne – Liegi. Soprannominata “La Doyenne” (la decana) la corsa ciclistica che si snoda sulle ripide erte del Belgio vallone festeggia quest’anno i suoi 120 anni di esistenza. Una corsa che anche in tempo di guerra fu disputata: correva l’anno 1943, il Belgio era ormai da tre anni sotto il giogo nazista, ma gli organizzatori decisero ugualmente di disputare la gara, il cui podio fu interamente belga (Depoorter, Didden e Ockers nell’ordine). Una corsa che è stata soprannominata anche “la corsa degli italiani“, perchè dietro agli inarrivabili belgi nell’albo d’oro ci sono i corridori di casa nostra, con dodici vittorie all’attivo, quattro delle quali ottenute da Moreno Argentin (nella foto sopra il trionfo nel 1987 – da www.cyclesportmag.com), secondo nel numero delle vittorie a Ligi soltanto al “cannibaleMerckx.

Profilo altimetrico – www.letour.fr

Durissimo come sempre anche il tracciato di quest’anno; undici “côtes dalle dure pendenze da affrontare, più di 250 chilometri di strada da percorrere, e come ogni anno, una lista di corridori alla partenza fatta di grandi nomi: non solo cacciatori di classiche ma anche uomini capaci di primeggiare nelle grandi corse a tappe. Quest’anno la gara si presenta quanto mai incerta; il dominatore della passata edizione, Philippe Gilbert, è ancora a secco di vittorie, ma all’Amstel Gold Race e mercoledì alla Freccia Vallone ha dato segni di risveglio, dimostrando di volersela giocare anche se la gamba non è quella dei giorni migliori. Dietro di lui, i nostri Cunego e Nibali, il poker spagnolo formato da Freire, Sanchez, Valverde, Rodriguez, i due fratelli Schleck. Decisive con molta probabilità le ultime tre salite: la Redoute, per togliere di mezzo qualche avversario, la Roche aux Faucons per tentare l’assalto da lontano e l’ultima fatica, il Saint-Nicolas, per lasciare la compagnia e involarsi verso il traguardo di Liegi.

Si comincia con la fuga di cinque corridori a caccia di gloria, che diventano otto ai piedi della Redoute: tra questi, un paio di nomi interessanti, come Kiryenka e quel Pierre Rolland capace di imporsi sull’Alpe d’Huez nel Tour 2011. Anche se non è più decisiva come nelle edizioni passate, la Redoute è una impennata secca che fa paura e miete le sue prime vittime: Gilbert mette la squadra a tirare, Valverde viene appiedato da un guasto meccanico proprio sul tratto duro, Sanchez boccheggia nelle retrovie e Nibali, sulle pendenze arcigne della salita vallone, si sfila la mantellina come se fosse in un tratto di pianura, senza palesare il minimo sforzo. Sembra una dimostrazione troppo sfacciata della propria buona condizione, ma l’italiano dimostra con i fatti di avere la gamba buona e quando il gruppo attacca la salita di Roche aux Faucons, scatta facendo una bella selezione. I fratelli Schleck naufragano, Gilbert regge alle continue frustate di Nibali, ma quando il siciliano se ne va in un tratto di discesa, lascia agli altri il peso dell’inseguimento. Davanti il corridore della Liquigas sembra volare, dietro il gruppo pare disorganizzato e il vantaggio – cronometrato ahimè soltanto sul gruppo di inseguitori più numeroso – sembra crescere col passare dei chilometri.

Iglinskij vince a Liegi – default.media.ipcdigital.co.uk

Quella di Nibali sembra assumere le caratteristiche di una cavalcata trionfale: il confronto televisivo tra la pedalata potente e fresca del siciliano e quella legnosa degli inseguitori sembra non lasciare dubbi su chi sarà il vincitore. Le corse però finiscono soltanto sotto la linea del traguardo ed è nei suoi pressi che si consuma la beffa per il corridore italiano, amara come la sconfitta al termine di un Giro di Lombardia vissuto da protagonista; da dietro lentamente rinvengono il kazako Iglinskij e lo scalatore Rodriguez e sull’ultima asperità di giornata, la salita di Saint-Nicolas, il corridore dell’Astana lascia dietro lo spagnolo e si lancia alla caccia del nostro portacolori. Vincenzo in salita perde terreno e nella discesa che precede l’erta finale non riesce a guadagnare secondi preziosi, appena la strada si inerpica di nuovo molla infine la presa: si fa affiancare dal kazako, gli succhia la ruota, ma nulla può quando Iglinskij piazza l’accelerazione decisiva che vale la vittoria. E’ la consacrazione per il kazako, che alza per la prima volta le braccia al cielo in una grande classica; dietro la sua faccia felice, un Nibali con il morale sotto le ruote, che taglia il traguardo con il gruppo inseguitore sullo sfondo. Bel numero quello di Iglinksij, che ha saputo dosare le energie andando all’attacco al momento buono, prima che Nibali potesse prendere troppo vantaggio; al siciliano invece, come al Lombardia, sono mancate le energie nel finale, ma ancora una volta ha dimostrato che può essere protagonista, e magari protagonista vincente, non solo nelle grandi corse a tappe ma anche nelle classiche.

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  1. CiclistaVero 23/04/2012

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