L’importanza dello sport nella vita quotidiana

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di Francesco Gori

L’importanza dello sport nella vita quotidiana dell’uomo moderno è sotto gli occhi di tutti.

Analizziamo il fenomeno attraverso un estratto della tesi Tra sport e sociologia: i rituali del tifo organizzato nel calcio in Italia e Spagna”.

L’importanza dello sport nella vita quotidiana

Sport competitivo e di massa

Lo sport è una base importante della nostra società. Basti pensare a quanti sono coloro che lo praticano, lo organizzano, lo dirigono, e lo seguono. Le chiacchiere da “Bar Sport” sono un esempio significativo della sua invasione nel quotidiano (calcio in primis, ma si discute anche su tanti altri avvenimenti sportivi):

“Il tecnico da bar è l’asse portante di ogni discussione… studia la Gazzetta dello Sport… parla di calcio, di sport in genere… Tutti sanno che il momento più importante per un tecnico calcistico da bar è quando, il giorno prima di una partita della nazionale, egli deve dare la sua formazione… Poi spiega il perchè della sua scelta… A questo punto l’uomo col cappello interviene e dice la sua” (Bar Sport, Stefano Benni).

Ma non solo:

“… nei giorni festivi è sempre più consueta la visione di coppie silenziose, che camminano lentamente tenendosi per mano, lui ascoltando la cronaca di calcio dalla sua radiolina portatile, lei vagando con lo sguardo attorno, finché la fine dell’incontro non riapra in qualche modo una conversazione” (Sociologie du sport, G.Magnane).

acilivorno.it

Lo sport moderno è sempre più orientato al risultato e allo spettacolo, raccoglie milioni di praticanti e folle innumerevoli di appassionati, tanti interessi finanziari.

Ma è altrettanto importante parlare di educazione fisica e di sport di massa, concetti che meglio ci riportano all’importanza dello sport nel “quotidiano”. Queste due interpretazioni di esso (competitivo e di massa) dovrebbero essere complementari ed armoniosamente coordinate tra loro ma in realtà, lo sport di alto livello – quello dei campioni -, conserva una netta priorità nelle preoccupazioni dei governi e delle popolazioni.

“Tuttavia, per la maggior parte degli educatori ed anche per un numero crescente di dirigenti sportivi, la grande impresa umana e sociale da realizzare si pone nel campo della scuola e dello sport per tutti. Infatti, se lo sport può avere virtù educative, se la sua pratica costituisce, anche oggi, una necessità biologica e psichica per l’equilibrio della vita, occorre che sia messo alla portata di tutti e non soltanto di un’infima minoranza di individui specificamente dotati. Alcuni considerano che il campione è indispensabile per trascinare la massa alla pratica degli esercizi sportivi, che è la chiave per giungere all’educazione delle masse, altri dubitano del valore d’esempio del campione” (Problemi fondamentali dell’educazione fisica e dello sport, P.Seurin).

Per non opporre gli uni agli altri –  i giochi agli sport di competizione, le attività all’aria aperta agli esercizi di mantenimento della condizione fisica -, è stato coniato il termine sport per tutti. Con tale termine si racchiudono tutte le forme di sport perché “lo sport può avere un significato diverso, per persone diverse o anche per la stessa persona in momenti diversi della sua vita” (P.Seurin), pur riconoscendo una sostanziale diversità tra sport-gioco e sport di competizione selettiva. Dal punto di vista pratico, si è visto come tutto ciò si sia realizzato con l’istituzione di scuole di ginnastica in tantissimi paesi nonché di campagne pubblicitarie per lo sviluppo dello “sport per tutti”.

Certo rimane cosa differente dallo sport di competizione, ed è interessante analizzare a questo proposito uno studio su tali differenze, realizzato da Jurgen Dieckert della Rft (P.Seurin).

Le motivazioni che spingono all’attività sportiva sono appena accennate; indubbiamente sono molte, e quella competitiva rimane la principale. Col tempo però, e soprattutto negli ultimi anni a causa del malsano stile di vita del mondo industrializzato, riguardano più da vicino la nostra salute, in quanto è ormai constatato che l’attività fisica è utile nella prevenzione delle malattie.

Perché viene praticato lo sport?

Indagini svolte in numerosi paesi (Svezia, Finlandia, Norvegia, Stati Uniti, Francia ecc.) hanno messo in evidenza le motivazioni più frequenti che spingono ad attività fisiche (P.Seurin):

  • mantenimento e perfezionamento dello stato di salute; – bisogno di attività fisica in un mondo che condanna alla vita sedentaria;
  • necessità di distrazione, di distensione e di riposo nervoso, evasione provvisoria dalle preoccupazioni e dalle tensioni della vita quotidiana;
  • opportunità di comunicazione con gli altri, in un mondo nel quale l’individuo è sempre più isolato tra la gente;
  • un ritorno alla natura in un mondo industrializzato, dalla vita artificiale e nel quale la vita urbana domina sempre più su quella in campagna;
  • affermazione e sperimentazione di se stesso, scoperta del proprio corpo e delle sue possibilità;
  • preoccupazioni estetiche;
  • amore del gioco competitivo (ma quest’ultimo fattore interviene poco frequentemente).

Quello che emerge è che i fini dello sport sono essenzialmente tre:

  • agonistici;
  • educativi;
  • ricreativi.

È chiaro come lo spirito agonistico sia la molla che spinge: l’applicazione intensiva, nello sport competitivo, esige uno stato organico ottimo, un equilibrio psichico accettabile, una buona padronanza motoria. Queste sono le condizioni ideali che si richiedono a chi ha voglia di praticare lo sport agonistico e tentare una performance.

I fini educativi riguardano innanzitutto il corpo, “educato” all’esercizio fisico, con la possibilità da parte nostra di padroneggiarlo meglio (ricordiamo l’esempio di Sparta). Ma lo sport agisce anche sull’autocontrollo, esalta le energie mentali, contribuendo alla formazione integrale della persona umana. Esso forgia il carattere, “guidando alle doti morali, migliorando la volontà e la sopportazione della fatica e del dolore, favorendo l’acquisizione del coraggio, la consuetudine alla correttezza, la pratica costante della lealtà, nel sottofondo di un apprezzamento esistenziale che si tramuta spesso in vera gioia di vivere”. (Dizionario dello sport, E.Enrile). Inoltre scongiura l’apparizione di manifestazioni di insoddisfazioni che si rivelano nei giovani, offrendosi come elemento di felicità e contribuendo a creare un tipo d’uomo sano, vigoroso, dinamico, consapevole del suo valore e dei suoi limiti.

Il terzo fine, quello ricreativo, sottolinea invece l’essenza ludica tanto cara a J.Huizinga in Homo ludens.

Qualunque sia il motivo che spinga un giovane, una persona, a praticare uno sport, le conseguenze sul piano fisiologico, psicologico e caratteriale sono evidenti. “L’attività sportiva, cioè, determina degli effetti” (E. Enrile).

Sul piano fisico, lo sport aiuta ad essere più belli, agendo in maniera positiva sui muscoli, rendendoli più forti, sulle ossa, favorendone l’accrescimento, ed ovviamente sull’apparato respiratorio. “Tutte le grandi funzioni organiche risentono dell’esercizio sportivo. Il muscolo accresce la sua tonicità, la circolazione sanguigna è attivata, il cuore è grosso, lento e stenico, la capacità respiratoria risulta aumentata, il sistema nervoso si perfeziona” (E.Enrile).

L’attività sportiva è anche un vero tonogeno della psiche, scaricare l’iperaggressività faticando in un campo di gioco significa spesso ridare equilibrio ad una psiche che subisce stress emozionali continui.

Ma lo sport è anche un’occasione stupenda per mettere l’uomo a contatto con l’uomo, per creare un qualche tipo di rapporto sociale. È una pratica che spesso porta a seminare amicizie che poi continuano anche fuori dall’episodio sportivo. Esso cementa i sentimenti, è un microcosmo su cui si riflette il macrocosmo della vita societaria.

Gino Bartali al Tour de France – web.tiscalinet.it

Lo sport non è un espediente contro l’emergere dei difetti umani (iperaggressività, astuzia, abuso della forza ecc.) ma ha un ruolo positivo, quello di migliorare la personalità. È un mezzo espressivo della cultura di massa, è veicolo di eccitazione pubblica ma anche di incredibile distensione. Vale la pena ricordare come la vittoria di Bartali al Tour ebbe il potere di risolvere un terribile momento di tensione politica.

Durante l’estate 1938, nel momento in cui la guerra si annunziava con i presagi più tristi, i protagonisti della storia, che si chiamavano Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier non riuscivano a togliere dalla prima pagina dei giornali i protagonisti di una corsa ciclistica promossa a ragno di pacifica epopea popolare. Di che si parla – notava un giornalista, ai primi di agosto, nei piccoli caffè lungo le strade ove, costretti dal sole bruciante, turisti e ciclisti si rifugiavano a bere? Del Tour, naturalmente; la radio commenta l’ultima tappa e, alle sei e mezzo, in tutti i paesi, la popolazione raccoglie davanti agli altoparlanti per ascoltare la trasmissione. L’uomo del giorno per le folle francesi, non era né questo né quel capo di Stato incaricato di difendere la pace del mondo, né l’altro che la metteva in pericolo. L’uomo del giorno era Gino Bartali, un italiano che stava per vincere il Giro di Francia” (G.Magnane).

Nonostante alcuni denigratori, l’importanza dello sport è evidente, e offre occasioni di interazione e rappresenta la sintesi più felice di due concetti che solo apparentemente sono antitetici: libertà e disciplina.

Estratto del testo Tra sport e sociologia: i rituali del tifo organizzato nel calcio in Italia e Spagna”, tesi scaricabile cliccando il link sottostante.

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