di Nicola Pucci
Provate ad indovinare, amici viandanti: è una delle capitali più seducenti d’Europa; si distende lungo le rive di un fiume che distribuisce serenità; conserva fiera e nostalgica le gesta di navigatori audaci che si son spinti verso terre ignote.
Sì, siamo a Lisbona, che mi colpisce fin da subito per il clima mite e l’insolita luminosità del cielo. Sarà l’Oceano non troppo distante, ipotizzo. Sento di amarla, questa città che si accovaccia ai piedi della collina del Monsanto e che osserva i movimenti delle sue genti dall’alto del Castelo di São Jorge.
Da Praça do Comercio, nevralgica e brulicante come tutte le grandi piazze, mi inerpico nell’Alfama, il rione che più di ogni altro simboleggia l’anima antica di Lisbona. Un dedalo inestricabile di strette viuzze costeggiano la Sè Catedral, oltrepassano il Miradouro de Santa Luzia – piastrellato di azulejos – che regala agli occhi del turista la cartolina con veduta dall’alto e raggiungono la sommità dello sperone. L’orgoglio lusitano quassù trova fortezza, proteggendo tradizioni popolari che risalgono a secoli gloriosi seppur lontani. Potremmo salire a bordo dell’ “eletricos” numero 28, il tram che qui non odora di naftalina, ma preferisco compiere il percorso a piedi, respirando l’autenticità del luogo.
L’acqua è origine e continuità per Lisbona. Ed è solcando gli oceani che il Portogallo ha conosciuto momenti di supremazia planetaria. Lungo le sponde del fiume, un monumento omaggia questa terra generosa di grandi esploratori: il Monumento alle Scoperte, fatto costruire per celebrare i 500 anni della morte di Enrico il Navigatore, raffigurato a prua della costruzione. Magellano, Vasco de Gama, Bartolomeo Diaz… il monumento ha forma di caravella ed onora i suoi eroi del mare.
In questa zona Lisbona illustra al mondo due capolavori architettonici che meritano la vetrina Unesco. La Torre di Belem, posta alla foce del fiume a difesa della città, dall’aspetto educato ed esente da pecche, e lo stupefacente Mosteiro dos Jeronimos. Sono stato a più riprese a Lisbona, la prima ormai 15 anni fa, ma tutte le volte che metto piede da queste parti mi emoziona ancora incontrare il profilo di questo diamante dello stile manuelino. La forza ornamentale è straordinaria; nell’osservare l’esplosione di archi, volte, travi, colonne e nicchie si resta affascinati dall’intrecciarsi perfetto di motivi marini con elementi floreali e simboli cristiani. Il chiostro, poi, è imbarazzante per quant’è bello.
Necessiterei di un’enciclopedia per raccontarvi di quanto questa città abbia da offrire al turista ambizioso e dal passo svelto. Mi vien da consigliare di far conoscenza col grande Fernando Pessoa, che come nessun altro è stato capace di descriverne l’anima triste e malinconica ma così struggente; mi vien da proporvi una serata all’insegna del canto nostalgico che qui Amalia Rodrigues rese celebre, il “fado“; mi vien da lasciar godere le papille gustative assaggiando le famose “pasteis de belem” e abbuffandomi di “bacalhau“; mi vien da concludere l’esperienza nella capitale scavalcando il Ponte 25 de Abril, fatto costruire dal dittatore Salazar, per andare a salutare il Cristo-Rei che sembra avvolgere Lisbona in un abbraccio denso di significati religiosi.
Bando alle chiacchiere, amici viandanti, adesso affrettatevi: ottobre è il mese ideale per scoprire la città che si allunga sulle sponde del Tago. Già, il Tago, il fiume si chiama così, non ve l’avevo ancora detto?



