L’ITALIA DEL ROCK… UNO STIVALE “BORCHIATO”

di Giacomo Parretti

Diciamoci la verità… l’Italia, il nostro bel paese, non è che sia proprio la patria del rock, ovvero uno Stivale “borchiato“, tant’è che i primi avvicinamenti a questo genere di musica erano dettati assolutamente dal seguire il filo americano. Addirittura i primi brani proposti in lingua italiana erano “cover” di brani già di successo oltreoceano.

È vero che questo fenomeno, quando si parla di rock, non fa apparire certo l’Italia ai primi posti ma è anche vero che l’importazione di idee e sonorità degli Stati Uniti ha sviluppato una base sulla quale lavorare, e sulla quale alcuni musicisti e cantautori italiani hanno negli anni creato il “rock all’italiana“.

Vasco Rossi e Ligabue – http://static.fanpage.it

Con questo argomento l’attenzione ricade subito su due artisti di fondamentale importanza, che spesso sono stati messi, e si sono messi, l’uno contro l’altro, generando a loro volta anche una forte divisione tra i fan: Vasco Rossi e Luciano Ligabue.

Generazioni diverse, stili di rock diversi, storie di vita diverse. L’uno sfida il destino continuamente, vivendo “al massimo” e facendo trapelare dalle canzoni, caratterizzate da frasi brevi, concise e dai concetti chiari, un ventaglio di emozioni che va dalla sofferenza alla gioia estrema. L’altro racconta storie rimanendo meno estremo e più generalista ma trasmettendo perfettamente ciò che rimane da un’esperienza, carpendo ogni attimo emotivo concentrandosi sul pensiero. Questo sia dal punto di vista della parola sia da quello dell’arrangiamento musicale. Il “Kom” infatti sposa perfettamente il rock puro (non a caso si avvale anche di collaborazioni importanti con musicisti d’oltreoceano) caratterizzando moltissimi brani da soli di chitarra estremamente protagonisti. Il “Liga” arrangia in maniera molto più soft, concentrandosi soprattutto, se non solo, sulle caratteristiche della sua voce.

La diatriba Vasco contro Ligabue fa discutere milioni di fan da anni e si sviluppa anche in un sistema in cui si tende a dimenticare che in Italia, nel rock, non ci sono soltanto loro.

Parte importante della storia dell’Italia del rock è stata scritta dai Litfiba, band fiorentina fondata e costruita sulla voce di Piero Pelù e sulla penna di Ghigo Renzulli. I Litfiba hanno creato uno stile che ancora oggi è inimitabile ed unico. I vocalizzi di Pelù e i testi mistici di Renzulli sono sempre stati un binomio perfetto, tant’è che nel periodo della loro divisione, i successi discografici si sono ridotti ai minimi. E’ bastata una reunion, con tour annesso, a riaccendere i fans e a far registrare il pieno ai botteghini.

Rimanendo in Toscana, ma spostandosi da Firenze ad Arezzo, troviamo i Negrita, a mio avviso la band con le sonorità più belle, che riescono ad esprimere non solo i concetti chiave delle loro canzoni ma addirittura la provenienza di esse. La loro prerogativa principale è sempre stata quella di riuscire a migliorarsi continuamente senza mai soffermarsi sui successi del disco precedente: grande energia nei live e grande cuore nei testi.

Non si può certo lasciare in secondo piano i Negramaro, artisti più giovani rispetto ai precedenti in termini di discografia. I ragazzi del Salento, tramite il loro front man Giuliano Sangiorgi, hanno ripreso perfettamente lo stile derivante dall’Inghilterra, altra patria del rock mondiale. Importantissimo l’uso della tecnica vocale del falsetto sul quale viene creato lo stile tipico ed individuabile ldella band, l’elemento che a “colpo d’orecchio” fa riconoscere in un attimo che li stiamo ascoltando.

Il rock è anche donna, eccome se lo è! Irene Grandi, del resto, lo ha detto molte volte nelle sue interviste. Irene, nei suoi brani, racconta le sue avventure, i suoi divertimenti, i suoi amori e le sue passioni. Forse è un po’ il Vasco Rossi al femminile, dato sì il ventaglio di emozioni molto ampio, ma anche un’importante collaborazione con il rocker di Zocca che l’ha portata sulla cresta dell’onda con “La tua ragazza sempre“.

Non tutti hanno seguito la vena del rock per tutta la carriera. Francesco Renga, ad esempio, ad oggi è totalmente un cantante di musica leggera, ma le sue origini vedono belle ed emozionanti distorsioni. Renga arrivò al successo con i Timoria, ne era il front man. Dopo la scissione i Timoria hanno portato al successo uno dei pezzi più belli che abbia mai ascoltato, “Sole spento“, salvo poi però essere l’unico.

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Il rock lo si ama o lo si odia, lo si segue o lo si abbandona, ma nel periodo che lo viviamo ci porta all’estremo di ogni sensazione facendoci così vivere, e qui ha pienamente ragione Vasco, al massimo.

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