di Giovanni Agnoloni
Luciano Curreri, Quartiere non è un quartiere, Amos Edizioni, 2013
Quartiere, un nome che sa di limite, di confine. Di porzione di un’entità più grande: una città, o anche solo un paese. Il fatto è che quello di cui si parla in quest’opera di Luciano Curreri è un paese, ovvero non è (solo) una porzione. È un tutto, come il titolo del libro dice con chiarezza. Un piccolissimo centro della provincia di Ferrara, con i suoi rituali, le sue abitudini, le sue macchiette e le sue perle di saggezza popolare.
Leggendo queste pagine, è inevitabile la sensazione di amarcord, o il richiamo a un universo provinciale consegnatoci alla memoria da pagine come quelle di Giovannino Guareschi o, in un contesto “di genere” e cronologicamente più vicino a noi, di Valerio Varesi. Ma qui non ci sono un Don Camillo e un Peppone, e non c’è neppure il commissario Soneri.
C’è un’altra figura, femminile: una sorta di dea-madre locale, nume tutelare di memorie e rimpianti, la Dolene, propinatrice di massime e pietanze, e custode di un mondo andato, in una dispersione verso l’interno che è l’assenza al centro di questo microscopico universo.
È qui, nel nucleo di uno spazio-senza-spazio, che si realizza la dimensione di confine e di apertura insita in questo (e forse in “ogni”) Quartiere. Il tono spesso discorsivo, evocativo di dialoghi e consuetudini di paese, non può non lasciar trasparire tale sostanza filosofica, nascosta come in filigrana dietro la trama di queste pagine, che si snocciolano come le immagini di un remoto carosello.



