di Giovanni Agnoloni
Un’intervista allo scrittore connettivista Mario Gazzola, esperto di musica e di cinema (nonché co-autore, con me, della recente antologia NeXT-Stream, a cura di Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Lukha B Kremo, edita da Kipple), che da domani, mercoledì 25 febbraio 2015, parte con una rassegna cinematografica milanese dal titolo “Crepe nella realtà”, in programma allo Spazio Ligera.
1. “Crepe nella realtà”: una rassegna di cinema dallo stesso titolo di una tua raccolta di racconti. Quale il nesso?
A livello di trame, nessuno: i miei racconti non sono ispirati direttamente ad alcuno dei film in programma. Ma il titolo continua a sembrarmi ideale per definire il tipo di fantascienza tutta “terrestre” cui appartengono tutti e tre i film, come anche i miei racconti: insomma, niente viaggi spaziali, alieni, mostri etc., ma piuttosto dei possibili presenti (o futuri imminenti) distopici, assurdi, surreali. Delle situazioni che potrebbero anche appartenere (o assomigliare) al nostro quotidiano, ma in cui uno scarto imprevisto – la “crepa”, appunto – proietta i protagonisti nella dimensione dell’incubo. In questo sì, i miei racconti di quell’antologia potrebbero essere “figli” di quei film, aggiornati ai tempi attuali.
2. Puoi illustrarci sinteticamente il programma?
Si comincia mercoledì 25 febbraio con La Decima Vittima di Elio Petri, tratto dal racconto La Settima Vittima di Robert Sheckley, che mette in scena una mortale caccia all’uomo interpretata da Mastroianni e Ursula Andress, con una satira della spettacolarizzazione mass-mediale dello spietato gioco gladiatorio che oggi non possiamo non trovare pericolosamente lungimirante.
Giovedì 5 marzo sarà la volta de L’Invenzione di Morel di Emidio Greco, ambientato su un’isola dell’Egeo e sospesa nell’atmosfera onirica creata appunto dall’invenzione del titolo, in grado di registrare e riprodurre all’infinito “in 3D” un frammento di vita vissuta: ancora un precursore della multimedialità e forse dei reality show, che all’epoca erano di là da venire (ma che trovi invece in pieno nei miei racconti, per tornare alle assonanze).
Mercoledì 11 marzo chiude la terna Le Orme di Luigi Bazzoni, che offre il titolo alla rassegna e in qualche modo precorre gli straniamenti del David Lynch recente, con Florinda Bolkan che vaga in una misteriosa città turca sulle tracce del proprio passato… o delle allucinazioni in cui vede un misterioso scienziato pazzo (Klaus Kinski) e due astronauti uccidere un uomo sulla luna.
Sono andato al Ligera per un concerto (i Macelleria Mobile di Mezzanotte), e lì ho visto il poster di una rassegna già in corso (cui poi ho pure partecipato presentando Spell di Cavallone), ho chiesto a Federico Chendi (agitatore culturale dello Spazio Ligera) se gli interessava che gliene proponessi una io in campo di una s/f un po’ particolare. Lui ha approvato con entusiasmo, chiedendo solo che i film fossero italiani, perché la linea del locale è quella di valorizzare la cultura underground italiana; e, pensando un po’ ai titoli italiani che potevano essere originali e in linea con la mia visione del genere… è venuta fuori questa terna.
4. È necessario educare il pubblico alla visione dei film?
Beh, in parte lo scopriremo alle proiezioni, penso. Probabilmente, al di fuori degli hardcore fan del genere e dei cultori del cinema pulp vintage, bisogna un po’ “educare” lo spettatore attuale ad apprezzare un cinema che proviene da un’altra epoca, povero degli effetti spettacolari cui oggi siamo abituati e dai ritmi più lenti, a volte ipnotici, anche se in questo molto affascinanti. E far notare, storicizzando, come il cinema italiano un tempo sapesse anche essere all’avanguardia, addirittura ispirare maestri internazionali come Kubrick o Ridley Scott. E poi… chi vivrà vedrà: solo a posteriori potrò dirti se si conferma, ad esempio, la famigerata teoria secondo cui la s/f da noi è invisa alle donne!
5. Qual è il “valore aggiunto” dell’arte cinematografica (ammesso che esista) rispetto alla letteratura?
Direi la sua stessa specificità: ti “fa vedere” i mondi immaginati dai suoi autori (tra l’altro, è stato del tutto involontario, ma qui letterari per tutti e tre i film!).
Il che, trattandosi appunto di mondi non realistici ma d’invenzione, consente al regista di “creare” nel senso più puro del termine. Lo capiamo perfettamente, secondo me, dal primo titolo in rassegna: ne La Decima Vittima, Elio Petri va oltre l’essenziale ambientazione del racconto breve di Sheckley, tutta concentrata sul rapporto cacciatore-vittima, per preparare il colpo di scena finale, dando forma ad una Roma futuristica e molto “pop art” (notate il Mastroianni biondo che sembra un mod!), che in un certo senso anticipa il design del décor di Arancia Meccanica del suddetto Kubrick, che però – notiamolo – arriva ben 7 anni dopo!
6. Hai nuove opere narrative pronte o “in cantiere”?
Sì, anche se non nel campo della fantascienza propriamente detta: ho terminato da poco il mio secondo romanzo – Buio in scena – ambientato in un carcere dove si prepara un esperimento di teatro interpretato da una compagnia di detenuti, che si sviluppa in chiave di noir e quindi di ghost story, quando i “fantasmi” da portare in scena si mostrano più reali che metaforici. Ha una marcata componente onironautica, ma quasi nulla di futuribile o hi-tech. Lo sto proponendo proprio ora, quindi spero che avremo presto modo di parlarne più diffusamente, non appena sarà pubblicato.
Invece è già oggi disponibile in ebook NeXT Stream, l’antologia connettivista in cui io sono presente con “Non si esce vivi dagli anni ‘80”, ad oggi il mio unico racconto giallo privo di elementi fantastici. Per i fan duri e puri della fantascienza, un altro racconto – stavolta nuovamente di s/f distopica – intitolato “Il Cervello Rivelatore”, dovrebbe essere pubblicato tra non molto in un’antologia intitolata “Progetto Europa”.


