di Nicola Pucci
La stagione delle grandi classiche del ciclismo 2015 si apre con l’appuntamento primaverile più atteso: la Milano-Sanremo, 293 chilometri di sudore e fatica da spendere tra il capoluogo lombardo e la città dei fiori, che celebra John Degenkolb vincitore.
Al solito il ventaglio dei favoriti è ampio per una corsa facile sul piano delle difficoltà altimetriche ma di complicatissima lettura tattica. Cancellara, vincitore nel 2008 e sempre sul podio negli ultimi quattro anni, e Sagan, beffato due anni fa da Ciolek, capeggiano la lista dei papabili al successo anche in virtù delle recenti prestazioni alla Tirreno-Adriatico. Il norvegese Kristoff è l’ultimo vincitore e pure quest’anno si merita una bella fetta di pronostico, l’Italia manca nell’albo d’oro dal 2006 quando Filippo Pozzato tagliò per primo il traguardo e proprio il vicentino in maglia Lampre è il più accreditato tra i tricolori, al pari del sorprendente Cimolai di questo inizio di stagione.
Passo del Turchino, i tre capi Mele, Cervo e Berta, la Cipressa e il trampolino di lancio del Poggio sono le storiche asperità da scavalcare e alla partenza dall’Arco della Pace molti accarezzeranno il sogno proibito ma uno solo in serata brinderà alla vittoria, sul traguardo posto in Via Roma. Come è nella buona tradizione nelle grandi corse di un giorno un drappello di temerari prende cappello dal gruppo dopo pochi chilometri: gli undici al comando sono Jan Barta (Bora-Argon 18), Sebastian Molano (Colombia), Maarten Tjallingii (LottoNL-Jumbo), Andrea Peron (Novo Nordisk), Tiziano Dall’Antonia e Marco Frapporti (Androni-Sidermec), Stefano Pirazzi (Bardiani-CSF), Adrian Kurek (CCC Sprandi), Matteo Bono (Lampre-Merida), Julien Berard (Ag2r la Mondiale) e Serge Pauwels (MTN-Qhubeka). Guadagnano circa 10 minuti di vantaggio ma il gruppo è allertato, non lascia ulteriore spazio e ricuce lo strappo, con la pioggia che accompagna i protagonisti sul mitico Passo del Turchino.
La cronaca è avara di spunti fino alla zona dei Capi, quando si alza l’andatura del gruppo sotto l’impulso degli uomini della Tinkoff Saxo e della Etixx-Quick-Step che lavorano a fondo per Sagan e Cavendish. Anche il Team Sky occupa in blocco le prime posizioni del plotone, per favorire la ruota veloce di Swift o l’eventuale colpo di mano di Thomas, recente protagonista alla Parigi-Nizza. Sul Capo Berta il gruppetto dei fuggitivi, di cui non fa più parte il colombiano Molano staccato in precedenza, si sfalda sotto l’impulso di Pirazzi e Bono che rimangono al comando con Pauwels e Berard. Lungo la discesa un paio di cadute frazionano il plotone con tre uomini del Team Sky, proprio Swift e Thomas più Rowe, che si avvantaggiano. Bono resta solo in testa ma la sua sorte è segnata, proprio mentre il sole fa finalmente capolino in Riviera dopo ore di pioggia.
Van Avermaet e Stybar sono i primi nomi grossi a muoversi sulla Cipressa, cade Demare, velocista tra i più attesi, e si spenge il sogno di gloria del bravissimo Matteo Bono. Il gruppo torna compatto, il Team Sky tiene alta l’andatura e papabili al successo come Kristoff, Cavendish, Lobato, Bouhanni e Colbrelli faticano a tenere le ruote del plotone principale mentre Pozzato è brillante nelle prime posizioni.
Si torna sull’Aurelia e tentano l’allungo Daniel Oss in maglia BMC e l’immancabile Geraint Thomas. La coppia è ben assortita e guadagna 30 secondi di vantaggio, abborda i primi tornanti del Poggio con 17 secondi di margine. Kristoff risale nelle prime posizioni del gruppo trascinato da Luca Paolini, Oss cede e Thomas resta solo al comando. Van Avermaet attacca, Sagan lo segue con Matthews e Valverde e poco prima dello scollinamento la corsa è ancora tutta de decidere. Nelle discesa cadono Gilbert, Ciolek che vinse nel 2013, Kwiatkowski e Stybar ed allora in Via Roma ad alzare le braccia al cielo è l’altro tedesco John Degenkolb che si impone in volata su Kristoff.


