di Nicola Pucci
I Mondiali di ciclismo 2015 si chiudono col trionfo di Peter Sagan nella prova su strada Elite.
Non è un percorso particolarmente impegnativo, quello disegnato tra le strade di Richmond: un paio di strappi in pavè stile Giro delle Fiandre negli ultimi cinque chilometri – i 200 metri della Libby Hill Park e i 100 metri della 23rd Street – e la leggera ascesa che porta ai 600 metri finali possono però selezionare un drappello di candidati alla maglia iridata, come già successo tra gli under 23 (secondo il nostro Simone Consonni) e per la prova femminile (quarta Elisa Longo Borghini). Degenkolb, Kristoff, Sagan è il trittico di favoriti e l’Italia gioca di rimessa, con Ulissi, Viviani, Trentin e Nibali capitani.
Il copione delle prime ore è scontato: cinque temerari allungano subito dopo il via. L’ucraino Khripta, il neozelandese Sergent, il serbo Stevic, il coreano Park e l’irlandese Dunne prendono cappello dal gruppo e se ne vanno, poco dopo raggiunti dal rumeno Tvetcov, l’americano King e il colombiano Alzate. Gli otto fuggitivi pedalano di comune accordo e velocemente guadagnano un buon margine, cinque minuti sul plotone guidato dall’Olanda che lavora per Terpstra, Boom e Tom Dumoulin.
La competizione è avara di spunti, a metà gara il vantaggio dei battistrada si stabilizza sui due minuti proprio mentre dal gruppetto di testa perdono contatto Khripta, Park e Stevic e il Belgio inizia a farsi vedere nell’organizzare l’inseguimento, per favorire le chances di Gilbert, Boonen, Van Avermaet e Vanmarcke. Ai -95 chilometri dall’arrivo termina la cavalcata dei fuggiaschi della prima ora, una caduta spezza il gruppo in più tronconi e Daniel Oss, coinvolto suo malgrado, è costretto al ritiro.
Ora il Belgio prende decisamente in mano le redini della corsa, con sei uomini a fare l’andatura e un Boonen particolarmente brillante. L’Australia è attenta a favore di Matthews e Gerrans, la Polonia protegge Kwiatkowski, e l’Olanda continua a muovere le acque con Gesink e Mollema. Ai -76 attaccano Pantano, Boivin, Siutsou e Taylor Phinney, il colombiano si stacca subito e Geschke, Vanmarcke, Stannard e il nostro Bennati inseguono con trenta secondi di ritardo ai -65.
La sfida ora è lanciata e l’Italia si trova a dover giocare d’astuzia, mentre la Francia accusa le difficoltà delle sue due punte, Alaphilippe e Bouhanni. Il terzetto al comando prende il largo e ai -55 il loro vantaggio sfiora i due minuti. La Spagna esce dal guscio con “Purito“Rodriguez e Samuel Sanchez e a tre giri dal termine il divario scende a 53secondi proprio mentre Alaphilippe si ritira, Bouhanni rientra nel gruppo principale e Nibali è costretto a cambiare la bicicletta.
E’ sempre straordinario il lavoro di Gesink e Tony Martin in testa al gruppo a favorire Boom e Degenkolb, così come Kreuziger si prodiga per il connazionale Stybar, mina vagante che ha nei polpacci la dinamite per la sparata risolutiva all’ultimo chilometro. Sul circuito iridato inizia a piovere e al terz’ultimo passaggio sullo strappo di Libby Hill si spenge il tentativo di Phinney, Siutsou e Boivin. E’ la volta di Stannard che si porta dietro Kwiatkowski, Boonen, Mollema, Daniel Moreno, Amador e Viviani che passano sul traguardo con 19secondi di margine sul gruppo.
L’azione dei sette uomini al comando è ben assortita, con il campione del mondo in carica e Boonen che fu arcobaleno a Madrid nel 2005; l’Italia ha dentro Viviani che è la pedina veloce a cui si affida Davide Cassani e Daniel Moreno può essere la carta a sorpresa della Spagna. Tocca a Germania e Australia, rimaste tagliate fuori dalla fuga, ricucire lo strappo e i gregari di Degenkolb e Matthews ci danno sotto: al suono della campana dell’ultimo giro il gruppo è nuovamente compatto e, come era facile prevedere, saranno gli ultimi sedici chilometri a decidere le sorti del campionato del mondo.
Ci provano Boom, Nelson Oliveira, ancora Amador, Kuznetsov e Van Avermaet ma Felline riporta sotto il gruppo e l’Italia, in superiorità numerica, staziona in blocco davanti a tutti. Farrar e Siutsou, encomiabile, attaccano ai -10 ma sono gli ultimi strappi a definire la contesa: Sagan, che non si era mai visto, spara le cartucce sull’impennata al 16% della 23rd Street, Gilbert e Boasson Hagen non riescono ad agganciarlo e lo slovacco se ne va a trionfare. Benvenuto fenomeno.



