di Nicola Pucci
Diciamoci la verità: dai Mondiali di pallavolo 2014 noi tricolori ci aspettavamo molto, ma proprio molto di più. Invece l’edizione che proclama la Polonia vincitrice per la seconda volta della sua storia si chiude con una delle versioni più deludenti dell’Italia.
Che non tirasse aria buona per i ragazzi di coach Mauro Berruto è palesato dal match di debutto con l’Iran, 1-3 che lancia gli asiatici verso un torneo da protagonisti e boccia in partenza le nostre illusioni di poter competere per le medaglie. Con la Francia abbiamo coraggio e grinta sufficiente per rimediare allo 0-2 iniziale, il 3-1 col Belgio illude di aver imboccato la strada maestra ma non sarà così. A questi livelli Portorico è una sorta di cenerentola ma ci batte comunque, 3-1, e quel che viene dopo è solo un calvario. L’Italia chiude il girone eliminatorio cedendo agli Stati Uniti, 3-1, per poi proseguire la striscia perdente nella seconda fase con Serbia, Polonia e Argentina, netto 3-0 e doppio 3-1 dopo aver vinto il primo set. La vittoria con l’Australia serve solo per le statistiche ma non rende certo meno amara una partecipazione totalmente da dimenticare.
Brasile e Russia dominano il torneo fin dalle prime battute, chiudendo con cinque successi i gironi eliminatori e trovandosi avversarie nel secondo turno, con il sestetto di coach Rezende che si impone 3-1. La Polonia gioca in casa e viaggia con le vele spiegate, così come la Francia sorprende con un gioco spumeggiante. Iran e Germania sono le altre due contendenti del sestetto che si presenta all’ultima settimana in corsa per le medaglie.
Una sorta di final six, dunque, con il sorteggio per la compilazione dei due gironi a tre che lascia ampio margine alle polemiche. Il primo raggruppamento mette a confronto tre outsiders, Francia, Iran e Germania; il secondo associa le tre principali favorite della kermesse mondiale, Brasile, Russia e Polonia. Ed è sbilanciamento palese che rischia di alterare i valori della manifestazione; ma, aggiungo io, regala anche un pizzico di novità che non guasta.
La Francia di Laurent Tillie, per esempio: gioca bene, diverte e con due successi si guadagna una semifinale inattesa all’avvio. L’Iran perde il confronto o la va o la spacca con la Germania e son proprio i teutonici l’altra gradevole sorpresa che agguanta un posto tra le prime quattro. Le grandi nel frattempo si scannano tra loro, con la Polonia che di rincorsa batte il Brasile e al tie-break concede il bis con i russi campioni olimpici ed europei in carica, e i verde-oro che si riscattano e col 3-0 alla Russia vanno prorio lì dove il loro rango impone, a giocare per il titolo mondiale.
I due incroci di semifinale dovrebbe evidenziare, si crede, la disparità di competitività tra chi punta a vincere, Brasile e Polonia appunto, e chi invece si è spinto ben oltre le aspettative, Francia e Germania. Ma la sfida che va in scena alla Spodek Arena di Katowice è tra le più memorabili che si ricordi: il sestetto di Rezende si impone infine 15-12 al tie-break ma i ragazzi di Tillie, con Earvin Ngapeth sugli scudi, escono a testa altissima dal torneo. Poco dopo è la volta della Polonia alimentare il sogno di un paese intero di diventare campione del mondo, come solo già nel 1974: i primi due set sono lottati punto a punto e si chiudono con i padroni di casa avanti, 26-24 28-26, la Germania acchiappa il terzo set, 25-23, ma il 3-1 conclusivo regala la finale che tutti volevano: la Polonia ospitante contro i tri-campioni del Brasile, replica del match di alcuni giorni prima vinto dal sestetto con impronta francese, guidato da coach Stephane Antiga che si avvale dell’assistenza di Philippe Blain.
Lucas dominante a muro e Lucarelli e Wallace incisivi in attacco creano una differenza incolmabile fin dalle battute iniziali del primo set della finalissima. Il Brasile viaggia a velocità doppia e chiude agevolmente il parziale, 25 a 18. Al cambio di campo la Polonia esce meglio dai blocchi, reagisce ad un primo set in sordina e sale sul 5 a 2. C’è finalmente partita e il pubblico che gremisce gli spalti della Spodek Arena si gode un match avvincente. Mika firma il 12 a 8, la Polonia prende un buon vantaggio riuscendo a contenere gli attacchi dei brasiliani, con Winiarski e Wlazly sugli scudi. Ma il Brasile non è morto, altrochè, dal 17-11 riaggancia la parità con un terrificante parziale di 6-0. L’equilibrio ora è sovrano, infine sono i polacchi ad imporsi, 25-22, con Mika che mette a terra la palla dell’1-1.
La marea biancorossa in tribuna spinge i suoi beniamini e il terzo set ha tanto l’aria di esser decisivo. La Polonia tiene sempre le leve del comando ma non riesce a piazzare il break dell’allungo, il Brasile insegue senza però riuscire a mettere la testa avanti. Sul 18-16 i padroni di casa sembrano aver trovato la chiave di volta per sprintare fino al successo ma il Brasile torna sotto aggrappandosi a qualche fiondata di Sidao, 19-19. Ma è la tenuta in difesa a fare la differenza, la Polonia regge a muro e chiude il set complice un errore in attacco di Lucarelli, 25-23. La Polonia gioca bene, indubbiamente, ma il Brasile non è quello dei giorni migliori e la partita volge in direzione dei ragazzi di coach Antiga. Lucas demolito da Nowakowski esce da una scena nella quale entra prepotentemente Mika, efficace in difesa, devastante in attacco e pure capace di piazzare ace in battuta: 8-7 al primo time-out tecnico del quarto set. Ma i brasiliani hanno la forza per cambiare l’inerzia delle cose, Lucas piazza due muri, Felipe in battuta fa male e in un amen i verdeoro salgono sul 21-18. E’ però un fuoco di paglia, la Polonia con un parziale di 6-0 va a servire per il match e col punteggio di 25-22 sale sul tetto del mondo.
Solo ai margini: la Germania batte la Francia 3-0 nella finale per il 3°-4° posto e per la prima volta nella sua storia pallavolistica sale su un podio che conta. Anche questa è un’impresa.



