di Alberto Giusti
Il Movimento 5 Stelle, checché se ne dica, non è un movimento anti-politico, anzi, vuole farsi paladino della politica, dice di volerla rimettere in mano ai cittadini. Addirittura, dopo la vittoria di Parma, Beppe Grillo ha parlato di vittoria dei cittadini sul capitalismo, visto il costo dichiarato di 6000 euro della campagna elettorale, dal quale immaginiamo siano esclusi gli spostamenti per i suoi comizi in giro per l’Italia.
Semmai il Movimento 5 Stelle è anti-partitico. Si schiera cioè contro alcune distorsioni o prodotti della democrazia rappresentativa, ovvero il fatto che alcune organizzazioni, appunto i partiti, passino da una funzione di collettore delle domande dei cittadini verso le istituzioni, domande delle quali dovrebbero fare sintesi da tradurre in politiche pubbliche, a una funzione preminente di gestione del potere, che può portare, e questo è il punto fondamentale, a produrre politiche guardando non all’interesse dei cittadini, ma all’idea o all’interesse dell’apparato del partito.
Il problema non è nuovo. Chi ha vissuto nella Prima Repubblica lo sa bene. Anche la Lega delle origini ha fatto leva su sentimenti di questo tipo. L’impostazione di Berlusconi stesso, creando Forza Italia, fu quella di scegliere le tematiche da affrontare in base non ad un’ideologia definita, ma ai sondaggi condotti sul potenziale elettorato moderato. Ma la Lega e Forza Italia erano comunque partiti, e con tutte le loro particolarità hanno cercato di diventare partiti di integrazione di massa: la Lega nel suo Nord, con una struttura che ricorda quella del Pd nelle regioni rosse; Forza Italia prima e il Pdl poi non erano certo il “partito leggero” tanto declamato, anzi facevano forti investimenti sulla creazione di una presenza territoriale capillare.
Il partito finora, con tutti i suoi difetti, è rimasto il mezzo più efficiente di funzionamento per una democrazia rappresentativa. Tutti i più diversi tipi di movimenti non sono mai riusciti a svolgere il ruolo dei partiti. Allora la discussione deve spostarsi sui partiti stessi e sulla loro struttura, e qui troviamo il nesso col Movimento 5 Stelle. La sua particolarità è una divisione abbastanza netta dei ruoli, che possiamo ritrovare anche nelle dichiarazioni del neo-sindaco di Parma Pizzarotti. Il compito di Grillo è quello di collante e agitatore di folle, che siano su piazze fisiche o elettroniche, utilizzando spesso un populismo spicciolo, con uno spregiudicato attacco agli avversari, con l’idea di essere diversi da tutti gli altri, e soprattutto con la denuncia dei difetti di tutti gli altri. Il ruolo della gente del Movimento 5 Stelle è diverso: nelle loro città, in campagna elettorale ma non solo, non si basano certo soltanto sui “costi della casta”. Sappiamo bene che al voto amministrativo i cittadini tendono ad essere molto pragmatici, e ciò che un sindaco ha realizzato in 5 anni conta a volte molto di più del partito a cui appartiene (caso Tosi, l’unico rimasto in piedi, non certo grazie alla Lega). Il Movimento 5 Stelle offre, sul territorio, una diversa visione della gestione della cosa pubblica: questo è il suo punto di forza. Prende i problemi di tutti i giorni, affronta l’argomento in base ad alcuni cardini fissi (le 5 stelle appunto), e offre soluzioni che magari non sono così attuabili, ma sono quelle preferibili dal cittadino. Le impacchetta come scelte non solo politiche, ma anche tecniche, come se fossero le più efficienti possibili. Che poi portino o no ad una situazione effettivamente migliore, lo sapremo in questi anni di governo cittadino.
La divisione fra livello locale e livello nazionale del Movimento 5 Stelle, per verificare tutte le sue potenzialità, andrà testata alle elezioni politiche nazionali del prossimo anno. Ma confrontandola con gli altri partiti, sembra essere proprio lì il problema: che si parli di Pd, di Lega o di Pdl, quando c’è una classe dirigente locale competente, questa non è sufficientemente supportata dall’immagine e dal lavoro del partito a livello nazionale. Quando poi mancano le competenze o si creano distorsioni anche a livello locale, manca del tutto la fiducia dei cittadini e si creano spazi per i grillini.
Per il Movimento è vicino il momento in cui, sul piano nazionale, dovranno emergere altre figure oltre al comico di riferimento. Dalla riuscita di questa operazione dipenderà il futuro del nuovo partito.



