di Nicola Pucci
L’NBA 2013/2014 entra nel vivo con il secondo mese di regular season e il quadro inizia ad assumare forma sempre più definita. Le squadre accreditate alla vigilia sono in piena corsa per confermarsi, alcune nobili pretendenti rischiano di deragliare, c’è un nuovo che avanza e qualche buon segnale in chiave azzurra non manca proprio. Pillole americane del mese di dicembre, e poi sarà anno nuovo.
SQUADRA IN FORMA. Guardo il record degli Oklahoma City Thunder nei trentuno giorni di palla-a-due – 14/3 pur con la sconfitta nello scontro diretto con Portland a San Silvestro – e mi vien da pensare che la coppia più bella del mondo, ovvero Durant il bombarolo/Westbrook l’elettrico – che nel frattempo però si opera al ginocchio sinistro e rientrerà a febbraio -, potrà far male a chiunque da qui al giorno d’assegnazione dell’anello. Piazzano una striscia mensile impressionante, e balzano al comando della Western Conference. Occhio ragazzi, questi son duri a morire.
SQUADRA DELUSIONE. Poveri Brooklyn Nets. Partiti per spaccare il mondo con nuove reclute di blasone, Paul Pierce e Kevin Garnett tra gli altri, e stelle in quintetto come Deron Williams e Joe Johnson, si trovano al momento addirittura fuori dalle migliori otto in una Conference di ridolini. Dico la mia, coach Jason Kidd era meglio sul parket, a bordocampo è un pesce fuor d’acqua.
SQUADRA SORPRESA. In controtendenza di quanto sopra proprio i Boston Celtics, che di Pierce e Garnett si sono privati in estate. Niente di eccezionale, per carità, ma prospettati come fanalini di coda della Lega si trovano invece a giocarsi una piazza da play-off. La carta d’identità di coach Brad Stevens dice 37, è lui l’arteficie di cotanta, inattesa performance.
GIOCATORE TOP. Paul George la stagione scorsa vinse il premio quale giocatore più migliorato in NBA: “può già ritenersi soddisfatto”, si mormorava nei corridoi. Figurarsi, il ragazzo uscito dalla California State University stavolta guarda alla nomina di MVP della stagione in corso, la storia è ancora lunga ma la candidatura si fa ogni giorno più autorevole.
GIOCATORE IN CRESCITA. Giocare a Minnesota non è il massimo, d’accordo, ma Kevin Love a queste latitudini si è ritagliato una vetrina da uomo-franchigia che gli consente di reclamare forse un posto tra i cinque più forti. Segna 26,5 punti a partita, secondo tra i marcatori alle spalle di Durant – hai detto poco -, in più salta a rimbalzo come nessun altro raccattando quasi 14 palloni a gara. Che fosse forte lo si sapeva già da tempo, ma che tornasse a questi livelli dall’infortunio della scorsa stagione era difficile a credersi. E’ pure un classe ’88, beata giovinezza.
IL FATTO. La modestia tecnica della Eastern Conference è imbarazzante. Certo, Indiana e Miami che comandano la graduatoria magari finiranno per dividersi i favori del pronostico ai giorni delle Finals ma con Atlanta di poco sopra e le altre dodici con un rapporto vittorie/sconfitte sotto il 50% c’è da chiedersi se l’NBA è veramente la competizione più equilibrata del pianeta. A Ovest può darsi che abbiano qualcosa da obiettare. E ne hanno ben donde.



