di Giacomo Parretti
Sapete perché mi piace postpopuli.it? Oltre alla bravura di coloro che abitualmente scrivono, mi piace in particolar modo il concetto di libertà di parola che su questo blog non viene a mancare. Dovrebbe sempre esser così, a difesa della libera manifestazione del pensiero; ma spesso si ha l’impressione che questo non accada.
Ovviamente, e di conseguenza, le opinioni sono perfettamente contestabili e accettabili. Qua vi riporto solo il mio punto di vista su due particolari temi che ho letto ultimamente con indubbio piacere. Mi riferisco all’interessante testo su “Il misterioso rapporto tra musica e parole” di Iacopo Badini (parte I e parte II) e all’altrettanto interessante quesito sulla gloria dei Led Zeppelin del Maestro Leonardo Masi. Io sono soltanto un musicista che non vanta esperienze del calibro del Maestro Masi e non ho la capacità di scrittura di Iacopo Baldini. Sta di fatto che mi occupo di rock, lo faccio per puro amore, e sia nei miei live con la Combriccola del Blasco, sia in situazioni inedite, cerco di esprimerlo. Allo stesso modo cercherò di spiegare la mia versione sugli argomenti in questione, i quali a mio avviso sono più legati tra loro di quanto possa sembrare, analizzando il tutto da un unico punto di partenza: la musica è un fatto di cuore.
Ho sempre definito le parole come un enorme insieme di codici atti a descrivere di tutto, incluse le emozioni. Le parole sono molte, ma di un numero finito. Le emozioni, però, a loro volta, hanno profondità infinite, ed è per questo che alcune sono indescrivibili. Sì lo so, sembra una poesia bella e ruffiana, ma rappresenta il pensiero che da sempre mi ha accompagnato nel concetto di musica e parole. Nelle canzoni non ho mai dato troppo peso alle parole, che ovviamente sono importanti, ma di fatto colpiscono, oltre che per il significato, anche per la loro musicalità, ovvero per come suonano. Altrimenti non si spiegherebbe perché ci si innamori di brani in lingua straniera senza conoscere il significato del testo. Io sono cresciuto “consumando” i dischi dei Queen, e quando avevo 13 anni intonavo le canzoni mentre gelosamente me le ascoltavo in salotto, usando uno slang vergognoso, e inventandomi di sana pianta le parole, ma assonandole a quelle ufficiali: la bellezza della canzone nella mia testa non cambiava… tipo la pubblicità del “kiwi melon”, ricordate?
Tutti sappiamo che le parole, pronunciandole, necessitano che vengano rispettati gli accenti, e nella musica avviene la stessa cosa. Infatti uno dei motivi per cui viene detto che l’inglese è una lingua più musicale dell’italiano, sta nel fatto che generalmente noi mettiamo gli accenti sulla penultima vocale della parola, a differenza degli inglesi che la mettono sull’ultima. Questo rende più facile cantare delle parole, ed è anche così spiegato perché la canzone napoletana è tra i generi più diffusi, quando si parla di canzoni in Italia. Infatti il dialetto partenopeo vuole tipicamente l’accento sull’ultima vocale della parola.
Riepilogando, non è solo il significato delle parole di una canzone a renderla bella, ma soprattutto la loro sonorità. Esempio pratico da Dillo alla luna di Vasco Rossi: Originale: “… se c’è qualcosa che non ti va, dillo alla luna, può darsi che porti fortuna, dillo alla luna” … Cambiamo le parole mantenendo lo stesso significato: “…se qualcosa non ti va bene potresti parlarne non con qualche persona, ma semplicemente guardando in aria, non so che succede ma poi stai meglio, in genere funziona!”… Ironico… e abbastanza brutto vero? Sì, in quel contesto e soprattutto con quella musica, sarebbe oltraggioso.
E qui rispondo anche a una domanda che qualcuno a volte mi ha posto, ovvero: “in una canzone nasce prima la musica o prima le parole?”… Nascono insieme. L’arte è far nascere parole già musicate, una sorta di due elementi che è come se facessero l’amore, musica e parole. Questo binomio serve a descrivere il più emozioni possibile, e in questo frangente dell’arte che è la canzone le parole servono ad avvicinare il significato della musica a chi la ascolta, e la musica serve ad approfondire il senso di ogni parola tramite la profondità infinita di ciò che è capace di far scaturire.
Ed è proprio parlando di emozioni che nasce l’importanza di ricordare che esiste un genere musicale che all’interno di 10 secondi è capace di racchiudere tutti i tipi di emozioni. Estremizzandoli, tanto da poterci far piangere, ridere, ballare, pensare, riflettere, sognare… parlo del Rock. E di conseguenza parlo di coloro che hanno capito per primi questo concetto, e quindi di coloro che legittimamente vengono chiamati “Dèi del rock“. Tra questi a mio avviso, ci sono i Queen, ci sono i Beatles… ma ci sono anche i Led Zeppelin… eccome se ci sono!!! “Una musica basata sul riff non ha molta sostanza” sostiene il Maestro Masi, ricordando giustamente che il riff è una frasetta che apre e accompagna i brani, generalmente suonata da una chitarra, che, aggiungo io, è composta da poche note, due o tre per esempio.
Che dire a riguardo… “Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”, diceva Archimede. “Datemi tre note, e tra 40 anni le canterete ancora, ne parlerete e magari ci sognerete”… Gli Zeppelin direbbero questo. Sul riff ritmico c’è anche l’intera discografia degli U2; dovremmo andare anche contro di loro. Dovremmo smettere di ascoltare Another one bites the dust e Radio ga ga dei Queen. I cambi all’interno degli stessi brani, invece, spesso strani e inaspettati, non li definisco anti musicali come molti fanno, ma geniali. Dove sta scritto che la musica deve avere un filo logico? La musica è emozione, è un fatto di cuore. Se serve interrompere un filo logico musicale al fine di tirar fuori una sensazione, ben venga!
I Led Zeppelin, con alcuni dei loro brani, riescono a far cambiare stato d’animo a chi li ascolta, anche due o tre volte all’interno dello stesso pezzo. Ma avete presente Stairway to Heaven? Una canzone che ascoltandola fa pensare, riflettere, tal volte esprime anche malinconia, e credetemi, ho visto con i miei occhi qualcuno che ha versato qualche lacrima. Era la stessa persona che poco dopo, durante l’assolo di chitarra, con gli occhi che ancora lievemente luccicavano, riusciva a sorridere e battere il piede a terra a mo’ di danza. La canzone parla di finta ricchezza, ironizza sulla possibilità di comprarsi una scala per il Paradiso, come se si potesse fare. Poi parla di possibilità di cambiare, che lo si può fare se lo si vuole, e di quanto sia, tutto questo, stupefacente.
Il bello di avere una possibilità ed essere liberi di giocarsela, smettere di continuare a vedere come oro tutto ciò che luccica, in maniera estrema fino a cercare addirittura di comprarsi il paradiso. Questo è il motivo per cui, per me, loro sono tra gli “Dei del Rock”. Basti pensare che l’attore statunitense Jack Black, per il film School of Rock, ha messo in piedi una plateale e scenica richiesta agli Zeppelin per convincerli ad accettare la proposta di concedere la loro musica come colonna sonora del film. Guardate pure questo filmato.
Come detto inizialmente, questa è solo la visione di una persona che è un mix tra pianista classico, tastierista rock e sognatore. Solo questo, amo la musica e per me… è un fatto di cuore.



grande giacomo !!
Sarò superficiale, ma non ho mai dato troppa importanza ai testi delle canzoni. Se il motivo mi piace e mi suggerisce emozioni, ecco è questo quel che conta…
Caro Giacomo,
devo darle del Lei, perché Lei scrive “Maestro Masi” e se io ora mi metto a darle del tu, contribuisco a far sembrare che ci sia un abisso fra la il modo in cui noi due intendiamo la musica. E invece sul fatto che sia una questione di cuore ci troviamo d’accordissimo. E poi il mio non era un “andare contro” i Led Zeppelin. Ripeto, ascolto sempre con piacere i Led Zeppelin. Mi chiedevo piuttosto cosa abbia fatto di loro un gruppo così osannato.
Rimango dell’opinione che per originalità, qualità dei testi e bravura dei musicisti non siano un gruppo superiore, per esempio, ai Black Sabbath e che sia di molto inferiore agli Who (solo per prendere ad esempio due formazioni abbastanza paragonabili).
Non ho ancora risolto il mio dubbio: che cosa fa sì che un gruppo rock abbia successo e un altro gruppo no? Il riff è sicuramente una buona risposta. Ma basta un buon riff? I Led Zeppelin hanno inventato dei riff strepitosi, ma se guardiamo all’insieme dei loro album ci sono anche diversi brani debolucci. Un’altra risposta può essere: il comunicare emozioni. Ma questa è una questione soggettiva. C’è tanta gente che piange ad ascoltare Gigi D’Alessio, ma non per questo reputo la sua musica di un qualche valore.
In sostanza, siamo tutti fan di qualche gruppo, io però mi chiedo se ci si può accostare al rock e studiare questa musica dimenticando di essere dei fan. Alcuni musicologi che si occupano di rock se lo stanno chiedendo da diversi anni, quindi evidentemente la risposta non è facile. Tanto più La ringrazio, Maestro (non sono ironico) Parretti, per aver risposto al mio post. E per favore, mi dia del tu! 🙂
Carissimo Leonardo, prima di tutto ti ringrazio della gentile risposta e… si, diamoci del tu 🙂
La mia è solo una delle potenziali risposte alla tua domanda, al dubbio di cui effettivamente molti musicologi si occupano da tempo.
Essendo un genere molto espressivo, probabilmente ci si avvicina al rock in base ai nostri passati emotivi. Io, ma è solo un mio parere, lo definisco un genere “espressivo su livelli estremi”, ovvero che tende ad enfatizzare le emozioni, quindi chi fa rock non si limita a metterle in musica ma le sottolinea, le mette in “grassetto”. Anche aiutati da elementi tecnici quali le distorsioni.
Se col rock si piange lo si fa bene, se si parla di amore si parla di un immenso amore, se si balla ci si scatena. E’ come una sorta, ripeto almeno per me, di forma curativa che riesce a ribaltare un individuo da uno stato a quello opposto. Se si è tristi si riesce a reagire, e questo è il caso più comune. Se questa mia riflessione molto soggettiva corrispondesse al vero, vorrebbe dire che chiunque si avvicini al rock lo può fare solo diventando fan, esattamente come chi lo scrive, e chi lo studia.
Quindi, a mio avviso, si può studiare e avvicinarsi al rock dimenticando di essere un fan? No. Perché prima va vissuto, e per questo servono dei passati che ci portino lì, in questo pianeta. Questo spiegherebbe anche perchè il rock non è solo un genere musicale ma anche uno stile di vita. Esiste un pensiero rock, esiste un modo di vestire, un modo di parlare, un modo di reagire.
Infine, ti ringrazio nuovamente per la tua risposta, e dato che vedo tra i commenti che abbiamo un amico in comune, magari capita di conoscersi di persona. Ne sarei onorato.
Giacomo Parretti e Leonardo Masi…due punti di vista opposti ma espressi con educazione e rispetto reciproco…prendiamoli ad esempio, oltre ad essere due eccellenti musicisti ho il piacere e l’onore di poter dire che sono due ragazzi (sono un over 45 e per me sono ragazzi!!!)speciali…
a me qualche canzone di gigi d’alessio piace..