di Simone Provenzano
Tutti sappiamo che la nevrosi è un disturbo. La prima volta che questa parola venne pronunciata con il significato attuale, uscì dalla bocca di un certo William Cullen, era il 1769. Cercava un termine che esprimesse un disturbo psichico non riferibile a fattori organici di nessuna sorta.
Sono passati più di un paio di secoli e molti personaggi hanno adottato il termine nevrosi attribuendogli sempre nuove interessanti caratteristiche. Sarebbe davvero noioso ricordarli tutti, e probabilmente non ne sarei neanche capace. Conviene nominare Freud, che fu colui che rese conosciuto al grande pubblico il termine.
In sostanza per la maggior parte delle scuole ad orientamento psicodinamico, la nevrosi rappresenta un conflitto inconscio tra un desiderio, una pulsione, un istinto ed un meccanismo di difesa dell’io.
È un po’ come se avvenisse uno scontro tra il modo in cui siamo fatti più profondamente dentro e come vorremmo rappresentarci fuori. Detto così sembra davvero banale, ma è tutt’altro.
In termini un poco più psicologici potremmo immaginare la nevrosi come uno scontro psichico, una sorta di contrasto irrisolto che nasce dalla contrapposizione, l’inadeguatezza e l’incompatibilità tra alcuni bisogni legati all’istinto e alcune tendenze ed esigenze etico e sociali.
Insomma, siamo tutti inevitabilmente nevrotici.
Nessuno si può sottrarre alle regole della società umana, quindi nessuno si può sottrarre allo scontro tra i propri istinti e bisogni e quelli che la società definisce giusti. Siamo fottuti.
Ci siamo creati una società che non ci permette di esprimere pienamente e con soddisfazione la nostra natura. E il corpo si ribella, e la mente lo segue.
Ed ecco arrivare ansia ed insoddisfazione, fobie, paranoia, ossessioni e compulsioni, attacchi di panico e tutto il circo dei sintomi nevrotici.
“Ho dentro me che cosa non so
un vuoto che non capirò
Lontano da quel mondo che ho,
c’è un sogno che
spiegarmi non so!”
Piccola estrapolazione dal film Nightmare Before Christmas, che rende l’idea.
Niente che ci privi del contatto con la realtà per fortuna, o niente che ci impedisca di adattarci alla vita sociale.
Ma qui arriva il paradosso! Esser nevrotici significa essere sani.
La nevrosi è un tentativo del nostro essere di superare un ostacolo. Dobbiamo ammettere che è un tentativo andato male. Ma non abbiamo sbagliato obiettivo ma solo lo strumento o il modo in cui lo abbiamo usato.
Essere nevrotici significa cercare una soluzione soddisfacente che fino ad oggi non abbiamo saputo trovare.
Il problema non è non aver trovato ciò che si cercava, ma piuttosto smettere di cercare.
È come se sapessimo che la strada giusta è davanti a noi, proprio dritto davanti a noi, ma in mezzo alla strada che noi sentiamo essere giusta ci troviamo un brutto muro invalicabile, costruito dai mattoni delle regole sociali, dei doveri improrogabili, degli obblighi. Tutta roba che può essere giusta ma che ci obbliga a cambiare strada. E spesso questa nuova strada obbligatoria non ci soddisfa molto. Il nostro io può mentire a se stesso raccontandosi che è la strada giusta, ma tutto il resto che abbiamo dentro urla di rabbia. E così nasce lo scontro. La nevrosi.
Ma non siamo condannati.
Certo, potremmo pensare di cambiare la realtà sociale. Direi che è difficile, ma non impossibile. Ma è un obiettivo decisamente a lungo termine. Un lavoro che potremmo iniziare noi e che i figli dei nostri figli potrebbero portare a compimento.
Come sempre oltre alla via esteriore c’è quella interiore.
Non cristallizziamoci nelle nostre nevrosi. Se le cose sono andate male in passato non significa che andranno male anche in futuro.
Investite su voi stessi. Smascherate le vostre nevrosi.
Tentate nuove soluzioni. Ne abbiamo tante.
Possiamo essere felici e soddisfatti.
Possiamo.
E francamente ce lo meritiamo!
P.S.
vi lascio con una riga scritta da J. Campbell, uno storico statunitense molto simpatico:
“se vuoi procedere nel cammino, devi disfarti di tutte le idee fisse.”




Complimenti, l’articolo è molto interessante, mi hanno fatto riflettere alcuni passaggi dove dai una definizione di nevrosi come di uno strumento di difesa rispetto ad un conflitto interiore, dove una ‘pulsione’ non riesce a trovare soddisfazione a causa di vincoli sociali ad oggi presenti. Parli anche della possibilità futura di limare o togliere alcuni di questi vincoli (sociali-civili) così da consentire ad alcune nevrosi si dare sfogo.
Sono curioso di sapere e capire quante siano le nevrosi, e se queste siano state categorizzate, rimango dubbioso –per mia ignoranza sull’argomento- sull’effettiva positività riguardo la liberalizzazione di alcuni vincoli.
Fai riferimento ai vincoli civili /tendenze sociali come a blocchi che impediscono la libera uscita e realizzazione del desiderio nevrosi, della pulsione: ma non dipende anche e soprattutto dal tipo di pulsione che scaturisce? Possono esserci alcune nevrosi che in realtà non si trovano dei veri blocchi sociali –intesi come società di persone- ma che sono stati realizzati da una errata istruzione, quando genitori sbagliano nella crescita dei figli, creando danni (questo non si tocca, questo non si fa, per fare un esempio di basso livello), o da errati ‘desiderata’ che abbiamo, per i quali i blocchi li abbiamo posti semplicemente noi? Altra domanda, chi dovrebbe avere la possibilità di togliere i vincoli sociali/civili ?
Chi dovrebbe essere ad avere cura di istruire e cambiare i comportamenti così da dare sfogo –e ‘cura’ alle nevrosi?
non strumento di difesa, si conflitto interiore. ma nevrosi come tentata soluzione del conflitto. la definizione di questo tipo non è farina del mio sacco ma risale alla scuola psicoanalitica in genere..
le nevrosi sono molte e si, sono state categorizzate miniziosamente da due organi:l’organizzazione mondiale della sanità e dall’ American Psychiatric Association. il primo ha prodotto l’ICD 10 e l’altro il dsm 4r. sono manualoni infiniti che contengono ogni tipo di disturbo con relativi sintomi. elencare tutte le forme di nevrosi sarebbe davvero troppo lungo. una classificazione spicciola potrebbe essere che una nevresi è un qualsiasi disturbo non attribuibile a cause fisiologiche in cui non c’è perdita di contatto con la realtà. nel caso ci sia persiata di contatto con la realtà si barla di borderline e psicosi. questo tipo di definizione si rifà alla scuola di Otto Kernberg, che oggi è parzialmente superata ma che rimane a mio avviso decisamente esplicativa. ed il punto è questo: qusti manuali diagnostici forniscono dei nomi che permettono agli specialisti di parlare tra di loro, poco altro. si tratta di una classificazione astratta e riduttiva che non fornisce contesto e merito alla complessità umana. inoltre non esistono disturbi “puri” da far ricadere completamente in una categoria piuttosto che in un altra. a mio avviso è lecito parlare di disagi e mancati adattamenti piuttosto che di patologie(ma questa è la mia opinabile visione). non mi piace troppo la medicalizzazione della vita umana.
“Possono esserci alcune nevrosi che in realtà non si trovano dei veri blocchi sociali –intesi come società di persone- ma che sono stati realizzati da una errata istruzione, quando genitori sbagliano nella crescita dei figli, creando danni (questo non si tocca, questo non si fa, per fare un esempio di basso livello), o da errati ‘desiderata’ che abbiamo, per i quali i blocchi li abbiamo posti semplicemente noi? ”
con società intendo mondo di relazioni in cui siamo immersi, in questo rientra anche l’educazione genitoriale. anche se il tema che sollevi è interessante e degno di approfondimento. è probabile che quello che tu mi hai chiesto possa riferirsi più ad un disturbo di personalita piuttosto che ad una sintomatologia nevrotica in generale. se ti interessa l’argomento ho scritto un post poco tempo fa sull’argomento oppure sentiti libero di chiedere in questa e altre sedi e se potrò e ne ho le capacità ti risponderò volentieri.
“Altra domanda, chi dovrebbe avere la possibilità di togliere i vincoli sociali/civili ? ”
bè, non si tratta di togliere, piuttosto di modificare alcune cose che sono chiaramente disfunzionali. mi riferisco a cose enormi, su cui sono basate le fondamenta della vita sociale su questo pianeta. la mia personale convinzione, sostenuta in parte dalla psicologia junghiana e altre teorizzazioni(non per questo significa che sia reale e veritiera!),è che l’uomo sia ancora molto vicino nella sua natura al regno animale. anzi, è ovvio che ne facciamo decisamente parte. siamo animalei evoluti solo di recente, in noi regna perenne il contrasto tra l’istinto e la ragione. troppo spesso la nostrà società si dimentica che siamo animali. intelligenti, autocoscienti, spiritualmente attivi e chi più ne ha più ne metta, ma siamo animali.uno dei vincoli che possono essere cambiati con il tempo senza stravolgere e sovvertire ordini di cose è la possibiltà di permettere ad ognuno di esprimere se stesso, cosa che ad oggi viene scoraggiata in favore di una dinamica di integrazione di gruppo. ma francamente non sono troppo convinto che sarebbe facile realizzare un cambiamento cuturale di questa portata. in ogni caso sono convinto che serva qualcosa che ancora non c’è e che francamente io ancora non vedo. di certo c’è solo che l’essere umano per come è oggi non riesce ad adattarsi ai ritmi, alle logiche ed agli imperativi categorici della società attuale. magari una piccola crescita interiore di ognuno sul pianeta sarebbe un buon inizio! ma campa cavallo che l’erba cresce!!
“Chi dovrebbe essere ad avere cura di istruire e cambiare i comportamenti così da dare sfogo –e ‘cura’ alle nevrosi?”
questa è la perla del tuo commento! la domanda che ci permette di domandarci:
un comportamento nevrotico in una relazione porta ad altri comportamenti disfunzionali neglia altri come risposta. questo significa che realmete se noi iniziamo a renderci consapevoli di ciò che facciamoe dicome lo facciamo rispetto a ciò che avremmo voluto fare cambiamo il mondo. inizialmente sarà quello nostr, quello privato. ma il comportamento sano ed adattivo è virale. migliorando noi stessi miglioriamo il nostro mondo, le generazioni future e tutta la baracca. ma se volessimo uscire per un secondo dalla logica della crescita interiore per rispondere in modo più specifico alla tua domanda, ti direi che per prima cosa dovremmo riformare il modo in cui è costruita la scuola, prima importante fucina di nevrosi mondiale.anche questo non è semplice, anzi, decisamente complesso, ma non sarebbe male passare da una mera trasmissione di contenuti ad relazione educativa.
caro andrea grazie. devi sapere che il motivo per cui creammo postpopoli era questo. creare dialogo, confronto. poter esprimere la propria passione e condividerla con chiunque. la tua partecipazione ha reso speciale il mio post.
Simone grazie mille per la tua cortese ed esauriente risposta, gentilissimo 🙂
Un articolo stupendo! Complimenti all’autore!
Grazie emanuela! Gentilissima