di Nicola Pucci
Magari il vostro punto di vista differirà dal mio, ed è cosa buona e giusta, ma lo scriba ritiene che il tennis sia sport capace di offrir emozioni come pochi altri. Prendete la prova maschile ai recenti Open d’Australia 2014 andati in archivio da poco: il tabellone dei quarti di finale allineava 7 delle prime 8 teste di serie e l’unico assente, lo sciagurato Del Potro che boccerò senza appello, è sostituito dal Dimitrov bulgaro che tanto, ma proprio tanto, assomiglia al Magnifico. E lo spettacolo offerto da questo stadio della competizione in poi è stato eccelso, con epilogo da psico-dramma. Ha vinto infine a sorpresa, ma con pieno merito, Wawrinka, così come tra le ragazze si è imposta Li Na. Pagelle dunque, con l’invito a dissentire e dir la vostra se ne avrete voglia e tempo.
WAWRINKA 9.5. Diciamo il vero. Che giocasse un bel tennis lo sapevamo da un pezzo, che potesse competere con i migliori era accertato dalle sfide con Nole di un recente passato, che fosse pure un po’ folle non c’era bisogno di confermarlo con i momenti di tremore della finale. Ma un Open così forse non l’immaginava neppure lui. Si prende la rivincita con Djokovic nel match più bello del torneo, 9-7 al quinto, rimanda le ambizioni dell’incompiuto Berdych, completa l’opera demolendo tennis e fisico di un Nadal piegato in due dal mal di schiena. Non gli assegno il 10 perchè se la fa sotto dalla tensione quando è a un passo dal trionfo, ma lo aggiungo al tavolo dei fab-four.
NADAL 8.5. Le incertezze con Nishikori e Dimitrov, la prova perfetta con Federer, poi la finale da menomato con Wawrinka. Il fisico già logorato da anni di corri-e-tira l’abbandona sul più bello e non ha difese atte a contrastare i colpi di bazooka dello svizzero. Però le sue capacità di resurrezione, così come la tempra mentale, gli consentono di allungare la sfida al quarto set ed allora mi tolgo il cappello: a parità di condizioni atletiche magari avrebbe perso lo stesso, ci ha provato fin dove le sue forze glielo hanno concesso. Chapeau Rafa.
DJOKOVIC 5.5. Melbourne stavolta non è casa sua e già questa è una novità. Quattro volte in trionfo da queste parti, ritrova Wawrinka per il replay della sfida eccitante di dodici mesi orsono ma stavolta l’esito è negativo. Ci può stare, per carità, perchè lo svizzero gioca bene ed ha le armi per metterlo in difficoltà ma insolitamente sbaglia troppo ed interrompe la serie di quattordici semifinali di Slam consecutive.
FEDERER 7.5. Mi si spezza il cuore nel dover ammettere che il miglior Federer che si potesse immaginare non è più in grado di andare oltre una semifinale di Slam. Le prove magistrali con Tsonga e Murray vengono offuscate dall’inequivocabile inferiorità palesata al cospetto di Rafa che conferma una superiorità imbarazzante negli scontri diretti. 23-10, i numeri non mentono mai. Ma è stato comunque un bel vedere… finchè è durata.
BERDYCH 6.5. Per una volta che nessuno dei fab-four gli sbarra la strada verso la finale, trova Wawrinka a rompergli le uova nel paniere. Da eterno incompiuto qual è buca i due tie-break decisivi ed ancora una volta rimane ai margini della storia.
MURRAY 6-. Sufficienza stiracchiata perchè ai quarti ci arriva e strappa pure un set al Federer migliore che si ricordi da due anni a questa parte. Ma la condizione è quella che è e il recupero ai massimi livelli dopo l’operazione alla schiena è lungi dall’esser arrivato a compimento.
DEL POTRO 4. Ma che mi combini Delpo? Mi gioco la reputazione tennistica pronosticandoti tra i possibili vincitori dello Slam australiano e tu invece ti fai cacciar fuori da un Bautista-Agut qualunque? Mannaggia che scoppola, la bocciatura senza appello non te la toglie proprio nessuno.
DIMITROV 7. Beh, il certificato di ammissione al club dei migliori se lo è certamente guadagnato ma quel dritto a campo aperto che poteva mandarlo 2 set a 1 con Nadal rimarrà un rimpianto difficile da ammortizzare. Della serie, quel che poteva essere e non è stato.
ROBERT 7. Di nome fa Stephane, anni 34 a maggio, numero 119 del ranking. Una vita, tennistica, spesa a girovagare per il circuito ed infine la settimana da sogno con gli ottavi di finale da lucky loser e pure un set strappato a Murray. Se la classe operaia non va in paradiso poco ci manca.
FOGNINI 7. Non doveva esserci in Australia, invece si allinea alla partenza e fa pure strada. Da applausi il successo in tre set con Querrey, giunge agli ottavi rispettando lo status di testa di serie numero 15 per poi sciogliersi al cospetto di Djokovic.
SEPPI 6. Non lo boccio perchè battere in cinque set Hewitt sul Centrale è pur sempre un bel momento, certo è che con Young poteva fare molto, ma molto di più…
LI NA 9. Dal baratro con vista sull’inferno con Safarova al paradiso del successo in finale con Cibulkova il passo è molto più breve di quel che si possa pensare. Bissa il trionfo parigino del 2011 che pareva destinato ad esser l’unico in carriera ed invoca un posto a fianco delle grandissime. Al Roland-Garros sapremo se la richiesta è legittima.
CIBULKOVA 8.5. Trottolina è di ritorno, ed ancor prima della semifinale si regala lo scalpo di Sharapova. Fa ancor meglio surclassando Halep nel match successivo, una sorta di prova del nove, ed in buona sostanza le si può chieder di più? Certo, demolisce anche Radwanska e vola in finale. Qui paga dazio a Li Na, più forte, più pesante nei colpi, più incisiva al servizio, insomma più tutto di lei, a cui tiene comunque testa lungo tutto l’arco del primo set perso al tie-break. Mannaggia, l’avessi azzardata al totoscommesse sarei divenuto milionario.
S.WILLIAMS 5. Il sortilegio australe sembra aver definitivamente scelto Serenona come vittima sacrificale. Dopo Stephens e Makarova stavolta è l’ex-numero 1 Ivanovic a mandar anzitempo a casa la favorita, con schiena malandata ma dignitosa al punto da non accampar scuse per un k.o. più cocente del sole che brucia Melbourne.
SHARAPOVA 5. L’ecatombe di regine non risparmia Masha, già salva per miracolo con Knapp ma fuori con Cibulkova. Dopo la spalla è l’anca a far tribolare la bella siberiana, con troppo poco tennis negli ultimi mesi per poter pensare di competere per il titolo in condizioni climatiche estreme.
AZARENKA 5.5. Vale lo stesso discorso fatto per Nole. Era campionessa in carica, aveva il tabellone liberato dalle eliminazioni di Serena e Masha, rimbalza contro quel muro di gomma che è Radwanska. Perdere lo scettro così fa male.
BOUCHARD 8. Giovane, di bella presenza, gioca un tennis brillante e si guadagna a ventanni – da compiere in febbraio – la prima semifinale di Slam. Si arrende a Li Na, ancora troppo ostica per il suo talento in divenire, ma l’exploit di Melbourne non sarà l’ultimo, potete giurarci.
PENNETTA 7. Brava Flavia, capace di tener fede al suo nuovo ruolo di giocatrice matura e di livello. Vince la partite che deve vincere, taglia fuori Kerber e dopo la semifinale americana agguanta i quarti dove cede netto a Li Na che in Australia pare esser di casa. Ma va bene lo stesso, molto bene.
ERRANI/VINCI 4 in singolo, 10 in doppio. La controprestazione in singolare, fuori con Goerges e Zheng, a fronte del cammino trionfale in doppio. Le cichi, di riffa o di raffa, ovvero da sole o in coppia, occupano ormai come d’abitudine le prime pagine e il bis a Melbourne, che poi equivale al quarto Slam in carriera, le elegge tra le grandi di sempre della specialità.
KVITOVA 3. Perde al debutto con la thailandese Kumkhum. E credo non ci sia proprio bisogno di aggiungere altro. Pensare che non molto tempo fa trionfava nel tempio di Wimbledon.
IVANOVIC 6,5. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Bella questione, dolce Ana, dopo il miracoloso successo con Williams – il primo in carriera – lo scivolone con Bouchard la tiene a galleggiare a metà del guado. Dico la mia, ha sprecato l’occasione per tornare protagonista assoluta.
RADWANSKA 6.5. Benedetta figliola, giochi con i favori del pronostico per un posto in finale, hai l’occasione della vita e ti fai maramaldeggiare come una pivella qualsiasi da Speedy-Cibulkova? Urge capire che succede ad Agnieszka quando è chiamata a consacrarsi campionessa con la C maiuscola. Anche se poi una semifinale Slam non è certo da buttar via.



