PARIGI-ROUBAIX A BOONEN, IL SIGNORE DELLE PIETRE

di Emiliano Morozzi

Il signore delle pietre non è il protagonista di un ipotetico romanzo fantasy ma il nome con cui può essere ribattezzato di diritto Tom Boonen, ciclista belga capace di vincere per la quarta volta, con un’impresa straordinaria, una classica monumentale come la Parigi – Roubaix.

Boonen trionfa alla Parigi-Roubaix (foto allnewz.it)

La chiamano “L’inferno del Nord” questa corsa, e mai parole furono più azzeccate per descriverne la durezza: non sono tanto le scarse difficoltà altimetriche a renderla una corsa difficile, quanto i ventisette tratti di pavè sconnesso che i corridori devono affrontare e le condizioni meteo che trasformano, col sole e con il freddo, quelle pietre irregolari in un ostacolo difficile da superare per molti. Se la pioggia trasforma il porfido in una lastra scivolosa, il sole brucia i sentieri sui quali si snoda il tracciato della Roubaix e la polvere che si alza al passaggio dei corridori rende difficile evitare di finire in una buca. L’edizione 2012 vede partire i corridori con un tempo incerto: il cielo minaccia pioggia, ma il passaggio dei ciclisti sarà accompagnato da nuvole di polvere, per via delle strade fino a quel momento bruciate dal sole.

Messo fuori gioco da una caduta al Giro delle Fiandre uno dei grandi favoriti della vigilia, quel Fabian Cancellara capace di trionfare nel velodromo di Roubaix nel 2006 e nel 2010, la Parigi Roubaix sembra destinata ad essere una corsa a tre, come era stato il Giro delle Fiandre la settimana prima: il favorito Boonen a tentare uno storico poker (poker di vittorie nelle “classiche del pavè” e poker di vittorie alla Parigi – Roubaix) e i due alfieri italiani Pozzato e Ballan a cercare di fargli lo sgambetto. Identico poteva essere anche l’epilogo, con Boonen trionfante in volata, ma stavolta il belga, da vero e proprio “Signore delle Pietre” ha voluto entrare nella leggenda del ciclismo con una splendida impresa in solitaria. La foresta di Arenberg, con il suo malridotto pavè, è il primo punto chiave della gara: Chavanel, compagno di squadra di Boonen, fa il forcing per scremare il gruppo, che si riduce a sole otto unità, ma sul tratto di pavè successivo, il gruppo si frantuma e la Quick Step è costretta ad inseguire i fuggitivi, tra cui Ballan e Flecha.

La corsa entra nel vivo e i tratti in pavè si susseguono quasi senza respiro. Ai meno sessanta dalla fine cade Husvod, che esce di scena, due chilometri dopo ecco il temuto attacco: Boonen su un tratto di pavè innesta il turbo e va a riprendere il combattivo francese Turgot (secondo all’arrivo), Pozzato e Ballan si riportano sotto e ai quattro si aggiunge il compagno di squadra di Boonen Terprstra. La strada torna asfaltata, Boonen allunga, Pozzato chiede a Ballan di tappare il buco, quest’ultimo salta il cambio e il belga se ne va seguito a ruota dal compagno di squadra che per qualche chilometro lo tira facendo lievitare il distacco. Il Boonen di questa Roubaix è un marziano e nel successivo tratto di pavè lascia anche il compagno di squadra, mentre dietro gli uomini del team Sky si organizzano per braccare il campione belga. Uno contro cinque, con tanto pavè ancora da affrontare: una sfida impari per tutti, non per Boonen, che con la sua pedalata potente sembra sgretolare le pietre del pavè e continua a guadagnare terreno nonostante la muta di cani sguinzagliata alle sue spalle. Al “Carrefour de l’Arbre”, l’ultimo tratto di pavè a cinque stelle (simbolo di massima difficoltà, vuoi per la lunghezza, vuoi per le condizioni del selciato) il vantaggio sfiora il minuto e mezzo: una fiammata di Boom da dietro lima una manciata di secondi, ma è solo un fuoco di paglia, perché Boonen, tornato sull’asfalto, fa salire di nuovo il vantaggio. Arrivato dentro il velodromo di Roubaix, il belga leva le dita al cielo: sono quattro, come le vittorie quest’anno nelle classiche del pavè (Harelbeke, Gand-Wevelgem, Fiandre e Roubaix) ma soprattutto come i trionfi di Roger De Vlaeminck in questa corsa, di cui Boonen eguaglia un record che sembrava impossibile da raggiungere.

Certo, l’edizione di quest’anno ha visto la defezione di molti assi del ciclismo (Cancellara, Sagan, Nibali, Gilbert tanto per citarne qualcuno) e forse qualcuno di loro avrà snobbato la Roubaix ritenendola, come Hinault che la corse e la vinse una sola volta, una corsa troppo pericolosa, ma Boonen ha impreziosito una vittoria storica con un’azione audace e temeraria, dimostrando semplicemente di essere in questo scorcio di stagione il più forte.

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