di Ferdinando Cocciolo
La Parigi-Tours 2014 ha concluso la stagione delle grandi classiche. Delusione Voeckler, arrivato secondo dietro l’entusiasmante giovane Jelle Wallays della Topsport Vlaanderen. Il nostro Nizzolo? Non pervenuto…
Chi ancora si illudeva che almeno la Parigi-Tours, ultima grande classica della stagione 2014, avrebbe dato una soddisfazione al ciclismo italiano, ha dovuto scontrarsi ulteriormente con una dura realtà. Quella che vede nessun corridore italiano (tra Sanremo, Parigi-Roubaix, Fiandre, Liegi, e comunque in ambito World Tour) vincente in una grande classica. E possiamo ben dire…meno male che c’è Vincenzo Nibali, re del Tour de France.
Ma avremo modo e tempo per fare un bilancio non completamente negativo per il nostro ciclismo. Intanto, la stagione 2014 è ormai agli sgoccioli, con il Giro dell’Emilia vinto dall’eterno Davide Rebellin, il Giro di Pechino che tra poche ore avrà il suo epilogo (tra l’ altro è l’ultimo anno di questa corsa a tappe nel circuito mondiale ufficiale), ed appunto la Parigi-Tours, dove gli italiani, in un passato neanche molto lontano, andavano molto bene, da Bontempi a Bennati, passando per Filippo Pozzato e Marco Marcato.
L’edizione 2014 è stata vinta a sorpresa dal giovane della Topsport Vlaanderen Jelle Wallays, capace di beffare uno dei favoriti, Thomas Voeckler, in uno sprint a due. Anche se sulla carta la più importante classica francese (insieme al Gp.Plouay ed anche se è stata clamorosamente estromessa dal World Tour) è per le ruote veloci, non manca mai di riservare sorprese, spettacolo ed attacchi da parte di chi puntualmente vuole indurire la corsa. E così è stata la Parigi Tours che da poche ore ha ufficialmente chiuso lo scenario delle grandi classiche e non solo, in attesa dell’ ultima tappa del Giro di Pechino. Gli ultimi chilometri sono stati molto emozionanti, proprio grazie alla grande voglia del solito Voeckler e di Wallays di cambiare le carte in tavola, sin dall’inizio. In pratica i due duellanti sono partiti in fuga dal chilometro zero, capaci di resistere al ritorno del gruppo regolato sul traguardo finale da Debusschere della Lotto Belisol.
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Thomas Voeckler e Jelle Wallays, reduci di una fuga di alcuni corridori coraggiosi, tra i quali anche il nostro Benedetti, che arriva ad avere al km 54 un vantaggio di 5 minuti e 35 secondi. Ma, inevitabilmente, il gruppo, trascinato soprattutto dalla Giant-Shimano di John Degenkolb, reagisce e fa pian piano scemare il vantaggio. Lo scenario della corsa è chiaro, con le squadre dei velocisti che “ tengono a bagnomaria” gli attaccanti, per poi stanarli e preparare la grande volata. Ma il ciclismo non è fatto soprattutto di tattiche, lo insegna proprio la Parigi- Tours che, in realtà, è quasi sempre adatta alle ambizioni di corridori veloci ma capaci anche di tenere e andare forte sugli strappi brevi. Al km 175 partono al contrattacco Ligthart (Lotto Belisol) e Tjallingii (Belkin), facendo diminuire lo svantaggio rispetto al gruppo di testa sino a 1 minuto e 50 circa. Gruppo di nuovo compatto, ma a 25 km dalla conclusione allungano un Voeckler sempre più determinato a portare a casa la vittoria, Wallays e Van Melsen. Guadagnano 1 minuto e 20 sul gruppo principale, del quale fanno parte i principali favoriti, Degenkolb, Van Avermaet, Vanmarke e Demare. C’è molto marcamento tra questi campioni che, evidentemente, non vogliono portare in carrozza il re dei velocisti, il tedesco Degenkolb. Si avvicinano le cotes finali (quelle decisive) e i due fuggitivi ci credono sempre più. Per l’indomito Voeckler è in ballo la possibilità di terminare la stagione alla grande trionfando in una delle“classiche storiche”, mentre per il compagno di avventura il sogno di trionfare in quella gara già conquistata da dilettante. Negli ultimi 4 km hanno 30 secondi circa di vantaggio su un gruppo che va a mille. Ma, dietro, inizia la rassegnazione e di conseguenza aumenta il vantaggio. Sull’Avenue de Grammont Voeckler si presenta per primo e Wallays gli è a ruota. Thomas ha una grande responsabilità, quella di trionfare almeno una volta in una stagione molto contraddittoria insieme a riportare la Parigi- Tours nella bacheca francese.
Ma il suo sogno fallisce, di fronte all’entusiasmo di un giovane che sembra proprio adatto alla Parigi- Tours. Degenkolb e company “ scomparsi” nella pancia del gruppo. E gli italiani? Anzi, i pochi italiani in gara? Non pervenuti, e nelle classiche più importanti siamo rimasti al Gp.Plouay vinto da Filippo Pozzato l’anno scorso e soprattutto all’Enrico Gasparotto nell’Amstel Gold Race 2012.
Italiani, svegliatevi…



