“PASSATO REMOTO”: UN FILM SU UNA STORIA DI GUERRA

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Passato remoto è una storia di guerra: un racconto di Elisa Tosi (vincitore del concorso letterario “Aquila d’Argento”, edizione 2009) ambientato al tempo della lotta di liberazione partigiana: ne è stato tratto un film autoprodotto, diretto da Filippo Bedeschi e patrocinato dalla Provincia di Reggio Emilia e dal Comune di Castellarano. Ambientato nel 1944 a Roteglia, in queste zone dell’Emilia, rispecchia un dramma tipico di tante vicende dell’epoca: quello delle temute rappresaglie naziste conseguenti alle uccisioni dei soldati tedeschi.

Oggi ho il piacere di intervistare Elisa Tosi, che ha dato prova di uno stile suggestivo e avvolgente, nella sua assoluta semplicità “veristica”.

– Una storia ambientata al tempo della guerra partigiana, nel solco di una lunga tradizione letteraria. Perché?

Perché fa parte della nostra Storia, perché serve come monito per le generazioni future, per riscoprire le nostre radici, di un passato remoto scomodo, ma necessario. Per onorare la memoria di un ideale che ha fondato le basi di una morale liberale, nata sull’onda della miseria, della necessità, dello sdegno. In Emilia, la mia terra, ci sono state intere generazioni cresciute con il ricordo della seconda guerra mondiale, del periodo fascista e di racconti partigiani. Ogni famiglia, di entrambe le ideologie, ha versato il sangue per la patria in quel periodo. Io sono stata una privilegiata perché ho potuto raccogliere la testimonianza diretta attraverso i racconti di mio nonno, reduce prima e sopravvissuto poi ad un campo di lavori forzati ad Amburgo. Mi sento in debito nei suoi confronti, perché se oggi posso vivere degnamente la mia vita, lo devo anche alla sua tenacia, alla sua memoria.

– La dimensione “provinciale” (nel senso nobile del termine) alimenta da lungo tempo la letteratura italiana. Qual è il segreto del suo fascino?

Il segreto, credo che sia racchiuso proprio nella dimensione ristretta, circoscritta della realtà provinciale, dove le contaminazioni esterne vengono recepite lentamente, filtrate, digerite con calma e poi assoggettate al tempo.

da passatoremoto.wordpress.com

L’idea di ricavare il film dal racconto è nata dalla richiesta collettiva del paese, dove la memoria storica stava scomparendo. La vicenda che ho romanzato in Passato Remoto è accaduta realmente, io ho adattato l’episodio alla narrazione, ma la passione e l’impegno di moltissime persone ha dato vita a questa avventura di condivisione. Il percorso umano che abbiamo intrapreso ha avuto il pregio di farci conoscere una realtà dimenticata, di riscoprire luoghi e valori troppo spesso scontati. Il film è autoprodotto, il regista Filippo Bedeschi è un giovane attore promettente e impegnato socialmente. Gli altri attori, tutti bravissimi, sono stati una rivelazione. Le comparse, tutte del paese, una risorsa insperata. È stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio.

– Parlaci del tuo rapporto con la scrittura, e se puoi dicci a cosa stai lavorando.

Il mio rapporto con la scrittura non saprei come definirlo: è un’ esigenza viscerale. Senza scrivere mi sentirei incompleta. Credo che sia un’eccedenza di sentimenti, di esperienze e di passioni, ciò che mi porta a riversare sulla carta quello che sento. Attualmente sto terminando un romanzo, ambientato nella mia terra, precisamente tra Correggio e Carpi, alla vigilia delle promulgazioni delle leggi razziali (1938) fino ad arrivare agli anni 60’ del Novecento. Tengo molto a questo figlio di carta, scritto in due anni, dopo molteplici e sofferti studi sul periodo. È un romanzo dinamico, dal sapore antico, con molteplici contaminazioni di generi letterari diversi; si spazia dalla Storia del periodo, al classico Giallo con divagazioni da spy story.

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