di Alberto Giusti
A Cortina, durante le festività, lo show anti-evasione fiscale aveva fatto il suo esordio, tra scontrini quadruplicati ed auto extra-lusso dal costo triplo rispetto al reddito dei proprietari, lasciando nella neve alpina una scia di polemiche. Nello scorso fine settimana, il secondo atto è andato in scena nelle strade della Milano da bere. Bar, ristoranti e soprattutto discoteche hanno avuto la visita degli agenti del fisco.
Il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, emerge dai media come un comandante sul campo di battaglia, snocciola i numeri dei suoi battaglioni e l’entità e le strategie delle forze nemiche, dai miliardi di sommerso al flusso di lingotti d’oro verso la Svizzera.
Qualcuno dice che questi controlli sono sempre avvenuti, solo che adesso la politica non è più così “divertente” e accattivante come una volta e i giornalisti devono pur trovare materiale di scandalo da qualche altra parte, a costo di far somigliare il lavoro del fisco a retate di polizia paragonabili a quelle dell’America del proibizionismo. Alcuni condannano le modalità di controllo per presunti danni d’immagine, altri osannano sui social network il prepotente arrivo dello Stato nei registratori di cassa.
Una cosa è certa: il lavoro dell’Agenzia delle Entrate di questo ultimo mese è costruito con un ingrediente, fondamentale nell’epoca in cui viviamo, di cui la pubblica amministrazione italiana viene spesso tacciata di manchevolezza: la comunicazione. Una grande strategia di comunicazione ha accompagnato il lavoro tra i vacanzieri di Cortina e la movida di Milano, due gocce nel mare dell’evasione che però, stavolta, hanno prodotto cerchi concentrici ben più grandi della loro reale portata in termini di tasse recuperate.
E questo è solo l’inizio. Un’arma fondamentale è stata messa nelle mani dell’Agenzia delle Entrate con il decreto salva-Italia: la disponibilità dei dati di tutti i conti correnti del paese, movimenti compresi. Presto dunque si potrà procedere a quell’operazione fondamentale, mai realmente messa in atto fino ad oggi: l’incrocio delle banche dati, che certamente porterà alla scoperta di tante e tali irregolarità da richiedere anni di lavoro, ma risultati certi. Tremonti metteva, nelle sue finanziarie, cifre astronomiche alla voce “lotta all’evasione fiscale”, senza mai dare spiegazione di come avrebbe fatto a racimolarle. Oggi sembra invece che questo governo voglia dare all’amministrazione gli strumenti adatti a far sì che queste cifre vengano raggiunte.
Al sistema fiscale italiano serve però una riforma di sistema. Un principio che i primi economisti dell’era moderna avevano sancito era che si dovesse premiare il reddito rispetto alla rendita, andando a colpire quei capitali, mobiliari o immobiliari, inutilizzati e quindi inutili alla produzione di ricchezza generale. Gli ultimi trent’anni sono stati caratterizzati da politiche economiche che hanno invece teso all’accumulazione di enormi ricchezze private, secondo il credo neoliberista che da grandi capitali personali la ricchezza ricadesse a mano a mano sui ceti più bassi, sviluppando così l’interesse generale. Purtroppo questa redistribuzione non si è mai concretizzata; al contempo i veri meccanismi di redistribuzione sono stati smantellati nella convinzione che lo Stato non dovesse più accollarsi simili costi. È per questo che oggi ci ritroviamo di fronte all’assottigliamento sempre più insistente della classe media e ad un divario fra ricchi e poveri che in Italia e in Europa ha raggiunto livelli che non avremmo mai immaginato.
L’abolizione dell’Ici andava esattamente in questa direzione neoliberista. La sua reintroduzione, attraverso l’Imu, va in direzione opposta, ma non sufficiente ad eliminare invece quei tributi che costituiscono un freno alla crescita delle imprese e del paese. La tassa patrimoniale, anche se richiede anni per essere approntata, potrebbe essere un valido scambio per l’abolizione dell’Irap e per intraprendere una vera riforma fiscale, e per discutere della possibilità per ogni cittadino di scaricare una parte dell’Iva pagata ad ogni acquisto, vero sprone a richiedere lo scontrino o la ricevuta in ogni circostanza, al bar come dal dentista.
E soprattutto, per un nuovo sviluppo, deve essere reso conveniente investire in impresa piuttosto che nel mercato azionario. La finanziarizzazione dell’economia ci ha portati nel baratro: è tempo di tornare all’economia reale, e il sistema fiscale (italiano, ma sarebbe meglio europeo) è uno degli strumenti più utili per favorire questo processo.




per l’appunto mi divertivo a leggere, l’altro giorno, quell’articoletto del ritorno del cretino ” La ciurma della Manovra Economica “. Mi divertivo, è un modo di dire! Perché mi sembra così tanto attuale!