di Simone Provenzano
Persona: πρόσωπον in greco.
Questo termine indicava la faccia o la maschera del teatrante.
Pensate etimologicamente quant’è forte! Quello che noi pensiamo essere la totalità di ciò che siamo, in antica Grecia veniva pensato come quel velo di apparenza che usualmente, per abitudine, mostriamo al mondo di ciò che pensiamo di essere.
La parola chiave è ABITUDINE.
Fin da piccoli ci abituiamo ad essere bulli o vittime, puttane o suore, secchioni o asini, e un altro migliaio di dicotomie!
Ma se da piccoli compiamo delle sperimentazioni, provandoci un sacco di maschere e guardando come ci calzano, da grandi ci scordiamo che sono solo maschere.
L’abitudine ci ha fottuto.
Immaginate la nostra mente come un magnifico teatro, in cui molti attori improvvisano o imparano la parte. Immaginate che ci sia un primo attore, o una prima attrice, e tutti gli altri bramino comunque di essere illuminati dal fascio di luce della ribalta, di avere una parte nel prossimo spettacolo.
Ebbene il primo attore non è altro che quello che noi crediamo di essere, il modello predominante, l’identità che accettiamo di noi stessi.
E finisce che ci convinciamo di essere ciò che indossiamo per coprirci la faccia. Non è un caso che qualsiasi maschera per essere tale debba perlomeno coprire gli occhi.
Lo specchio dell’anima, ciò che siamo.
Ma non possiamo ignorare tutti gli altri attori! Almeno non per molto, altrimenti si arrabbiano, e a farne le spese saremo proprio noi che siamo i proprietari del teatro.
Una corrente psicanalitica chiamata Psicosintesi, nata da un signore con una barba stupenda, tale ASSAGIOLI, fa ruotare gran parte dalla terapia proprio sul rendersi consapevoli delle proprie maschere, delle proprie sub personalità.
Si può fare.
La chiave per aprire la cassaforte dove sono stipate tutte le nostre maschere si chiama
DISIDENTIFICAZIONE.
Se fosse una porta magica, in stile Alibabà e i quaranta ladroni, la parola per farla aprire non sarebbe “apriti sesamo”, ma più semplicemente :
ANCHE.
Noi siamo ANCHE espansivi e siamo ANCHE riservati. Siamo ANCHE disponibili e ANCHE intransigenti. Io non sono uno psicoterapeuta, io sono ANCHE psicoterapeuta. Io sono anche ALTRO, tanto altro, molto altro.
Ci sono un sacco di attori che recitano al mio interno.
Non penso di conoscerli tutti, ma quelli che conosco mi aiutano a creare un grande spettacolo, mentre quelli che non conosco, non rendendomi conto che stanno recitando, mi spaventano.
UNO, NESSUNO E CENTOMILA.
Diceva Pirandello.
E adesso lo ripeto io:
ci sono delle nostre parti che ci possono spaventare e che tentiamo in ogni modo di allontanare, di segregare. Ma più ci ostiniamo a nascondercele, più grande sarà la paura che proveremo, quando salteranno fuori all’improvviso.
Non esistono le dicotomie.
Non possiamo essere solo bianco, né solo nero.
Noi non siamo digitali, non c’è solo uno e zero. Noi siamo analogici e multidimensionali.
Abbiamo sfumature che contrapponendosi si contraddicono coesistendo.
Siamo esseri umani.
Enormi diamanti con molte sfaccettature, ma tutte appartenenti ad un’unica, preziosa pietra.
Ecco ciò che siamo.
Un’unità composta da una moltitudine.
Buon carnevale, mascheratevi e divertitevi. Tornate a casa e togliendovi la maschera guardatevi allo specchio.
Negli occhi.
Buon martedì grasso.




Niente di più vero: la nostra identità è composta da un sacco di panorami. La filosofia dell’ “anche” è un punto di vista fondamentale in tempi in cui la coerenza assoluta regna come valore tra i valori
@Claudia: la coerenza assoluta regna come valore tra i valori ? refuso o come concetto che la coerenza assoluta debba essere regina (il più alto) dei valori ?
Credo che Claudia intendesse dire che in effetti la coerenza assoluta sia sbandierata come valore tra i valori, ma non solo la gente è incoerente, ma anche la coerenza in sé non è, dopo tutto, un valore assoluto.
“Abbiamo sfumature che contrapponendosi si contraddicono coesistendo”, dice giustamente Simone, e io sono d’accordo perché – come ha detto Igor Sibaldi – la parte più decisiva di noi è “quello che non sappiamo di sapere”, cioè quello che via via scopriamo di noi che non ci aspettavamo. Se non ci sforziamo di essere per forza una cosa, ma lasciamo che la nostra vera natura – il nostro Desiderio – sgorghi spontaneamente dal nostro intimo, potremo fare molto, molto di più.
Ironia
Siamo tutti portatori di maschere, la differenza sta nel riconoscerle lontano dal palcoscenico. Solo così c’è autenticità
ho trovato questo articolo molto pieno di contenuti di cui riflettere, il tuo pensiero razionale fa capire le tante sfumature e l’interpretazione di una singola parola. Simone non te la prendere ma io non c’ho capito una demerita m…a
Casomai “emerita”. E comunque, scusa Roscogasgas, ma l’articolo di Simone mi sembrava pregevole proprio per la sua chiarezza.
mi sono divertito molto a scrivere questo post.
purtroppo una volta finito di scrivere mi sopraggiunge una sorta di insoddisfazione.
non riesco mai a scrivere tutto quello che avrei voluto far passare, quasi mai riesco a trascrivere in frasi che abbiano un senso compiuto i pensieri e le emozioni che mi legano ai concetti che provo ad esporre.
rimane la grande soddisfazione di trovare i vostri COMMENTI. di vedere che si ci parla intorno, che chiunque può esprimersi, e portare il proprio contributo. Potere della rete e della mente.
ringrazio in particolare ROSCOGASGAS.
onesto come sempre.
chiedo scusa a Giovanni Agnoloni per l’errore fatto, non si ripeterà più. ho scritto questo commento perchè Simone mi conosce e sicuramente si è messo ha ridere, è una persona a cui voglio bene e che stimo tantissimo.
Grande rosco!