PONT DU GARD, MERAVIGLIA ROMANA IN TERRA DI GALLIA

di Nicola Pucci

Questi Romani con le loro costruzioni moderne deturpano il paesaggio“… curiosa la battuta del buon Asterix, immaginando la magnificenza di un Patrimonio Unesco, il Pont du Gard.

Se casualmente doveste avventurarvi tra le maestose mura papali di Avignone, che diedero ospitalità al Santo Padre ai tempi della “cattività” di medievale memoria, ho da proporvi una veloce ma elettrizzante deviazione.

Pont du Gard – http://www.avignon-et-provence.com

Scendendo, o risalendo, fate voi, il fiume Gardon, troviamo un simbolo della romanità e del suo genio tecnico in terra di Gallia: l’acquedotto, appunto comunemente chiamato Pont du Gard, Patrimonio Unesco ormai dal 1985. Qualche cenno storico mi pare opportuno.

Dati archeologici alla mano confermano che l’acquedotto, che può vantare un eccezionale stato di conservazione, fu costruito nel I secolo d.C., tra gli anni 40 e 60. Ai piedi della cittadina di Uzes si avviava una sorgente le cui caratteristiche rispondevano agli elementi necessari all’epoca per l’edificazione di una simile struttura: principalmente acqua pulita e notevole portata. La sorgente nasceva ad un’altezza di 76 metri e raggiungeva in poco meno di 50 chilometri, oggi una piacevole escursione turistica, la città di Nimes, romanizzata nel 120 a.C., che si estendeva ad un’altitudne di 59 metri. Nimes ai tempi dell’imperatore Augusto divenne una capitale regionale importante ma la costruzione dell’acquedotto fu forse motivata più da una questione di immagine che per vera necessità, essendo la città già ben provvista d’acqua. Pare che si pensasse così di conferire maggior pulizia, maggior igiene, maggior allegria per le fontane di cui il centro abitato disponeva, maggior capacità termale.

I Romani conoscevano bene le terre che avevano conquistato, decisero così di costruire l’acquedotto e il ponte che scavalca il Gardon  nel punto in cui il fiume è particolarmente stretto. Visione spettacolare, altrochè. Il ponte si compone di tre livelli di arcate: quelle più basse, e sono 6, sono alte 22 metri per una lunghezza di 142 metri; le arcate centrali sono 11, si elevano per altri 20 metri e raggiungono un’estensione di 242 metri (l’apertura è identica nei primi due livelli); l’ultimo livello propone 35 arcate di 7 metri d’altezza per un totale di 275 metri di lunghezza. I piloni inferiori poggiano direttamente sulla roccia e sono fatti di calcare conchigliare che i Romani si erano procurati dalle cave vicine al fiume. Eccellenti ingegneri, i Romani avevano buona conoscenza anche dei movimenti inondativi del Gardon e decisero di proteggere i piloni con antibecchi triangolari alti 10 metri.

L’acqua scorreva lungo il terzo livello, oggi una sorta di “passaggio coperto“, ed impiegava quasi un giorno intero a completare il tratto tra Uzes e Nimes, terminando il suo percorso al Castellum. L’acquedotto funzionò a pieno regime per almeno tre secoli, sporadicamente ancora fino al V secolo, per poi venir abbandonato alla sua sorte.

Nel corso del XVI secolo il ponte è stato sottoposto ad un’importante opera di consolidamento e il primo livello è stato reso accessibile al passaggio dei carri. Oggi è il tratto, stupefacente e suggestivo, percorribile a piedi dai turisti che armati di macchine di altro genere, digitali, catturano l’effetto visivo del luogo, straordinario. Venite da queste parti di sera, al calar della luce, e rimarrete meravigliati. In barba al buon Asterix.

One Response

  1. Giovanni Agnoloni 04/11/2012

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