PROJECT 119: GLI ALLENAMENTI MARZIALI DEGLI ATLETI CINESI

di Claudia Boddi

Da qualche giorno si è conclusa l’edizione dei Giochi Olimpici di Londra, che ha visto primeggiare gli atleti cinesi in molte discipline in competizione.

Di queste Olimpiadi, senza dubbio, ci ricorderemo la fantascientifiche imprese di Sun Yang, medaglia d’oro nei 400 e nei 1500 stile libero, dove ha abbattuto anche il record del mondo, nella gara del giovanissimo esordiente italiano Gregorio Paltrinieri – classificatosi quinto – e le gesta di Wu Minxia – già oro ad Atene 2004 e a Pechino 2008 – nei tuffi sincronizzati dal trampolino di 3 metri e nell’individuale della stessa gara. Quelle appena terminate, sono state anche le Olimpiadi della sedicenne Ye Shiwen, che nei 400 misti femminili è andata più forte degli uomini, di Yuan Cao e Yanquan Zhang, oro nei tuffi sincronizzati dalla piattaforma da 10 metri e di molti altri atleti della ginnastica, del tiro a segno, del badminton e della vela, solo per citarne alcuni. Ma come vince la Cina?

In questi giorni, è rimbalzata sul web la storia di Wu Minxia alla quale la famiglia avrebbe nascosto la morte dell’adorata nonna e il cancro della madre per non distrarla dalle gare. Premesso che è lungi da chi scrive vituperare gli atleti cinesi, leggere il fenomeno del loro strapotere ai giochi è molto interessante, così come soffermarsi sulle informazioni sulla società cinese che da questo derivano.

Wu Minxia, come la maggior parte della sua squadra, fa parte del Project 119, un programma segreto, del quale parlano pochissimo anche in Cina, negato perfino dal Governo, che prevede una preparazione meticolosa, fin da quando l’atleta è giovane e acerbo, finalizzata alla conquista di ori olimpici. Un training totalizzante che in molti casi non vede ottemperare neanche all’obbligo scolastico per i giovani atleti che vi sono coinvolti, i quali trascorrono le loro giornate in sedute di allenamento lunghissime, lontani per anni dai familiari senza mai poter disporre né di un cellulare né  di un computer.

Un modello di produzione economica, quello della Cina, che si riflette anche nello sport: una  rapida ascesa, gravata di enormi aspettative, ancora molto legata, per quel che riguarda il mercato interno, alle economie dei paesi in via di sviluppo. Anche per questo suonerà meno strano apprendere che il promotore del Project 119 non è un tecnico cinese bensì un australiano, tale Dennis Cotterell. Quella fra tradizione ed emancipazione è la contrapposizione che la nazione asiatica vive quotidianamente e rispetto alla quale sembrava finora provare a cercare una soluzione di continuità.

La Cina disapprova i comportamenti troppo occidentali di Sun Yang, che si allena (guarda caso) in Australia e in America e ha acquisito modi di esultare e gestualità più tipici dei paesi che si trovano a ponente ma continua a proporre i suoi valori sportivi con accentuata esasperazione promuovendo strategie agonistiche vincenti ma violente.

Sull’onda lunga degli ultimi successi olimpici, per la Cina trovare il punto equidistante che racchiuda in sé i migliori elementi del rapporto fra Occidente e Oriente, fra tradizione e modernità potrebbe essere più  possibile. Nello sport… ma anche in altri ambiti della vita civile.

6 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 16/08/2012
  2. nicola 17/08/2012
  3. Roberto 17/08/2012
  4. Giovanni Agnoloni 17/08/2012
  5. Francesco 17/08/2012
  6. CLAUDIA 17/08/2012

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