di Alberto Giusti
Capita stavolta in occasione della Spending Review, o Revisione della Spesa, l’ennesima polemica casalinga sull’abolizione delle famigerate Province Italiane. Eredità dello stato sabaudo, che a sua volta le aveva prese dal regime francese. Ma quella dell’abolizione delle province è una favola che ogni volta i giornalisti ci propinano, e che i vari governi si ostinano a mettere in vari decreti per poi toglierla all’ultimo minuto, per un motivo tanto semplice e che niente ha a che vedere con le pretese della casta: il dubbio di costituzionalità.
L’articolo 133 comma 1 della nostra Costituzione dice: “Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione”.
È chiaro dunque che qualsiasi intervento per l’abolizione delle province dovrebbe partire, a Costituzione invariata, da un’iniziativa dei comuni, o almeno dal loro coinvolgimento diretto, perché un decreto unilaterale del governo, o anche una legge del parlamento, incontrerebbero quasi con certezza lo scoglio della Corte Costituzionale sul loro cammino, e finirebbero per arenarsi sulla spiaggia delle cause perse.
Il governo Monti non è il primo a cascare su questo punto delicato. Mandando indietro la memoria ad un’era lontana, ovvero meno di un anno fa col governo Berlusconi ancora in carica, possiamo ricordarci che ad agosto si portò avanti, in uno dei tanti decreti-mazzata della calda estate Tremontiana, l’abolizione delle province con meno di 300.000 abitanti e superficie inferiore ai 3000 km. Si sarebbero eliminate così circa 30 province. Ma guarda un po’, che succede prima dell’approvazione del decreto? L’abolizione delle province viene stralciata. Troppo alto il rischio del vaglio di costituzionalità.
Ma a settembre 2011 sempre quel governo varò un disegno di legge costituzionale in Consiglio dei Ministri, che prevedeva l’abolizione di tutti i riferimenti alle province all’interno della Costituzione. Naturalmente sappiamo tutti com’è andata la storia. Quel governo aveva a malapena i numeri per governare, figuriamoci per approvare una simile riforma costituzionale, che richiede lo smussamento di tante e tali situazioni di potere. Quel disegno di legge è ancora lì, nei cassetti delle Camere, da qualche parte. Quando un governo vorrà riprendere in mano l’abolizione delle province in toto, sarà quella la bozza a cui far riferimento.
Altro che decretini. Diffidate delle facilitazioni.



