di Claudia Boddi
Convince ed emoziona, Quasi amici, dei giovani registi francesi, Olivier Nakache ed Eric Toledano. Ispirato a una storia vera, il film racconta come sia possibile far coesistere mondi apparentemente agli antipodi, abbattendo barriere e giudizi preconcetti.
Le vite di Driss (Omar Sy) e Philippe (François Cluzet) si incrociano all’improvviso e dal loro incontro nasce un rapporto autentico, all’interno del quale ognuno può essere se stesso e accettare l’altro per quello che è, senza volerlo cambiare a tutti i costi o costringerlo a insensate etichette morali. Driss – ex detenuto dal sorriso magnetico – vive ai margini della periferia parigina solo grazie al sussidio sociale. Philippe – aristocratico della Parigi Bene, divenuto paraplegico dopo un incidente in parapendio – vive in una villa color avorio nel centro della città e assume Driss come badante personale. Al di là delle immediate differenze di classe, i due protagonisti sono portatori di esperienze e significati diversi che, nonostante tutto, possono comunicare e, in certi momenti, anche fondersi l’un l’altro. Lo spettatore è traghettato attraverso questa bella vicenda che non parla solo di amicizia, in senso stretto, ma anche di solidarietà umana, accettazione e affetto. Perché non esiste nella realtà di alcuno, nessun elemento salvifico, che garantisca la felicità, una volta e per sempre. I soldi, il successo o un fisico prestante a nulla servono se non sono sostenuti da una predisposizione interiore volta a misurarsi con i propri limiti, per superarli, accettandoli: la consapevolezza, infatti, ci permette di non proiettare le nostre ombre sugli altri e, quindi, di vivere meglio.
In un alternarsi continuo di difficoltà e piacevolezza, si snodano i passaggi principali della trama. Da una zia/madre che fatica ad arrivare alla fine mese, a simpatici flirt con donne impossibili, dai problemi dell’assistenza a una persona immobile su una carrozzina, ai piaceri di una vita nel lusso, il quadro resta sempre lo stesso, in una chiara e, al contempo, soffusa istantanea condita dalle musiche di Vivaldi e degli Earth.
Tutto questo procede da un intreccio molto verosimile e per niente edulcorato, lontano da pietismi o mezze verità. Si sorride anche, e spesso. Ci sono scene divertenti, giocate sul filo dell’equivoco, tipiche della comicità d’oltralpe, asciutta e universale, in un ottimo mix di divertimento e commozione. Una pellicola fresca, un flash interessante e vivo anche sul mondo della disabilità del quale, troppo spesso, si tratteggia solo il lato della disperazione e della sofferenza. Un film che dà speranza e risveglia la voglia di esserci, ad ogni costo e comunque vada.
Un’iniezione di fiducia e ottimismo, con un risvolto pratico corrispondente che migliora le biografie di entrambi i personaggi che sono anche persone vere, realmente esistite, come si apprende dalle foto che scorrono insieme ai titoli di coda.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



Una recensione che spalanca una porta su un mondo, esterno e interiore (ed è giusto e vero così, perché sono in continua osmosi): “la consapevolezza, infatti, ci permette di non proiettare le nostre ombre sugli altri e, quindi, di vivere meglio”. Non avrei saputo dirlo meglio.
Questo mi manca, mi sa proprio che è da vedere, per il tema trattato con leggerezza ma non con banalità
mi interessano molto i temi della diversità e come questi vengono affrontati. Da quel che ho letto, questo film è altamente educativo e vorrei farlo vedere al mio Leonardo di 10 anni. Chiedo consiglio a chi lo ha gia visto
Ciao Elena, il film è assolutamente adatto per un bambino di 10 anni: mostra la diversità in modo “positivo” e anche divertente. E’ un film sulle relazioni tra persone, più che altro… Io, se avessi un figlio dell’età del tuo, glielo farei vedere sicuramente! Poi magari, fammi sapere com’è andata!
Grazie Claudia del consiglio che ho seguito e di cui non mi sono affatto pentita. Il film è stato veramente eccezionale e grazie a quell’ironia e perfino irriverenza è riuscito a toccare temi difficili e darmi modo di parlarne al mio bambino, senza scadere nel pietismo o nella commiserazione verso chi è più sfortunato di noi. Spesso è l’atteggiamento che si ha verso questi casi. O peggio ancora, l’indifferenza. Invece il film è un esempio realistico, perchè il film è ispirato a una storia vera, di come si possa essere amici o molto legati pur se tanto diversi. Quale miglior esempio per i nostri figli…
Elena, sono contentissima del tuo rimando. Mi fa piacere che il film abbia fatto vibrare, anche in te, alcune corde significative rispetto a temi non sempre semplici da affrontare. Sono d’accordo anche sul fatto che spesso sia una questione di atteggiamento e di come “stiamo” nelle cose a far assumere loro una o un’altra connotazione… Il tuo bambino che cosa ne ha pensato? Alla prossima e grazie ancora!
Il mio bambino, che sta crescendo e che a scuola si confronta con tanti tipi di diversità, non specificatamente fisica ma ideologica, culturale ed etnica, ha avuto modo di riflettere su come un atteggiamento di apertura e di allegria sincera sia importante per il buon funzionamento delle relazioni. Certo che il primo impatto che ha avuto è stato quello quello del divertimento e della risata sfrenata, proprio per il particolare umorismo e la comicità mai sfacciata che il film mostra. Il contenuto è importante ma così presentato è comprensibile nel modo giusto anche a un bimbo di dieci anni.
l’anonimo della risposta sopra sono io, ho sbagliato a digitare “reply” subito!!!!!!
Ah! Infatti, notavo delle analogie! Bene, comunque, sono davvero contenta… The help l’ hai visto?? Anche quello è un gran bel film sulla diversità…
Gran bel Film.
Nonostante il tema trattato porti verso una commedia drammatica, trovo il film soprattutto comico. Era tanto che non ridevo così al cinema. E questo non è poco.
E’ vero, Marco: io lo rivedrei già volentieri, nonostante lo abbia visto da poco. E’ una comicità “piena” e asciutta, non vuota ed esagerata come quella dei cinepanettoni – italiani, soprattutto, mi duole dirlo – che ormai non si sopporta veramente più: sempre uguale, deteriore, le stesse gag e scene identiche film dopo film…
io il film QUASI AMICI lo visto è una storia stra bella e toccante si vede proprio il volersi bene l’uno dell’altro anche se Driss il badante dell stra ricco e uno un po’ con le maniere non molto fini ed educate ma alla fine la cosa più bella che mi è piaciuta del film e la quasi amicizia che si è creata tra Driss e il signore paraplegico.
Grazie, Sonohrina… Concordo in pieno: gran bel film! Claudia