di Nicola Pucci
Lo splendido impianto della O2 Arena di Londra ha fatto da cornice all’ultimo, prestigioso appuntamento del 2011, il Master. L’evento radunava gli otto migliori giocatori del mondo ma mai come quest’anno ha dovuto fare i conti con il logorio di una stagione lunga e dispendiosa.
Novak Djokovic, indiscutibile nr.1 al mondo, si è presentato al via del torneo con spalla dolorante ed energie ridotte al lumicino, così come il suo delfino in classifica, Rafael Nadal, poco motivato e con le pile scariche. Messo addirittura peggio di loro il beniamino di casa, Andy Murray – nr.3 del ranking ed ancora alla ricerca di un successo di prestigio non potendo vantare in bacheca, a differenza degli altri big-four, titoli del Grande Slam -, costretto al ritiro per un problema all’inguine dopo la sconfitta nel primo match con lo spagnolo David Ferrer e sostituito dal serbo Tipsarevic. Il favorito è così diventato, e sembrerebbe quasi una bestemmia considerando di chi stiamo parlando, Roger Federer, scivolato al nr.4 ma pur sempre capace meglio di chiunque altro di infiammare il pubblico col suo tennis tutto classe ed eleganza. Proprio lo svizzero ha finito per aggiudicarsi il titolo di maestro del 2011 (sesto trionfo, un record), completando una settimana senza pecche sconfiggendo tutti gli avversari che via via hanno provato a sbarrargli la strada. Nella fase a gironi ha costretto alla resa il francese Tsonga, sconfitto per 6-2 2-6 6-4, ha schiantato il rivale storico Nadal con un eloquente 6-3 6-0, ha resistito al tentativo di ritorno dell’americano Fish (altro concorrente in non buone condizioni di forma) eliminato col punteggio di 6-1 3-6 6-3. In semifinale Federer ha incrociato i guantoni con un Ferrer in salute, seppur sconfitto in rimonta da Berdych nell’ultimo turno di qualificazione dopo due convincenti successi su Murray e Djokovic. E i pronostici della vigilia che davano lo svizzero nettamente favorito sono stati rispettati. La prima manche si è risolta grazie al break concesso da Ferrer all’undicesimo gioco, nel secondo set Federer ha allungato in avvio e senza concedere palle-break ha poi chiuso col punteggio di 7-5 6-3. L’altra semifinale vedeva opposti Berdych e Tsonga, abili nell’approfittare dello scadente stato di forma dei big per guadagnarsi un posto tra i primi quattro; faticosa e rocambolesca la prima fase del talentuoso ceco che nei tre match di girone ha prima rischiato di vincere per poi perdere la sfida iniziale con Djokovic, ha sfiorato la sconfitta ma poi vinto con Tipsarevic, infine è di nuovo arrivato ad un passo dal k.o. e quindi dall’eliminazione per poi scavalcare l’ostacolo Ferrer nell’ultima, decisiva partita. Il francese, sconfitto all’esordio da Federer, si è rifatto con Fish per poi mettere in cassaforte la qualificazione col successo all’ultimo turno su Nadal, condannando di fatto il maiorchino all’eliminazione. Quello tra Berdych e Tsonga, due tennisti dalla carriera maledettamente simile – entrambi dotati di fisico esplosivo e in grado di fare la differenza con i due colpi di inizio gioco, dritto e servizio, ma troppo spesso bloccati da fragilità emotiva sulla strada del grande successo -, non è stato un gran match, tutt’altro. Chi si attendeva spettacolo e colpi ad effetto è rimasto in parte deluso, complice soprattutto la cattiva serata di Berdych che ha forse pagato dazio alle fatiche dei giorni precedenti. Solido e concentrato Tsonga ha colto l’occasione per ottenere un risultato di prestigio che dà lustro ad una carriera fino ad oggi impreziosita dalla finale agli Open d’Australia nel 2008.
Resta da raccontare dell’atto conclusivo del torneo, di fronte per l’ottava volta nel corso del 2011 Roger Federer detentore del titolo e Jo Wilfried Tsonga, lo sfidante. No, non è stata una sfida bellissima, avvincente ed emozionante senza dubbio sì. Il campione elvetico, avanti 6-3 5-4 e servizio, pareva avviato ad un tranquillo successo in due set. Non aveva però fatto i conti col coraggio del francese che è riemerso dalla buca in cui si trovava, ha recuperato il break di svantaggio, ha trascinato il set al tie-break, ha salvato un match-point per poi miracolosamente riuscire ad allungare la partita al set decisivo. Qui Federer non ha concesso opportunità al possente avversario, ha atteso con pazienza l’attimo propizio per prendere il largo. Tac, break all’ottavo gioco e la contesa è andata in archivio col punteggio di 6-3 6-7 6-3 che rinnova le ambizioni dell’eccellente Federer di fine stagione: attenzione, il re è ancora vivo e pronto a riprendersi lo scettro.




L’anno scorso un Federer suntuoso aveva dato lezioni di tennis a tutti i suoi avversari, compreso un Nadal in grande spolvero, quest’anno ha vinto di nuovo ma gli avversari sono arrivati al Masters con le pile scariche e gli acciacchi di una faticosa stagione alle spalle. Detto questo, la vittoria di Federer dimostra ancora una volta che quando lo svizzero è in forma e concentrato, non ha avversari al suo livello.
giusta considerazione emiliano…nadal è bollito, mi aspetto un federer alla grande in australia a gennaio
Grande Roger, vederlo a quarto posto del ranking fa veramente male; per me è il più bello da veder giocare e spero che ritorni almeno al N.2, Djokovic è il futuro e purtroppo gli anni passano per tutti.
Complimenti NIcola per l’articolo!!!!!!!!!
Direi che Djokovic è soprattutto il presente visto che è il nr.1, come te non posso che ammirare Federer il fenomeno, lo ritengo il più grande di sempre…e non lo dicono solo i numeri della sua straordinaria carriera…