a cura della Redazione
Reti neurali e intelligenza artificiale: le macchine batteranno gli umani in qualsiasi gioco?
L’intelligenza artificiale, sottoforma di algoritmi di apprendimento automatico, migliora ogni giorno di più e mette a repentaglio la sovranità umana su determinati giochi di ragionamento.
Esistono frangenti in cui gli algoritmi hanno già superato gli esseri umani, come quello del riconoscimento facciale, del riconoscimento di oggetti e del gioco degli scacchi. Chissà come deve essersi sentito Garry Kimovic Kasparov, il più grande campione al mondo di scacchi quando, nell’ormai lontano febbraio del 1996 a Philadelphia, fu battuto da un computer Ibm. Kasparov aveva già gareggiato contro dei chess computer nel 1985 ad Amburgo, vincendo tutte le partite, ma contro Deep Blue, il calcolatore targato Ibm capace di analizzare 50 miliardi di mosse in tre minuti, non ci fu storia.
Esistono però dei giochi in cui l’uomo non è ancora stato battuto dalle macchine, come ad esempio il poker e il gioco da tavolo Go. Riguardo al Texas Hold’em, deve ancora nascere il programma in grado di battere al tavolo verde giocatori come Daniel Negreanu del team PokerStars Pro, al contrario di quanto è accaduto a Kasaparov con gli scacchi. Anche Negreanu è un campione nella sua disciplina, il più vincente di sempre tra i giocatori di torneo nella storia del poker (è una sorta di “Kasparov” del poker), ed è probabile che non dovrà mai temere un computer.
Il Texas Hold’em è una variante del poker in cui la matematica conta moltissimo, ma non è tutto, e anche il recente algoritmo del giocatore perfetto non può assicurare la vittoria di qualsiasi partita, ma solo la migliore delle strategie possibili. Per questo pare irreale che un domani potrà esistere un software più forte di Negreanu o di un altro mago delle chips. Le partite live si arricchiscono di elementi quali la coscienza e la conoscenza dell’avversario, i tells veritieri o fasulli che devono essere ben interpretati o sapientemente ignorati, l’abilità di bluffare quando la situazione lo richiede e sono tutti aspetti peculiari dell’essere umano e non del calcolatore.
Un altro gioco in cui gli uomini continuano a trionfare sulle macchine viene dall’antica Cina e si chiama Go. Go è un gioco da tavolo per due persone e viene giocato su una griglia 19×19 con delle pietre bianche e delle pietre nere. L’obiettivo degli sfidanti è occupare più spazio con le proprie pietre all’interno della griglia di gioco e per farlo è necessario circondare le pedine dell’avversario, che vengono così eliminate.
I motivi per i quali non si è ancora trovato un algoritmo che giochi validamente a Go, ma si è soltanto riusciti a crearne alcuni che a stento raggiungono il livello principiante, sono il numero troppo alto di possibili azioni da compiere e la difficoltà che hanno i calcolatori di valutare i punti di forza e i punti deboli di una determinata posizione nella scacchiera; per questo i ricercatori stanno utilizzando le reti neurali per approcciarsi alle partite di Go.
Le mosse iniziali possono essere infatti 361, ossia 19×19, mentre quelle durante il gioco sono centinaia. Per avere un termine di paragone basti sapere che il numero di mosse negli scacchi si aggira intorno a 50. Per quanto riguarda il valore dei singoli pezzi, poi, è necessario sapere che «il conteggio del numero di pietre in possesso non è un buon indicatore di chi è in vantaggio», spiegano Clark e Storkey.
Christopher Clark e Amos Storkey sono ricercatori dell’Università di Edimburgo in Scozia e stanno lavorando su reti neurali che saranno in grado di diventare un “Go pro”. Questi ricercatori stanno sviluppando reti neurali per Go basandosi su intere partite di cui vengono catalogate le mosse che portano alla vittoria, ma il lavoro è lungo e attualmente le informazioni captate da una rapida occhiata umana alla scacchiera non sono paragonabili con quelle di alcun occhio virtuale.


