RICORDANDO GILLES VILLENEUVE

di Sandro Battisti

da HyperHouse

Le 13,52 dell’8 maggio è il momento esatto dello schianto di Gilles Villeneuve sul circuito di Zolder, in Belgio: 30 anni fa esatti. Fu lo schianto finale, l’ultimo dei tanti (fino a quel momento incruenti) con cui Gilles aveva costellato la sua breve carriera in Ferrari e, di conseguenza, in F.1.

Gilles Villeneuve (da Wikipedia)

Senza tanti giri di parole, Villeneuve è stato un uomo capace di modificare la mia vita e i miei atteggiamenti: con quel suo irriducibile “non arrendersi mai” mi aveva conquistato, folgorato nel breve volgere di pochi mesi, fin dalle prime sue corse cui avevo assistito in TV. Quel suo amore sconfinato e senza mezzi termini per la velocità, per il rischio, e la mancanza totale di calcolo nell’economia della corsa (figuriamoci del campionato) lo rendeva forse naïf e spontaneo, ma decisamente vivo e diverso da quel calcolatore che l’aveva preceduto in Ferrari, quel Niki Lauda che aveva sì vinto due mondiali, ma al prezzo di tattiche che nemmeno l’ammiraglio Nelson…

Ecco, potrei usare un fiume di parole per descrivere la fascinazione che Villeneuve ebbe su di me adolescente; quindi, dico soltanto che ho passato tutti i trent’anni successivi nel cercare un pilota che avesse caratteristiche simili e che ho trovato singolarmente, di volta in volta, solo in alcuni driver ma mai più insieme in uno solo. Lo stesso imperatore Michael Schumacher aveva caratteristiche di potenza e velocità, astuzia, ma certo difettava e difetta nei duelli veri e propri, e nel cuore; e invece proprio quello era il punto forte del piccolo Gilles, il cuore, che ha usato sempre in ogni curva per cercare di domare e dominare il mezzo meccanico, recalcitrante a seguire quello che lui voleva fare, alla velocità che voleva tenere. Per questo Gilles non ha vinto mondiali; per questo ha vinto solo sei corse.

Chiudo con la frase che Enzo Ferrari gli dedicò, pochi giorni dopo la morte di quel pilota che aveva voluto fortemente in squadra e che proteggeva da tutte le critiche e da tutti coloro che lo denigravano per le innumerevoli macchine distrutte: Io gli volevo bene”. E aggiungo solo una massima di Villeneuve che adoro ricordare, ancora oggi: Se vuoi andare piano, vai a piedi“.

Ciao Gilles, contento di aver vissuto tutti i tuoi duelli e non di averli subiti, dopo, da mito (ma forse mito già lo eri, prima di morirci sotto).

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