ROLAND-GARROS 2014, LA FINALE NEL SEGNO DI NADAL E SHARAPOVA

di Nicola Pucci

Appassionati del grande tennis potete star tranquilli, l’albo d’oro del Roland-Garros edizione 2014, quello dei colpi a sensazione, è salvo e mette in bacheca due nomi di lignaggio reale: Nadal e Sharapova.

L’incoronazione, legittima e magari pure prevedibile in sede di pronostico, ha avuto luogo al termine di due settimane che fin dall’apertura hanno riservato clamorose sorprese anche se poi, l’apoteosi, ha celebrato due campionissimi affermati da tempo. Riviviamoli, allora, questi quindici giorni nel meraviglioso scenario che trova ospitalità a due passi dalla Port d’Auteuil.

Rafael Nadal - da fansided.com

Rafael Nadal – da fansided.com

NADAL 9: ed in finale Rafa suonò la nona. “E’ in declino“, si era detto nel corso di una primavera che lo aveva visto soccombere laddove era solito dominare, Montecarlo, Barcellona e Roma. Invece… invece nel suo giardino preferito è sempre lui a dettar legge. Ci provano Ferrer ai quarti e Djokovic in finale a buttarlo giù dal trono, ma il finalista 2013 e il serbo non vanno oltre un set vinto, il primo. Tanto di cappello ad un fenomeno immenso, e chi non la applaude è in malafede.

DJOKOVIC 7,5: se non stavolta, quando mai? Nole rivela una buonissima condizione con i bombardieri Tsonga e Raonic, mostra qualche crepa con Gulbis in semifinale ma all’atto decisivo si eclissa dopo aver vinto il primo set. Mistero come nella partita più importante smarrisca l’ispirazione e commetta una selva infinita di errori per lui inconsueti.

GULBIS 8,5: infine Ernests giunse là dove era atteso da tempo. Già la stagione aveva lasciato presagire che il lettone era ormai pronto al salto di qualità, gioca agli ottavi con Federer e la sfida con lo svizzero lo consacra campione. Distrugge poi Berdych per arrendersi solo a Djokovic, con la soddisfazione di strappare al serbo un set e vedersi aprire le porte della top-ten in classifica mondiale.

MURRAY 7,5: lentamente ma con costanza ed umiltà sta riguadagnando il suo posto al tavolo dei fab-four. Esce vincitore da due maratone con Kohlschreiber e Monfils per presentarsi poi senza energie al cospetto di sua maestà Nadal. E lì ci lascia le penne, nettamente, ma tra i migliori quattro di Parigi c’è ed attende con fiducia l’erba di casa sua.

RAONIC 7: ci siamo, o quasi. Il trampoliere canadese vola ai quarti sul terreno a lui meno congeniale, il rosso, e lascia intendere di esser pronto ad azzannare i primi sulle superfici dove il servizio sarà arma letale, erba e cemento soprattutto. Il successo con Simon vale parecchio, Granollers manco lo vede, e solo la contraerea del miglior Djokovic lo manda fuori giri. Occhio ragazzi, a Wimbledon potrebbe correre per la coppa.

MONFILS 7: rigenerato (e ritrovato) ai massimi livelli, torna ad essere il coccolo di casa. Stavolta si merita in pieno il sostegno e gli applausi del Suzanne Lenglen e del Chatrier battendo al quinto Fognini in una sfida pazza, demolendo Garcia-Lopez e rimontando due set a Murray ai quarti. Peccato poi che voglia strafare e vincere veloce al quinto prima della notte, invece becca 6-0 e vanifica la rincorsa. Meno spavaldo di un tempo ma sempre meraviglioso atleta, darà ancora spettacolo nei grandi tornei.

FEDERER 5,5: non riesco a capire se il Magnifico è vittima più del tempo che passa inesorabile e ne riduce l’efficacia dei colpi su terra battuta oppure paga dazio all’esuberanza del tennis di Gulbis che proprio al cospetto di Roger esplode ai massimi livelli. Fatto è che gli ottavi di finale non possono proprio archiviarsi con il segno positivo per lo svizzero, che non aveva neppure giocato poi troppo male. Anzi.

TSONGA 5,5: tre successi d’autorità con Roger-Vasselin, Melzer e Janowicz avevano forse illuso i transalpini. Poi incappa in un Djokovic ingiocabile e Jo fa proprio quello, non gioca. 6-1 6-4 6-1 pesantissimo e la sensazione che la forbice che lo tiene distante dai grandi si sia decisamente allargata.

FOGNINI 5: benedetto ragazzo, cominci bene per finire male. Bello e concentrato con Beck e Bellucci, indisponente e sciupone con Monfils. Sbrocca al quinto stavolta con Gael, e l’impressione, netta, dell’occasione persa per giungere in semifinale è troppo forte. Sciagurato Fabio.

BERDYCH 5: spiace ripetersi, ma Tomas manca sempre sul più bello. Gioca come si deve fino ai quarti, poi incrocia Gulbis che in quanto a talento e incostanza è pari se non peggio e si scioglie in tre timidi set. Solito incompiuto, e chissamai dove troverà il coraggio di smentirci.

WAWRINKA 2: la maledizione del primo Slam lo colpisce al debutto con Garcia-Lopez. Cede il primo set, vince il secondo, va 2-2 e poi si eclissa perdendo dieci giochi di fila. Dal campione di Melbourne, nonchè vincitore a Montecarlo non più tardi di due mesi fa, c’era da attendersi altra esibizione, soprattutto altro atteggiamento. Bocciatura su tutto il fronte.

Maria Sharapova - da fansided.com

Maria Sharapova – da fansided.com

SHARAPOVA 9,5: che dire ancora di Masha? Che è una fuoriclasse, punto e basta. A dispetto del tennis corri-e-tira, non si vincono a caso 5 tornei dello Slam in dieci anni. Bissa a Parigi il successo di due anni orsono e lo fa confermando, caso mai ce ne fosse biosogno, l’impareggiabile forza mentale e carica agonistica che gli permette di recuperare con Stosur, Muguruza e Bouchard situazioni che parevano compromesse. Nella bellissima finale con Halep, poi, regala sprazzi di tennis meraviglia proprio quando è l’ora di farlo, nel set decisivo e vincente che la inserisce di diritto tra le leggende del tennis. Chapeau.

HALEP 8,5: quel che piace della rumena – la prima a raggiungere la finale dai tempi di Virginia Ruzici, vincitrice a Parigi nel 1978 e finalista nel 1980 – è la capacità di aver confermato ad altezza Grande Slam i progressi palesati negli ultimi due anni. Abituata a fare man bassa di tornei di medio calibro, vola in finale senza perdere un set rivelando l’insospettabile abilità di ben giocare nei momenti che contano. All’ultimo atto non manca di personalità e coraggio, e forse con un pizzico di buona sorte in più poteva far sua la Coppa dei Moschettieri.

PETKOVIC 8: gli anni delle sventure sembrano ormai alle spalle e la germanica ritrova quel tennis d’alto livello che nel 2011 le valse la nona posizione in classifica mondiale. Doi, Voegele, Mladenovic, Bertens non sono fenomeni ma bisogna batterle, con Errani gioca la partita perfetta per trovare poi in Halep l’ostacolo che le vieta la finale. Bentornata.

BOUCHARD 8: in Australia fu semifinalista e ipotizzai per lei che in futuro avrebbe fatto anche meglio. Ma la bella canadese corre veloce e quasi anticipa i tempi, altra semifinale e per poco non ci scappa la vittoria con Sharapova. A Wimbledon potrebbe esplodere compiutamente, attendo con trepidazione l’esibizione erbivora.

MUGURUZA 7,5: la sorpresa tra le sorprese di un’edizione a sorpresa. Come una folgorazione trita di prepotenza Serena Williams 6-2 6-2, prosegue senza incertezze con Schmiedlova e Parmentier ed almeno per un set e mezzo fa la voce grossa con Sharapova. Poi la russa l’aggancia e la supera alla distanza ma la spagnola, poco più che ventenne, appare sulla scena del tennis che verrà.

ERRANI 7: Saretta nostra lotta, sbuffa e corre come ci ha ben abituati negli ultimi tre anni. Ma l’effetto gambero non la risparmia, dopo la finale del 2012 e la semifinale del 2013 quest’anno si ferma ai quarti cedendo col serbatoio desolatamente vuoto a Petkovic. Si rifà parzialmente in doppio, con l’inseparabile Vinci conquista la terza finale consecutiva anche se poi all’atto decisivo cede con l’amica alla coppia Hsieh-Peng.

SUAREZ NAVARRO 7: il tennis della piccoletta è tra i più apprezzabili per varietà di colpi e sensibilità di braccio, e con la maturità acquisita sfiora la semifinale. Avrebbe potuto farcela, con Bouchard, ma proprio all’atto di concludere è mancata in potenza.

KUZNETSOVA 6,5: a sprazzi ripropone quel tennis che in carriera gli ha permesso qui di guadagnare una finale, 2006, e di vincere nel 2009. Torna quindi a recitare da protagonista come non le succedeva da tempo ed i quarti di finale sono già un bel traguardo. Come Errani cede quasi senza combattere ad Halep ed in parte oscura l’ottimo percorso perchè da lei, col talento che si ritrova, ci si attende il massimo.

MLADENOVIC, TOMLJANOVIC, SCHMIEDLOVA, TOWNSEND 6,5: ecco a voi il quartetto che sconvolge le gerarchie parigine. La sfrontatezza della francese con Li Na, la solidità della croata con Radwanska, la freschezza della slovacca con Venus Williams, la prorompente genialità dell’americana con Cornet; dopodichè il sogno si interromperà ma è bello pensare che la strada del domani è tracciata con tanto talento.

LI NA, SERENA WILLIAMS, RADWANSKA 2: peggio di così non potevano proprio andare. La cinese esce al debutto gettando alle ortiche come una principiante qualsiasi l’opportunità di bissare il successo in Australia, Serenona va in tilt con Muguruza come mai prima in carriera, Radwanska gioca come peggio non potrebbe a tabellone spalancato denunciando limiti di personalità clamorosi.

Qui cala il sipario, Parigi chiama Londra: appuntamento con l’erba di Wimbledon, due settimane appena e sarà già tempo di rivincite.

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