di Nicola Pucci
Il libro chiama, l’uomo risponde. Di recente mi è capitato di tirar giù dallo scaffale un buon amico che non tradisce mai, Jorge Amado, a parer mio – umile lettore e ancor più mediocre scribacchino – uno dei mammasantissima della letteratura sudamericana. “Santa Barbara dei fulmini” (Garzanti libri, 2002), O sumiso da Santa, è il romanzo di cui voglio raccontarvi qualcosa, sperando in conclusione di farvi cosa gradita.
Siamo in Brasile, forse a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, particolare in verità di scarsa importanza, visto che “una storia si racconta, non si spiega”. In occasione di un’esposizione presso il museo di arte sacra della città di Bahia il padre Vicario di Santo Amaro concede, controvoglia è bene dirlo, il prestito della statua di Santa Barbara, quella dei fulmini. L’oggetto di culto arriva via mare e dovrà rappresentare il fiore all’occhiello della mostra approntata dal direttore del Museo, don Massimiliano Von Gruden. Il colpo di scena attorno al quale s’intreccia la vicenda romanzata non si fa attendere che poche, già curiose pagine: all’attracco del peschereccio, il Viajante sem Porto, che dolcezza nel nome!, la santa, che già nel corso della traversata aveva dato “segnali di irrequietezza”, sparisce nel nulla assumendo sembianze umane, ma questo lo scopriremo in seguito. La misteriosa sparizione getta nello sconforto don Massimiliano, a cui altro non rimane che appellarsi per il ritrovamento all’intervento delle forze di Pubblica Sicurezza. Due ipotesi sembrano prevalere sulle altre: la Polizia Statale batte la pista della vendita delle reliquie sacre in cui sarebbe coinvolto, si mormora, padre Abelardo Galvao, a cui era stato assegnato il compito di scortare la statua nel percorso da Santo Amaro. Oppure, ed è la versione annunciata dalla Polizia Federale, il furto è opera di un’organizzazione mafiosa che ha ramificazioni in alto, molto in alto. Mentre si tenta di districare l’ingarbugliata matassa, ecco salire al proscenio lei, Santa Barbara per i cristiani, o Yansa, dea africana che rappresenta l’anima nera del popolo brasiliano: armata di fulmini, la troviamo che si aggira per le strade di Bahia seminando panico e col compito di risolvere questioni importanti. Diventano personaggi a noi familiari Dona Adalgisa, severa, fanatica, cattolica al punto da non transigere sui comportamenti libertini della giovane nipote; don Massimiliano, per il quale la mostra rappresenta il degno coronamento di una carriera volta alla diffusione della cultura; Manela, la nipote che vive la sua gioventù aldilà dei rigidi schemi imposti; padre Abelardo, sacerdote “comunista” – Amado lo presenta come “prete cocomero” – che difende i lavoranti delle fazendas ed è eternamente sospeso tra la fedeltà a Dio e i piaceri della carne a cui non osa abbandonarsi. E poi ancora Danilo, eroe del pallone che non calca più i rettangoli di gioco ma punta, faticosamente seppur legittimamente, il corpo seducente e dalle forme provocanti di Dona Adalgisa, sua moglie.
Attraverso le loro storie, esilaranti, grottesche, e con un pizzico, o forse anche qualcosa di più, di erotismo – mai volgare – Amado sviluppa i temi a lui più cari: l’indissolubile legame con la città di Bahia e la condanna verso i potenti e il mondo del giornalismo servile. Ci porta altresì a scoprire aspetti e riti della tradizione pagana afro-brasiliana che qui si coagulano con le credenze di stretta matrice cattolica. Leggendo di magia e stregoneria, di candomblé e orixà, eparrei e figlie di santo, ci sentiremo impreparati ma acquisiremo conoscenze interessanti.
Testuali parole del grande Jorge, in prefazione… “scrivendo mi sono divertito, se qualcun altro si divertirà a leggere, mi darò per soddisfatto”. Così disse, così è stato. Garantisco io.




io mi sono divertita due volte: a leggere Amado e a leggere Nicola pucci.
Beh, Giulia, i tuoi complimenti mi fanno un immenso piacere…saremo sempre ben lieti di averti tra i nostri più fedeli lettori…grazie
mentre ti leggevo ridevo….questo libro non lo conosco ma tu lo hai esposto così bene che mi sono ritrovata con le sensazioni provate nel leggere gabriela e dona flor…divertimento…i personaggi escono dal libro e ti senti invasa da tutti i colori che rappresentano la gioia la voglia di vivere….giallo rosso verde arancio viola ….leggere a colori….grazie per avermi fatto ritrovare Jorge Amado !!!
Nessun resoconto è più riuscito di quello che ti fa venire la voglia di leggerlo!