di Mariantonietta Sorrentino
Com’è un paese, un territorio visto con gli occhi di un bambino? Per rispondere a questa domanda è nato “Sarà un paese”, uscito nelle sale alla fine di novembre sotto i migliori auspici. Il film porta la firma di un giovane regista Nicola Campiotti al suo esordio.
Il progetto che sta dietro la produzione è una felice mescolanza di teatro, cinema documentario e di finzione ha avuto il sostegno dell’UNICEF per l’alto valore del messaggio proposto, ma anche dell’AGIS, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo.
Il regista, che è anche sceneggiatore, ha preso un bambino, Elia, ed ha interpretato la realtà italiana attraverso di lui. Interamente così posizionato, il film parte con una trama particolare: Elia recita a scuola e interpreta l’eroe mitologico fenicio Cadmo che s’incuriosisce al suo viaggio verso la Grecia. Là scopre che ha forse introdotto l’alfabeto. Col fratello maggiore Nicola, interpretato dallo stesso Campiotti, intraprende un viaggio lungo il Belpaese, scandito in tappe legate ai grandi temi o problematiche della Penisola.
Per entrare meglio nel film abbiamo intervistato uno degli interpreti, l’umbro Gianluca Foresi alla sua prima esperienza.
Che ha significato per lei questa partecipazione?
La partecipazione al film ha rappresentato il battesimo sul grande schermo, la prima esperienza di recitazione per il cinema, quindi adattata a un pubblico diverso rispetto a quello che abitualmente segue le mie performance. E stato comunque utile e interessante scoprire anche altre corde interpretative, sebbene interpretassi all’incirca lo stesso personaggio che porto sulle scene delle rievocazioni storiche.
Come ha incontrato il regista Campiotti?
L’ho conosciuto perché lui studiava a Siena; una volta è venuto a vedere una rievocazione storica alla quale partecipavo a Monteriggioni.
Lei chi è nel film?
Il mio ruolo è di un “giullare” che prende vita uscendo per un momento dagli affreschi de “L’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo ” del Lorenzetti all’interno del Palazzo Pubblico di Siena. È una parte che ho scritto io in versi riadattati per un pubblico cinematografico più diretti e dove oltre termini più, o meno antichi alterno anche parole della contemporaneità. In pratica spiego al protagonista come ci si dovrebbe comportare per realizzare un Buon Governo per guidare bene un paese e fare il bene delle persone.
Qual è stato il rapporto con il bambino protagonista?
Il rapporto con il bambino Elia protagonista del film è stato di immediata empatia, siamo entrati subito in sintonia anche se ci siamo conosciuti solo nel giorno delle riprese.
Dove avete girato il film?
Come dicevo nella seconda domanda, abbiamo girato a Siena all’interno del palazzo Pubblico, dalla mattina presto fino all’ora di pranzo. La scena l’abbiamo girata ormai più di due anni fa.
Quanto tempo hai impiegato per entrare nel ruolo?
Non è stato complicato entrare nel ruolo giacché il personaggio è quello che interpreto nelle principali rievocazioni storiche italiane, sono stato anche a Salerno e a Corpo di cava, è ormai la mia seconda pelle, è quasi un alter ego.
Quale la parte più complessa nel suo ruolo?
Rendere più cinematografica la mia recitazione, cercare di pensare a un pubblico che mi seguisse e non invece dover interpretare la parte per il cineoperatore o peggio solo per un freddo obiettivo.
Quali progetti hai in futuro? Altre produzioni?
Per il futuro non progetti in cantiere per quanto riguarda il cinema, ma se come in quest’occasione qualche regista vorrà utilizzarmi, mi metto volentieri a disposizione è stata un’esperienza bella, divertente e formativa. Sono sempre pronto per nuove sfide.
Il regista è al suo primo lungometraggio, cosa ha significato lavorare con un giovane?
Sì, il regista è alla sua prima esperienza di lungo metraggio, anche se qui si può parlare di film-documentario, ma abbiamo sin da subito trovato un’affinità con lui non c’è stato bisogno di dicaci molto ognuno di noi si è affidato alla propria sensibilità e professionalità il resto è venuto da se. Questo è stato anche il feeling con tutta la troupe e la produzione. Una specie di famiglia.
Quali difficoltà si son incontrate con le riprese?
Devo dire che per le riprese di difficoltà oggettive non se ne sono trovate, a parte il fatto che mi sono dovuto alzare moto presto la mattina abituato al teatro e lavorare di sera la mattina me la prendo molto comoda nell’alzarmi, ma comunque l’emozione e il piacere di fare questa cosa hanno superato anche la fatica della levataccia.
Il film parteciperà ad un concorso? Quale?
Il film ha partecipato al “Giffoni film festival” fuori concorso e spero e mi auguro che parteciperà a molti premi perché le tematiche che tratta sono molto attuali e di grande importanza per il nostro paese e per il mondo azzardo a dire. Mi è infatti piaciuta moltissimo la partecipazione nel film di uno dei più grandi economisti di fama Mondiale Serge Latouche il fautore dell’economia della decrescita. Il film intanto, patrocinato e scelto dall’ Unicef girerà le scuole di tutta Italia oltre che le sale cinematografiche indipendenti come lo è la distribuzione.
“Sarà un paese” ha tutti i numeri per entrare nella storia del lungometraggio di carattere sociale. Ha tutti gli ingredienti di un ottimo film. C’è da augurarsi che una buona distribuzione lo faccia conoscere agli italiani.


