di Claudia Boddi
Qualche giorno fa, sono apparse sulle pagine di un noto settimanale italiano alcune foto dell’ex comandante della Costa Concordia Schettino di nuovo in mare, a bordo di un motoscafo in compagnia di amici a Meta di Sorrento, in provincia di Napoli.
Le immagini lo ritraggono prima al timone del mezzo in procinto di operare alcune manovre al largo, e poi mentre si tuffa in acqua per un bagno rinfrescante. In evidente sovrappeso e allegramente chiacchierone, Franco – come lo chiamano gli amici – appena si accorge della presenza dei fotografi si cosparge il viso con una crema per rendersi meno riconoscibile, ma il tentativo, più che il risultato sperato, raggiunge quello di ridicolizzarlo alquanto.
In tutto questo non c’è niente di illegale, per carità: a Schettino sono stati revocati gli arresti domiciliari lo scorso 5 luglio e gli è stato confermato l’obbligo di dimora a Meta di Sorrento, dove, di fatto, pare vivere in un albergo e tornare a casa solo per dormire, alla luce di alcuni contrasti familiari già esistenti e ultimamente esasperatisi con la moglie Fabiola. Nulla di illegale quindi nelle gite in barca in mare aperto di Francesco Schettino o se lui guida un motoscafo in compagnia di amici avendone, come ha, i requisiti. Ma di inopportuno sì.
Inopportuno è vederlo pilotare una barca, dopo il naufragio dello scorso gennaio. Inopportuno nei confronti della sensibilità dei familiari delle vittime: non bisogna dimenticare che di una di loro, Elio Vincenzi, non è ancora stato ritrovato il corpo. È lungi da me scendere nel merito processuale e giuridico della vicenda o esprimere un’opinione sulle responsabilità della tragedia: non solo non avrei gli strumenti e le informazioni necessari per farlo ma soprattutto sposterebbe il centro da quello su cui, invece, mi vorrei soffermare.
Vedendo quelle foto mi è venuto subito da chiedermi se era possibile che il nostro paese fosse così marcatamente contrassegnato da tanto cattivo gusto. A ottobre, a Grosseto, ci saranno le prime udienze per l’incidente probatorio e da lì in poi pubblici ministeri e magistrati cercheranno di fare luce su quanto avvenuto in quella drammatica notte sulla Costa Concordia. Non dico che fino a che le Verità di Legge non emergeranno con chiarezza e verranno stabilite responsabilità e colpevoli, Schettino debba condurre una vita monastica o di clausura o che non debba eventualmente avere alcuna possibilità di reinserimento sociale e civile. Al contrario, mi domando: “Dov’è finito – se c’è mai stato – il tempo della riflessione, del dispiacere, della messa in discussione?” Dove sono finiti il ricordo delle vittime e la memoria delle loro esistenze spezzate all’improvviso, comuque vada il processo a causa di errori umani, e la solidarietà e il rispetto per i loro parenti?
Probabilmente, l’ex comandante Francesco Schettino il suo percorso interiore lo ha già compiuto o la sta compiendo, non possiamo saperlo e presuntuoso sarebbe dire il contrario. Resta comunque il fatto che le immagini pubblicate stridono fortemente con la mia concezione di senso civile, lasciandomi interdetta e con numerosi punti interrogativi. Forse, in alcuni casi, un più basso profilo gioverebbe in termini di dignità e credibilità un po’ a tutti.


