“SEI NAZIONI” AL VIA, ITALIA SUBITO K.O.

di Nicola Pucci

Non troppo tempo fa, esattamente il 12 marzo 2011, l’Italia della palla ovale sconfiggeva allo Stadio Flaminio di Roma davanti a spalti gremiti la Francia per 22-21. Un successo storico per gli azzurri che per la prima volta dal 2000, anno in cui sono entrati a far parte della ristretta cerchia delle grandi d’Europa riservata solo ai paesi di più antica tradizione rugbistica e ai cugini d’Oltralpe, sono riusciti nell’impresa di far piangere i galletti transalpini. L’edizione 2012 della kermesse del rugby che più di ogni altra accende gli entusiasmi degli appassionati si è aperta stavolta con una debacle a St.Denis dove i nostri portacolori, pur protagonisti di una discreta prestazione, nulla hanno potuto contro i vice-campioni del mondo uscendo dal rettangolo di gioco a testa alta ma perdenti col punteggio di 30-12.

Sei Nazioni – commons.wikimedia.org

Il Sei Nazioni nacque nel 1883 come Home Championship ed in principio vi prendevano parte le sole squadre britanniche, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles. La Francia è stata accolta nel 1910 ed è divenuta nel corso degli anni una temibile avversaria anche se il primo successo, seppur in condivisione, è datato 1954. Quarantaquattro anni sono stati quindi necessari ai bleus per interrompere il predominio britannico, il minimo che possiamo augurarci è che l’Italia non si veda costretta ad attendere altrettanto per brindare al primo trionfo. I tempi non sembrano ancora maturi; la squadra, guidata dal nuovo C.T. Jacques Brunel e capitanata da Sergio Parisse, è in crescita come ha dimostrato al recente mondiale in Nuova Zelanda ma il divario da colmare è ancora ampio. Potremmo fare corsa sulla Scozia che ospiteremo all’ultima giornata, stavolta all’Olimpico che da quest’anno diverrà teatro delle gare a XV, probabilmente la più abbordabile del lotto e che più volte siamo riusciti a battere, a partire dal famoso 5 febbraio 2000 quando l’Italia targata Diego Dominguez esordì nel Sei Nazioni con una clamorosa vittoria per 34-20. Le altre concorrenti sembrano al momento fuori dalla nostra portata; a Galles e Irlanda faremo visita in rapida successione mentre l’Inghilterra ultima vincitrice del Torneo, orfana del grande Jonny Wilkinson, si presenterà in Italia con la dichiarata intenzione di riscattare un Mondiale fallimentare e sarà quindi impresa difficile infrangere il tabù che ci vuole sempre sconfitti nei match con i sudditi di Sua Maestà.

La competizione si annuncia quest’anno incerta più che mai. La Francia è reduce da un Mondiale perso per un soffio in una tiratissima finale con gli All Blacks, il suo gioco non è scintillante come in passato ma parte con i favori del pronostico; il Galles è stata una piacevole sorpresa nella manifestazione in Nuova Zelanda giungendo tra le prime quattro e vorrà confermare quanto di buono messo in mostra; l’Irlanda gioca un buon rugby, sarà priva del grande Brian O’Driscoll, ma potrà contare sul tifo di tanti connazionali che la seguono anche fuori dall’isola: chi non ricorda Roma colorata dalle migliaia di bandiere col simbolo dello Shamrock, il Trifoglio, in occasione del match tra l’Italia e i figli di San Patrizio? Stuart Lancaster, che guida l’Inghilterra, presenterà invece una compagine rinnovata puntando sull’estro del fenomenale Chris Ashton, sperando che l’entusiasmo giovanile partorisca frutti importanti; la Scozia infine si giocherà con i nostri ragazzi l’ultimo posto della classifica, celebrato simpaticamente col Wooden Spoon, il “cucchiaio di legno”: peggio ancora il Whitewash, letteralmente “l’imbiancata”, che spetta alla squadra che perde tutte le partite e che l’Italia, ahimè, si è guadagnata, se così possiamo dire, ben 4 volte nell’arco di soli 12 anni!!! E’ lo scotto che si paga al noviziato, evidentemente.

Jean-Pierre Rives – memosport.fr

Prevarranno fair-play ed agonismo che sono da sempre il marchio di fabbrica di uno sport che conta milioni di appassionati ad ogni latitudine. Il rumore assordante di veri e propri templi sportivi come Twickenham a Londra e Murrayfield a Edimburgo, traboccanti entusiasmo e passione; i ricordi della mia adolescenza quando ammiravo con mio nonno le gesta dell’angelo biondo, il leggendario Jean-Pierre Rives; l’immancabile pinta di birra da gustare in qualche pub dal sapore d’Oltremanica…ecco, questi sono gli ingredienti necessari per mettersi a sedere ovunque voi siate, accendere la TV e godersi lo spettacolo. Perché il rugby, a queste dimensioni, è merce per intenditori.

3 Comments

  1. Riccardo P. 06/02/2012
  2. Marinette 06/02/2012
  3. Alex 13/02/2012

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