Ho impiegato quasi tre anni per leggere completamente la trilogia Magdeburg, del maestro Sergio “Alan D.” Altieri (edita da Corbaccio tra il 2005 e il 2007, e da TEA tra il 2007 e il 2009). I tre tomi che la costituiscono (L’eretico, La furia e Il demone), scritti con lo stesso stile, sono a innesco lento, nel senso che per apprezzare quello che si sta leggendo deve passare un numero non indifferente di pagine: il taglio cinematografico che Altieri ha imposto alla storia, i primi piani e gli scorci successivi in rapida dissolvenza, la definizione netta e secca delle scene proposte danno spesso l’impressione di una sceneggiatura, piuttosto che di un romanzo, tutto annegato in una crudezza infinita e senza speranza.
Lo scenario della trilogia è la Guerra dei Trent’Anni, svoltasi nelle terre teutoniche tra il 1618 e il 1648, e che ha visto la contrapposizione tra cristiani cattolici e luterani, in un crescendo di efferatezze e acrobazie politiche che hanno segnato il destino dell’Europa, da allora in poi. Altieri ci fa scendere nell’incubo sterminato che dev’esser stato quel periodo storico, facendoci toccare quasi con mano, attraverso i soldati di ventura, le acrobazie teologiche degli inquisitori e la fame e la miseria delle popolazioni tedesche colpite dall’infinita guerra. Ci mostra la terra impoverita dai continui combattimenti e dalle marce degli eserciti, la depravazione sfociata nell’abiezione e nella grettezza di chi riusciva a sopravvivere a quelli che oggi definiremmo guerra civile e genocidio. Le armi da sparo, all’epoca già terrificanti, contribuirono alla strage, dove la prepotenza regnava sovrana.
Questo è il quadro che Altieri ci suggerisce nella sua opera, e lo fa magistralmente, ma non per poche decine di pagine, bensì per centinaia e centinaia, arrivando a coprirne oltre duemila. In Rete esistono recensioni più tecniche della mia, che non voglio replicare; a me interessa, invece, porre l’accento sull’aspetto emozionale dell’opera, che è qualcosa di completamente avulso dal panorama letterario odierno, per cui c’è bisogno di un periodo di rodaggio per entrarci, e di un periodo di decompressione dopo la lettura di ogni tomo, per uscirne.
I volumi non si possono leggere di seguito, perché l’orrore assorbito, le nefandezze mostrate e la mancanza di speranza che ne trasuda destabilizzano: non c’è un briciolo di aspettativa di una vita migliore, nelle scene che si susseguono incessanti, e la tensione non viene mai meno, sicché vi rimarrà difficile staccarvi dalle pagine, come raramente avviene con altri romanzi; cercherete sempre di rimandare alla scena o al capitolo successivo la cesura da quegli anni orrendi, da quei personaggi crudi e dalle loro insane passioni, dalla bestialità che sembra non risparmiare nulla.
(continua)
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Sandro Battisti, scrittore e blogger, è co-fondatore dell’avanguardia letteraria del Connettivismo, insieme a Giovanni De Matteo e Marco Milani. Gestisce il sito Hyperhouse e dirige la rivista ufficiale del Connettivismo “NeXT” (Premio Italia 2011 come miglior rivista italiana non professionale di fantascienza)




Un grosso grazie al maestro Alan D. Altieri per aver ripostato questa recensione di Sandro Battisti su http://alanaltieri.forumfree.it/?t=60707604