di Claudia Boddi
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Sette brevi lezioni di fisica, libro di Carlo Rovelli: la recensione
“[…] la scienza prima di essere esperimenti, misure, matematica, deduzioni rigorose, è soprattutto visioni. […] Il pensiero scientifico si nutre della capacità di vedere le cose in maniera diversa da come le vedevamo prima”.
Fisico italiano, esperto di gravità quantistica, attualmente prestato alla Francia, dove vive e lavora, Carlo Rovelli è l’autore di “Sette brevi lezioni di fisica”, edito da Adelphi, nel 2014.
La rivoluzione scientifica del XX secolo: Einstein, scatola di luce e Quanti
Il libro di Rovelli ha avuto un grande successo di pubblico, ed espone splendidamente alcune delle principali teorie che hanno costituito la scossa rivoluzionaria del pensiero scientifico del XX secolo e che lo scuotono tuttora: a partire dalla relatività generale di Einstein, passando per la meccanica quantistica e gli interrogativi ancora aperti sull’architettura del cosmo, arrivando alle particelle elementari, fino alla gravità quantistica e alla natura del tempo e della mente che ci riguardano molto da vicino.
Un libro facilmente fruibile a tutti, “Sette brevi lezioni di fisica” permette anche ai più scettici – o agli integralisti delle discipline umanistiche – di avvicinare il pensiero scientifico, naturalmente senza padroneggiarlo al termine della lettura, ma acquisendo la consapevolezza profonda che esso sia una parte imprescindibile del nostro sapere.
Rovelli è appassionato quando racconta gli scambi di Einstein con Bohr e delle obiezioni sulla “scatola di luce”, uno dei suoi esempi più famosi, nonché quando mostra le evoluzioni dell’architettura del cosmo, facendo un excursus meraviglioso che parte ventisei secoli fa, dall’epoca della prima rivoluzione scientifica di Anassimandro, e arriva inevitabilmente fino a Copernico e oltre.
Nella seconda lezione, quella dedicata a “I Quanti”, uno dei passaggi più significativi. Una volta introdotto il concetto di probabilità, che si affaccia sul panorama della fisica, dove fino a lì sembrava tutto regolato da leggi rigide e inderogabili, e dimostrato che i salti dei quanti non avvengono in maniera prevedibile, si assume che la realtà sia solo interazione. Idea questa che mette in relazione molteplici ambiti della conoscenza e spinge a toccare universi altrimenti inaccessibili, regalando punti di vista originali e mille nuove partite ancora da giocare.
Il genio esita, il dubbio crea
Toccanti i momenti in cui Rovelli riporta l’introduzione di Einstein al lavoro sulle particelle di luce, per il quale il fisico tedesco otterrà il Premio Nobel: “Mi sembra che […]”, o l’”Io penso…” con il quale Darwin introduce nei suoi taccuini la grande idea che le specie evolvono o “l’esitazione” di cui parla Faraday quando nel suo libro introduce la rivoluzionaria visione del campo magnetico. Il genio esita. Il dubbio crea. E forse è questa la lezione più importante.
In conclusione, una nota sul capitolo che riguarda “Noi”. Anche Rovelli, alla stregua di alcuni esponenti del pensiero filosofico complesso – uno su tutti, Edgar Morin – afferma che “un individuo è un processo, complesso, ma strettamente integrato” e che noi siamo il processo formato da questa complessità, non quel poco di cui siamo coscienti. La rappresentazione complessa dell’individuo e del suo sentire se stesso non è in contraddizione con l’immagine scientifica del mondo infatti, come voleva Spinoza:
“Io sono il mio corpo e quanto avviene nel mio cervello e nel mio cuore, con la loro sterminata e per me inestricabile complessità”.
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