di Francesco Gori
Steve McQueen ci propone il suo ultimo film Shame, storia ambientata nella New York di questi tempi, nella quale il sesso è il motore principale.
Protagonista è Brandon (Michael Fassbender), un aitante 35enne che alterna la sua esistenza tra le stanze dell’ufficio, le serate con gli amici e l’ossessione per il sesso. Incapace di trattenere le sue continue pulsioni, dà sfogo al piacere in tutti i modi: seduce e ottiene il corpo di ogni donna che vuole, pratica il sesso virtuale con le chat, riempie di filmati pornografici il pc di lavoro, si masturba continuamente. Nella sua vita triste e solitaria piombia la sorella Sissy (Carey Mulligan), giovane cantante che cerca nella casa del fratello un rifiugio materiale e interiore. La ragazza appare fragile, attaccata ossessivamente all’ultimo amore ormai finito e incapace di mantenere un equilibrio emotivo, come testimoniano i segni sui polsi, dovuti a un tentato suicidio nel passato. Brandon inizialmente la accoglie ma poi ne subisce l’intromissione nella sfera privata, nella quale nasconde tutte le sue ombre (“vergogna” è infatti la traduzione letterale di Shame). Una sera escono con l’amico-capo di lui che presto finisce nel letto di Sissy e nella ragnatela del suo bisogno compulsivo di affetto. La vita dei due prosegue nella disperazione del sesso estremo di lui e nel nuovo tentato suicidio di lei. Il finale è ambiguo, e nello sguardo dell’interprete rivolto alla ragazza provocante della metropolitana si evincono due possibilità: continuare nella follia sessuale o seguire un cammino più moderato.
Un film non certo positivo, angosciante, ambientato in una metropoli americana che costringe alla continua attività per “non pensare”. E invece i due fratelli dovrebbero riflettere sui loro disturbi, aprirsi, analizzare le cause scatenanti che li accomunano per riuscire a venirne fuori. Ma non ci riescono. Rimangono invischiati nella melma: Brandon, nonostante una lacrima in occasione di una serata in cui la sorella canta, è incapace di amare e andare a fondo in una relazione, come nel caso dell’unica ragazza che sembra piacergli davvero, e riempie questo vuoto interiore di pornografia e sesso in tutte le salse; Sissy cerca conforto nel fratello, che glielo nega, negli uomini, che glielo negano, finché il suo estremo senso di solitudine la porta a tagliarsi le vene, in una scena drammatica dal colore rosso sangue.
Shame è l’ennesimo esempio cinematografico di quanto la percezione della realtà necessiti di approfondimenti che vanno oltre lo strato superficiale, e la figura di Brandon ne è un esempio: agli occhi del mondo è uomo sicuro, affascinante e integerrimo; in verità è meschino, subdolo, egoista e sesso-dipendente. A conferma della discrepanza tra la maschera che l’essere umano usa per vivere nella società e la sua vera natura, che comprende demoni e ombre.
La capacità di mostrare l’uomo in tutte le sue parti non basta in una pellicola che lascia poche speranze e che vive su continue immagini di amplessi e corpi nudi, proposte e riproposte con l’ossessività del protagonista. In questo il tentativo di accomunare le due cose è lodevole, ma i restanti minuti mancano della necessaria profondità sulle cause del disagio familiare; anche il rapporto tra fratello e sorella meritava maggiore considerazione.
Michael Fassbender è molto bravo nel ruolo e con la sua fisionomia asciutta e muscolosa si presta in pieno al personaggio freddo, così come ottima è l’interpretazione di Carey Mulligan, già nota per altri film tra i quali il recente Non lasciarmi. Le inquadrature in primo piano ma non sull’intera figura rendono bene l’idea di mancanza di armonia nei soggetti. Ottima la colonna sonora curata da Harry Escott, nella quale spiccano John Coltrane con My Favorite Things, Johann Sebastian Bach eseguito da Glenn Gould e una straordinaria New York New York in versione malinconica.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




Questo film fa capire quanto l’umana condizione porti a solitudini che trovano nel sesso un placebo
Sono d’accordo con il recensore il film mi è piaciuto ed è un vero e proprio pugno allo stomaco. Fassbender e la Mulligan sono bravissimi, ma alla fine mi ha lasciata un po’ perplessa proprio per il mancato approfondimento sulle cause del loro disagio… forse è stata una scelta voluta, ma così come è stata presentata la storia presenta un buco della narrazione.. Concordo sulla musica, colonna sonora strepitosa!
Anch’io ho apprezzato moltissimo la colonna sonora ma per quanto riguarda intreccio e trama mi aspettavo qualcosa di più: relazioni, cause e significati troppo poco approfonditi, rispetto all’angoscia che arriva allo spettatore (almeno per me è stato così!)